Concerti Magazine Sabato 17 febbraio 2007

Le romatiche note del trio Wanderer

Nomen omen dicevano i latini: il nome esprime l’anima e la personalità di chi lo porta, “fino a un certo punto” penseranno tra di voi i Leone particolarmente prudenti, le Allegra troppo spesso malinconiche, le Addolorata sempre gaie e sorridenti.
Più fortunato in questo senso è chi il nome se lo è scelto. Però bisogna sceglierlo bene, perché se un Asdrubale per volontà paterna è ancora perdonabile, per libera scelta diventa un delitto gravissimo. Bravi sono stati Jean-Marc Phillips-Varjabédian, Raphaël Pidoux e Vincent Coq a chiamare il loro trio, che ascolteremo lunedì 19 febbraio, nell’ambito della stagione , con il bel nome di Wanderer. Il termine in tedesco indica il vagabondo, il viaggiatore errante, una delle figure più care al romanticismo: ricordate l’omino piccolo piccolo di fronte al paesaggio infinito di tanti quadri di K. D. Friedrich?
Un nome quindi che richiama un'epoca e una cultura (che fu, guarda caso, l’età d’oro della musica classica), riecheggia una bellissima composizione per piano di Schubert (la Wanderer Phantasie) e suggerisce una predisposizione per il cambiamento, la novità, la scoperta (che sono essenzialmente le condizioni dell’esistenza del nomade, senza di esse si potrà forse parlare di turista).

Per quali lande musicali viaggeranno – viaggio e musica: non vi sembra che queste due parole vadano insolitamente d’accordo una accanto all’altra? Aedi greci, trovatori medievali e moderni rockettari in tournée la pensano così – i nostri tre ospiti di lunedì prossimo, compagni di scorribande sin dal 1987? Appesantiti dal violino, dal violoncello e dal piano che si portano appresso, ma alleggeriti dalle note che scaturiscono da questi, si cimenteranno in una traversata transoceanica Parigi - New York, andata e ritorno, non senza scorrazzare avanti e indietro anche tra un il XIX e il XX secolo.
Il primo pezzo che ascolteremo sarà il bellissimo trio op. 3 di Ernest Chausson, che, scritto nel 1881, appartiene alla prima fase della vita artistica di questo compositore francese, e ne esprime perfettamente la raffinata capacità di intessere eleganti linee melodiche; qualche anno più tardi la musica di Chausson sarà improntata ad una drammaticità forse troppo marcata, ma i Wanderer ormai sono già in viaggio e lasciatasi alle spalle la Francia approdano al Nuovo Mondo, anno 1929: la seconda opera in programma sarà infatti Vitebsk, studio su un tema ebraico di Aaron Copland; anche in questo caso un’opera che ben rappresenta tutta la poetica musicale del compositore: l’innovazione, la ricerca delle radici popolari della musica, l’orecchio teso a cogliere ciò che sta producendo la rivoluzione del jazz. Non facciamo però in tempo a immaginare gli sviluppi di queste novità americane, che il vagabondare del nostro trio ci riporta, con un nuovo teletrasporto tra la fantascienza e la musica, sull’altra sponda dell’Atlantico, questa volta in compagnia di Camille Saint-Saens, ma soprattutto ad un panorama musicale completamente diverso; lasciamo l’innovazione immergerci in una musica dall’eleganza così raffinata e nostalgica, e dall’attaccamento così forte per le costruzioni tematiche tradizionali, che finì per essere definita, con quel poco di ottusità che ogni etichetta contiene, neoclassicismo.
Ottima quindi per la scelta del programma come quella del nome, e se aspettate un figlio chiamatelo Wanderer e non Asdrubale!


Stagione Concertistica 2006 – 2007
Lunedì 19 febbraio 2007, ore 21.00 – Teatro Carlo Felice
Wanderer Trio
Ernest Chausson (1855-1899) - Trio in sol min. op. 3
Aaron Copland (1900-1990) - Vitebsk
Camille Saint-Saens (1835-1921) - Trio in mi min. op. 92
Biglietti da € 15 € 25, giovani € 10

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