Magazine Giovedì 22 febbraio 2007

Marco Aime: un viaggiatore

Marco Aime è un viaggiatore, un uomo che percorre strade, non solo in senso fisico e geografico. Viaggia, sì, in luoghi lontani, ma viaggia anche dietro la porta di casa, per così dire, nelle cose che ci circondano. E viaggia con la penna, con la scrittura. Cammina in un labirinto di cose reali e di invenzioni, di granitiche certezze e di paure, di semplificazioni artificiose e di altrettanto artificiose complicazioni di cose semplici. Condotto dal filo di Arianna della ricerca di somiglianze, di punti in comune da cui partire, non per scoprirsi uguali, ma per scoprirsi persone, ognuna molteplice di per sé, ognuna simile a un mosaico policromo più che a una tela monocolore, e dunque simili in questa comune policromia.

Nato nel 1953 a Torino, dove tuttora risiede, Marco Aime insegna oggi antropologia culturale all’Università di Genova; egli ha anche una bella biografia da "quarta di copertina", avendo fatto, tra l’altro, l’operaio di fabbrica e il giornalista, prima di dedicarsi all’insegnamento e alla scrittura.
Come antropologo Aime vuole essere ben dentro la realtà in cui vive, quello che succede qui ed ora, vicino a noi: "Leggere il giornale e dare una lettura antropologica". E allora qual è il senso del viaggio? In un suo articolo, Marco Aime osservava che spesso si viaggia non tanto per conoscere, quanto per confermare un'immagine già fissata nella mente da altri. Chi viaggia contribuisce a costruire una memoria, ma non sempre è una memoria reale, propria, vissuta. A volte è una memoria di seconda mano. E allora la sfida è costruire la memoria partendo dal reale, dai nostri sensi. I sensi di viaggio, appunto, per usare il titolo di un suo libro.

Citando le sue parole: "Il viaggio è movimento. Non solo del corpo, anche della percezione. Il viaggio è un reinventarsi continuo dei nostri sensi davanti a paesaggi e volti nuovi". Bisogna sudare, patire il freddo, l’umidità che ti entra nelle ossa, la polvere, l’aridità, "passare attraverso il proprio corpo", non aver paura di esporlo, di esporsi. Allora il contatto diventa sensoriale, diventa vivo, diventa tuo. "La tua ombra cambia forma in viaggio, si ingobbisce su una duna, si spezzetta nel sole dietro a una grata, si frantuma sui sassi, vibra dal finestrino di un treno, si irrigidisce, lunga, nel tedio di una pianura coperta di brina. Danza su un telo mosso dal vento, si impenna contro una roccia, dando, talvolta, al tuo profilo angoli bizzarri. Vedendo la tua ombra cambiare, ti accorgi che muovendoti non rimani mai uguale".

Se il viaggio è vivo allora può tornare ad essere anche incontro. Poi può essere raccontato, e Aime lo fa da scrittore qual è. Il racconto, dice lui, può diventare viaggio, ma un racconto non è un viaggio. Eppure hai la sensazione di sentir narrare cose vive. E così il viaggio, la scrittura e l’antropologia si intrecciano nel costruire relazioni. Relazioni tra i nostri sensi e le cose, relazioni tra le persone, relazioni con il mondo. Forse è questo il segreto di Aime, il riuscire a catturare l’interesse di chi lo ascolta o lo legge: essere prima viaggiatore e scrittore; e poi (ma non certo secondariamente) un antropologo che sa insegnare agli altri il viaggio.
I Bookcrosser genovesi incontreranno Marco Aime alla Libreria del Porto Antico il 26 febbraio prossimo alle 18.00.
di Alexandra Mc Millan

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