Magazine Giovedì 15 febbraio 2007

Un poeta in fabbrica

Sabato 17 febbraio 2007, alle 18, presso Porto Antico Libri di Palazzo Millo, la scrittrice romana ed presentano il nuovo libro di Maurizio Puppo, 'Un poeta in fabbrica. Manuale di resistenza umana al fanatismo lavorativo'

Maurizio Puppo è al secondo libro. Dopo dove, con tono lieve e ironico, pur non mancando del tipico slancio tifoideo, affrontava il tema sportivo, ora con uguale misura - se non migliore - ci parla dei ritmi della fabbrica, ossia del lavoro con il libro: Un poeta in fabbrica. Sottotitolo: 'manuale di resistenza umana al fanatismo lavorativo', edito da Fratelli Frilli Editori.
Il libro verrà presentato dalla scrittrice romana e dal professor , sabato 17 febbraio alle ore 18 nella libreria Porto Antico Libri di Palazzo Millo.

Maurizio Puppo è di una generazione che ha visto e vissuto la grande trasformazione della fabbrica, la disintegrazione del lavoro collettivo e, con l’ingresso dell’informatica nel ciclo produttivo, anche il diverso approccio ai tempi del lavoro. Racconta i personaggi che si incontrano nel mondo lavorativo a cavallo di un presente, che si intuisce in una terminologia che ha inondato con nuove e astruse parole il lavoro rendendocelo alieno: sales manager, core business, resource based, resource humaines, low budget.
Balza agli occhi, nel libro, la descrizione netta, concisa, di un mondo noto. Tutti, infatti, conoscono un Vittorio, una persona votata al lavoro, un manager che sa tutto e che è stato anche – come succede - comunista.

Se la falce e il martello rappresentavano i simboli del lavoro per antonomasia: il lavoro operaio e contadino uniti per il riscatto di classe, qui i simboli del lavoro si sono trasformati, sviliti. Sono diventati altro. In effetti il lavoro è un mito sia per il comunismo che per il capitalismo.
Qui la grande frattura: il lavoro come fine per affermare ciò che si è, oppure per altri mezzo per liberarci. In questo caso forse è un bene se si riesce a trovare una affermazione di sé, al di là di quello che si fa. Nessuno dovrebbe essere il proprio lavoro.

Insomma se il ragionier Ugo Fantozzi è diventato una maschera universale per il lavoro impiegatizio, all’interno della mega azienda, Vittorio rischia di diventare il prototipo di manager in carriera. Il Vittorio descritto, dal libro di Maurizio Puppo, è un classico: banale, prevedibile, conformista quanto basta per ritenersi ogni volta un libero pensatore; un selfmademan up-date - sempre aggiornato sulle stronzate di moda. Questo Vittorio ha un interlocutore privilegiato ed è Gustavo Mauri, un sotto-manager ambizioso.
In questo dialogo a due esce fuori il mondo del lavoro aziendale odierno. E il poeta evocato dal titolo? C’è, si chiama l’altro di Gustavo Mauri ed è quello che cammina con lo spirito letterario: è quello che scappa dalla fabbrica, esce dall’abitudine, con una penna. Questo è il poeta, e lo dice chiaro: senza la poesia non ci sarebbe un tubo e senza nessun Eliot che prende un foglio di carta per descrivere, dipingere e disegnare spiagge, montagne e tramonti che ce ne facciamo? Anche loro si intristirebbero a restare lì mute.
L’altro Gustavo Mauri è l’autore del libro – il suo alter ego - e il gustante Maurizio Puppo, laureato in Lettere, nel finale ci riserva un Glossario, utile ad interpretare i lapsus del linguaggio corrente riferiti all’azienda, e un Conversio: una riflessione arguta a ciò che c’è e ci potrebbe essere nel mondo aziendale e nei rapporti lavorativi.
di Giorgio Boratto

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