Mostre Magazine Venerdì 16 febbraio 2007

Francesco Leoni e la sua Genova

Lunedì 19 febbraio alle 18, nella sala delle grida del Palazzo della Borsa, inaugura Istantanee per una storia - Francesco Leoni e il fotogiornalismo. Curatore della mostra è Mauro Bocci. La mostra resterà aperta dal 20 febbraio al 18 aprile. Ingresso libero. Orario: tutti i giorni dalle 10 alle 18.30.

Magazine - A Francesco Leoni (1925-2000), uno dei migliori fotoreporter genovesi del XX secolo, è dedicata la mostra fotografica Istantanee per una storia. Francesco Leoni e il fotogiornalismo, a cura di Mauro Bocci, in cartellone al Palazzo della Nuova Borsa fino al 18 aprile 2007.
L’esposizione, realizzata da Banca Carige (che celebra con l’occasione i 160 anni di vita della Cassa di Risparmio genovese), dalla Fondazione Carige e dalla Camera di Commercio, con il patrocinio della regione Liguria, della Provincia e del Comune di Genova, comprende duecento foto di Leoni e del suo grande archivio, messe a disposizione dai fotografi Paola e Andrea Leoni, "figli d’arte".
La massa di materiale che forma l’archivio Leoni è di proporzioni assai ragguardevoli e "copre" oltre mezzo secolo, dalla modernizzazione avvenuta sotto il fascismo alla rivoluzione urbanistica sul waterfront dei primissimi anni Novanta del XX secolo. Vi sono poi i ritratti di tanti illustri "viaggiatori", dalle teste coronate e dagli statisti alle star del cinema, dagli scrittori ai grandi della musica, un autentico gotha della high society e dello show bizz internazionali. Da questa massa di materiale documentario si è attinto per l’allestimento.

Francesco Leoni cominciava giovanissimo, nel 1937, la sua attività, che lo avrebbe portato a diventare nel corso di oltre mezzo secolo, una delle fonti più preziose per la memoria storica di Genova. Ragazzetto di dodici anni, Leoni incontrava allora, come apprendista, un'arte della fotografia che ancora si praticava sul cavalletto, usando il magnesio per impressionare le lastre. Avrebbe accompagnato l'evoluzione del suo mezzo di espressione e di comunicazione fino al 2000, l'anno in cui mancò. Oltre che fotoreporter in proprio, Francesco Leoni è stato l'organizzatore di una "bottega" che ha avuto ruolo importante nel formare una parte non trascurabile dei fotografi genovesi di cronaca; come collezionista, ha raccolto con scrupolo e attenzione migliaia di "scatti", che altrimenti sarebbero andati perduti, per la tendenza allora diffusa nell'ambiente a buttar via dopo un certo tempo il materiale ingombrante.
Fu nella Genova dell'immediato secondo dopoguerra, che Leoni avviò la collaborazione con le testate cittadine e con discreta abilità rovesciò il rapporto tra giornalista e reporter: anziché aspettare che un servizio gli venisse ordinato dai giornalisti, impostò una sua rete di contatti e di fonti, che gli permetteva di avere di prima battuta l'informazione su un evento. In questo modo, funzionando da agenzia (formalmente creata nel 1953, con Vivenzio e Pagano), il suo studio divenne rapidamente il punto d'incontro di molti giovani che amavano la fotografia e che Leoni sguinzagliava alla ricerca di nuove fotonotizie o dell'istantanea "giusta".
Leoni "copriva" gli eventi di una ampia zona che andava da Nizza (e Cannes, con il suo Festival del Cinema) fino a Livorno. La sua idea riprendeva, in una dimensione "macroregionale", l'impostazione che Vincenzo Carrese, il creatore del fotogiornalismo in Italia, aveva dato sul piano nazionale a Publifoto fin dal 1927, da autentico precursore. Ancora negli anni Cinquanta, la nozione di un'agenzia fotogiornalistica con un sistema di relazioni proprio non era tuttavia particolarmente diffuso: erano soprattutto i grandi network internazionali, l'Associated Press e l'United Press, oltre a Carrese, a muoversi su questo piano, spesso in sinergia tra loro.

In questo senso, l’archivio di Francesco Leoni è una delle più preziose memorie di quel passato, del mestiere della notizia come lo si è praticato nei decenni centrali del XX secolo e, più, la ricostruzione della storia contemporanea di una metropoli mediterranea di grandi tradizioni storiche, tanto da essere coronata, nel 2004, capitale europea della cultura. Leoni stesso ha sempre insistito sul fatto di aver voluto conservare quello che gli altri gettavano via, ritenendo che perfino il dettaglio più aneddotico legato a un’epoca potesse, con il tempo, acquistare pregnanza di documento, tornare "attuale".
Probabilmente, agì in lui anche la delusione e il dispiacere di aver visto disperdersi il patrimonio della antiche lastre del cavalier Agosto, con il quale aveva cominciato il suo lavoro da fotografo. Che avesse visto nel giusto, non soltanto da un punto di vista storico-documentario, è attestato dall’intenso recupero delle "istantanee" (fino a postularne una peculiare "poetica") nella fase attuale delle arti figurative, nella quale la discussione sulla riproducibilità tecnica della fotografia coinvolge ormai da tempo l’informatica.

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