Magazine Venerdì 16 febbraio 2007

Bianciardi, uno scrittore maremmano

Nella foto in prima pagina: Luciano Bianciardi
Il fuorigioco mi sta antipatico. Non è l'ultimo libro di un attaccante che ci cade spesso, in fuorigioco, ma un'antologia di risposte dello scrittore Luciano Bianciardi ai lettori del Guerin Sportivo di Gianni Brera, nel periodo 1970 - 1971. Un libro fondamentale per conoscere da vicino l’autore de La vita agra che in questo colloquio franco e aperto da maledetto toscano si mette a nudo di fronte a una vasta platea di lettori.
Ecco una breve intervista ad Ettore Bianciardi, figlio dell’autore e curatore della raccolta per una breve intervista.

Come nasce l'idea di una raccolta dei racconti e degli interventi di Bianciardi sul Guerin Sportivo diretto dal grande Gianni Brera?
«Due sono le motivazioni: la prima e più importante è la constatazione che da una tribuna defilata, come quello di un giornale sportivo di seconda linea – usciva infatti il martedì, sopite le polemiche domenicali e trattava il calcio non tanto come narrazione di gol e di azioni, ma come metafora della vita – Bianciardi riusciva a trasmettere i suoi messaggi più profondi, la sua utopia, i suoi inviti alla rivoluzione, al cambiamento profondo della società: messaggi che non potevano transitare sul Corriere della Sera, tanto per fare un esempio, che pure gli aveva offerto una prestigiosa, ma non libera collaborazione. La seconda motivazione è il mio amore per il giornale, per Gianni Brera, per quel modo di scrivere fitto di citazioni, di rimandi, di cultura, di libertà, che mi affascinò fin da giovane: ne ero lettore accanito ed è per questo che ho iniziato dal Guerino la pubblicazione degli inediti bianciardiani».

Perché Bianciardi amava collaborare con riviste sportive, periodici di controcultura come ABC, riviste popolari, invece di scrivere soltanto su riviste letterarie considerate “alte”?
«Proprio per quanto detto prima: avrebbe sghignazzato se qualcuno gli avesse proposto di collaborare a una rivista “alta”: “mi farebbe fatica salire le scale tutte le settimane” avrebbe sicuramente risposto».

Può descriverci in poche parole il pensiero anarchico di Bianciardi?
«Un mondo dove non ci sono eserciti perché non ci sono guerre, dove non c’è polizia perché non c’è bisogno di rubare o di uccidere. Un mondo dove non c’è chi comanda perché tutti sanno quello che devono fare, un mondo dove ognuno ami chi vuole e come vuole..
“Io sono anarchico, nel senso che auspico una società basata sul consenso e non sull'autorità. Certi amici mi dicono: "ma tu vuoi la luna, allora!" E io rispondo di sì: voglio questa luna, non quella degli astronauti. Quella di Leopardi, come luna, grazie al cielo già ce l'ho».

Bianciardi ha anticipato molti mali della società contemporanea?
«Sì, tutti, per questo il libro è interessante, direi più interessante adesso di allora. Penso che Bianciardi possa essere considerato un intellettuale di riferimento dei no-global, solo che lui diceva queste cose quando tutti, compresi i comunisti, volevano la globalizzazione, perchè pensavano che solo da essa passasse la elevazione economica dei lavoratori e a dire la verità lo pensano anche i postcomunisti di oggi. Ecco perchè vorrei si leggesse Bianciardi».

Perché non è ancora uscito un Meridiano dedicato a Bianciardi - un grande della nostra letteratura - e invece ne sono stati pubblicati alcuni abbastanza prematuri di scrittori commerciali ancora viventi?
«Perché il Meridiano è un’operazione commerciale ed è giusto che sia rivolta a scrittori commerciali e Bianciardi non è scrittore commerciale, almeno nel senso economico del termine».

Sei d'accordo con il progetto Antimeridiano?
«No: è la brutta copia di un’iniziativa ottocentesca, ancora legata al gusto del libro come oggetto. E poi l’idea di un’antologia cartacea in tempi di internet a me fa un po’ sorridere, come quelli che usano la penna stilografica, sono degli inguaribili e romantici snob demodè. Oggi bisogna smaterializzare i testi, renderli leggeri e fruibili facilmente: ha notato come i giovani amino scrivere gli sms? E hai visto che il New York Times prevede di abolire l’edizione cartacea in 5 anni? E qui continuiamo a incollare (spesso male) pagine su pagine, per comporre un oggetto pesante, soprattutto dal punto di vista del prezzo».

Chi custodisce oggi il vero pensiero di Bianciardi e la sua eredità culturale?
«Nessuno. Ovvero tutti, tutti quelli che lo vogliono. Compito del lavoro culturale è di permetterlo, rimuovendo gli impedimenti di ogni tipo, oggi come nel 1957, quando Bianciardi scrisse Il lavoro culturale. Purtroppo non è cambiato quasi niente e questa è la ragione della mia scesa in campo: non so quanto riuscirò a fare, ma sarà comunque un contributo in quella direzione. Mi viene in mente la scena finale di Fahreneit 451: in un mondo dove i libri vengono bruciati, gli uomini imparano i libri a memoria e cambiano i loro nomi con quelli dei libri che portano dentro: così distribuita, così interiorizzata, così condivisa, la cultura e la civiltà non saranno mai cancellate. Io, nel mio piccolo, cerco di cominciare a farlo con Bianciardi».
di Gordiano Lupi

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