Magazine Lunedì 19 febbraio 2007

Baci e abbracci, Claudia

La mia amica Lola ha avuto il primo figlio. Lo ha atteso con ansia per tre anni, e non arrivava, non c’era verso. Poi finalmente ecco la lieta novella. Ed è cominciata l’attesa per nove mesi. Per lei e per il Beppe, suo compagno di vita e di avventure.
Gioia, concitazione, entusiasmo di amici e parenti, preparazione all’evento e all’arrivo in casa del nuovo ospite. La sua cameretta, piena di colori, arredata con fatica, con continue intromissioni dell’intero parentado, che si sentiva in dovere di dire la sua su tutto e che ogni giorno portava oggetti da aggiungere nella stanza del nascituro.
Alla fine sembrava una specie di magazzino di quelli cinesi. Biberon, fasciatoi (ben tre!), quadretti e arnesi che sciorinano melodie, appesi alle pareti, al soffitto, dappertutto. La Lola completamente compresa nel suolo ruolo di futura madre. Io non sarò come le altre, diceva, mio figlio crescerà gioioso e non nevrotico, libero di esprimersi, con due genitori sereni. E poi è nato. Anzi nata. Una piccola meravigliosa creaturina alla quale è stato dato il nome di Elsa. E sono passati già sette mesi. Ma la Lola e il Beppe hanno capito, già dai primi giorni, che non erano tutte rose e fiori. Voglio dire, la Lola lo sapeva che la sua vita sarebbe cambiata, che le sue giornate sarebbero state diverse. Ma non aveva tenuto conto delle notti. Quelle in bianco.

Quando, alcuni giorni fa, sono venuti a trovarmi con la bava alla bocca, in preda all’ennesima crisi di sconforto, ho pensato che forse il manuale di Ron Biber poteva fare al caso loro.
Siete sull’orlo di una crisi di nervi? Avete un incredibile ammontare di ore di sonno perse sulla schiena? Vi sentite soli, scoraggiati, depressi e molto, ma molto stanchi? Ecco ciò che fa per voi. È un libro, all’apparenza innocuo, con una copertina dove un simpatico bambino sugli otto mesi o giù di lì, sorride con una faccia buffa. Ma il titolo già la dice lunga sul tono del volume.
Fai la nanna, bastardo!, di Ron Biber (Aliberti editore, 9.90 Eu, pagg. 121) - non faticherete a scoprire che si tratta di uno pseudonimo: basta invertire il nome e il cognome - è il libro che chiunque si trovi a che fare con le prime difficoltà, con le insonnie o i legittimi attacchi di fame notturni dei bebè, dovrebbe leggere.
Infatti mi rendo conto che non sia facile, la mattina seguente, andare a lavorare, sorridere al capo e ai colleghi, affrontare le menate quotidiane, il traffico, la spesa, i problemi familiari, la mamma che ti telefona per dirti che a settant’anni vuole divorziare e lasciare quel porco di vostro padre, le multe sul cruscotto della macchina, il tuo collega che ti domanda, ma scusa, ma non hai nemmeno il tempo di un aperitivo?
E tutto con solo tre ore di sonno sulle spalle. E mal dormite. E che dire di voi, neo mamme, dipendenti dal tempo atmosferico, perché se fa troppo freddo non si può uscire, altrimenti il bambino si prende la tosse, e si resta in casa tutto il giorno, magari con la tivù accesa e la De Filippi che si insinua nelle vostre case? La neo mamma, quella che per mesi sogna un’ora tutta per sé durante la quale non pensare a pappe e pannolini, una casa in ordine come era prima, invitare gli amici, leggere un libro in santa pace, andare al cinema e magari riuscire a farsi quella benedetta ceretta, andare da un parrucchiere, tornare a lavorare.

Se siete a questo punto, questo è il libro per voi. Perché in modo assolutamente ironico, caustico e talvolta anche un tantino cinico, questo esperto del mondo della puericultura, che io immagino essere un padre che ha affrontato mesi di sonno-veglia allucinanti, mette in luce una serie di problemi che riguardano la vostra vita in rapporto alla nanna del vostro erede.
Il manuale comincia affrontando il tema del tempo, e attraverso una dilettevole analisi storica, arriva alla constatazione della dura e inquietante realtà: ai tempi nostri, fatti di orari da rispettare, obiettivi da raggiungere, “…l’umanità sembra non potersi più permettere di stare sveglia la notte a causa del proprio bimbo”. Insomma, il pianto notturno di un bambino mette in crisi i nostri programmi. Esilaranti e surreali sono gli aneddoti che Biber riporta ad esempio, come la storia del tizio di Medford nell’Oregon, aspirante sales manager di un’azienda leder nella produzione di deodoranti a forma di casetta di Heidi, che stremato dal debito di sonno perde l’avanzamento di carriera e compie una strage all’interno dell’ufficio.

O quella della madre distrutta che, in una serie di deliranti ragionamenti dovuti alla stanchezza, parte con l’ansia del “se il bambino piange forse è malato” per arrivare al fatto che forse “non amiamo abbastanza il nostro bambino, perché noi non ci amiamo abbastanza” e per concludere con “sarebbe meglio se avessi sposato larry J.”. Oppure quello del collega. Episodio interessante. Sapete che il vostro collega ha avuto non uno, ma ben due bambini. Gemelli. E lo vedete rilassato e lucido. E allora gli chiedete, ma come diavolo fai? E il tizio vi guarda con aria compassionevole e vi lascia lì, in preda alla consapevolezza della vostra sfiga. Solo più tardi verrete a scoprire che il pazzoide è fresco e riposato perché sette mesi prima è stato allontanato da casa dopo che in una notte la polizia è stata chiamata per ben cinque volte, perché lui è andato fuori di testa. Ora dorme dalla sua mamma, nella sua stanza da liceale.

Insomma, Ron Biber descrive tutte le tipologie semi-pato-psicotiche dello stress da pianto notturno. Un catalogo di manie piccole e grandi, fissazioni, frustrazioni, usi e costumi della nostra vita quotidiana. E lo fa in modo spassoso. Annienta i soliti luoghi comuni, analizza i vari modi che spesso vengono suggeriti dai soliti manuali (quelli davvero falsi), come i rituali della passeggiatina, la musica, le ninne nanne, i giochi, il metodo dell’“oggetto transazionale”, e qui, amici miei, Ron Biber sottolinea la presupponenza e la pomposità con la quale certi tomi definiscono il banalissimo orsacchiotto.
Qualche suggerimento musicale? Per esempio un disco dei Pooh può essere assolutamente soporifero. Oh, oh, Piccola Katy/ oh oh ohhh…. O anche Milva che canta sulla musica di Astor Piazzola. “…Un amico argentino mi ha confidato che Piazzola lo usava per addormentare i suoi figli. E ho detto tutto…”. E che dire di Baglioni? E poi è prodigo di consigli e di metodi per tentare di addormentare il pargolo, uno più strampalato dell’altro, fino a sconfinare nel fantastico.

In modo feroce e assolutamente gustoso, il nostro amico passa al setaccio veramente tutto, in questa sua ampia riflessione. E non ha pietà. Quindi attenti alla televisione, quella italiana in particolar modo, a certi programmi politici, e a tutti i sensi di colpa nei quali verrete indotti se ascolterete le solite baggianate di amici e parenti. Ron Biber ha una certezza: il neonato è un perverso polimorfo, come dice Freud, che ci gode a non farvi dormire.

Una grande intuizione, quella del nostro autore. Perché chi ha bisogno di un manuale siete proprio voi. Prima del vostro crollo psicofisico. Finalmente qualcuno ci ha pensato. E ha capito che invece che farsi prendere dai nervi, compiere un gesto inconsulto, o scappare e fare perdere le proprie tracce per due giorni, con il solo scopo di dormire quarantotto ore di fila, è meglio sfogarsi, ritrovare un po’ di leggerezza, sghignazzare senza ritegno di certe situazioni paradossali, accettare anche i pensieri più raccapriccianti che ogni madre o padre realmente stressato possono avere.
E non vi sentirete più soli.

Se volete contattare Claudia ecco il suo indirizzo:
di Claudia Priano

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