Concerti Magazine Venerdì 23 febbraio 2007

Con Tiziano nessuno è solo

© Linda Kaiser
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Magazine - Compare sul palco attraverso i sipari abbassati. Le luci sono fredde, bluastre. Sui teloni grandi occhi dalle lunghe ciglia sembrano guardarci. Noi lo vediamo come in un sogno. Inizia a cantare. Ovazione di ragazzine.
Questo è Tiziano Ferro. In jeans e camicia nera, con le bretelle. Il giorno prima aveva compiuto 27 anni, come ricordano gli striscioni con gli auguri. Si alza una foresta di braccia con i telefonini accesi, ondeggiano insieme, a ritmo di musica.

Lui dice che vorrebbe «sapere cosa sta pensando ognuno» di noi quella sera. Dedica Il bimbo dentro al suo pubblico. La canta seduto su una poltrona, sotto una lampada da salotto. «La soglia estrema del dolore…», sfuma nell’essere lì per ritrovarsi. «Sono stato a Genova per la prima volta a sedici anni in gita scolastica», ricorda e rinnova il suo affetto per la città. Una “farfalla di Genova”, come la definisce, gli vola addosso. È un tratto di magia in diretta, sotto i riflettori.

Tiziano Ferro sa che il suo pubblico è composto da giovani, giovanissimi e genitori. Ne approfitta per lanciare un appello: l’esortazione a donare il sangue attraverso l’AVIS, l’associazione che lui stesso sostiene. «Sono quei gesti da niente che possono cambiare il mondo».

Il concerto prosegue, più vitale che mai. Nella “paura di star bene, di scegliere e sbagliare” (E fuori è buio) si ritrovano forse tutti. Finita la canzone, sale un coro di ragazzine, che intona: “sei bellissimo”. C’è energia positiva nell’aria, si sente. Le Sere nere celano altre verità: “e più mi vorrai e meno mi vedrai. E meno mi vorrai e più sarò con te”.

Il tour prende il nome dall’ultimo album di Tiziano Ferro, Nessuno è solo, uscito nel giugno 2006 a tre anni di distanza dal successo del precedente 111. Il ragazzo di Latina nel frattempo è andato a vivere a Londra. Oggi è un giovane uomo “internazionalizzato”, che non rinnega le forti radici nel pop italiano. È bello, si muove bene, scrive i testi di tutte le sue canzoni, suona e balla. Il mix è vincente. I suoi primi produttori, Alberto Salerno e Mara Majonchi, avevano saputo vedere lontano.

Mio fratello è per «quelli che vivono un profondo attaccamento alla famiglia». Segue Ti voglio bene, che interpretano due ballerini in maschera – l’uomo in nero e la donna in bianco. È quasi una visione… “ti sono debitore di emozioni”. Tiziano dedica poi Non me lo so spiegare al suo amico Ivano Fossati, presente alla serata.

Quando torna sul palco in giacca scura per cantare E Raffaella è mia, la scena e lo stile delle immagini che scorrono sul grande schermo ci immergono negli anni ’70. Lui balla e scatena balli. Saltano tutti, all’unisono. La celebre Rosso relativo, che dà titolo al suo primo album (2001), ci riporta al colore: è quello denso e fumoso degli effetti speciali, quello che anima il gioco di chi “cercava il cacciatore e invece... era la preda dentro il bosco”.

La parte finale del concerto è splendida, ottimamente interpretata. La paura che... (“ho sperato provassi provandola io che tutto veloce nasca e veloce finisca, la lacerante distanza tra fiducia e illudersi”). Ed ero contentissimo (“ma non te l'ho mai detto che chiedevo Dio ancora ancora ancora”). Tiziano Ferro presenta la sua band, uno a uno i suoi componenti. Poi tenta di prendere commiato: “Mi mancavate”, dice, “dopo tre anni. Alla prossima!”.
Ma la prossima deve essere subito. Il pubblico urla sempre più forte: “fuori, fuori, fuori!”. Lui riappare. È in completo bianco, un angelo. Ti scatterò una foto. Xdono. Perfetto.

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