Magazine Martedì 13 febbraio 2007

Baci e abbracci, Claudia

Erano davvero parecchi anni fa. Qualcosa come quindici. Ricordo che una sera andammo in uno dei primi ristoranti cinesi di Genova, prima che ne aprissero uno in ogni quartiere. Ricordo di aver notato quel cameriere così gentile, che faceva garbati inchini, appena accennati, sempre sorridente. Un ragazzo giovane, alto e magro, che non parlava granché la nostra lingua, tranne per dire glazie, plego, buonasela signoli.
Ricordo che si affannava tra un tavolo e l’altro, ma era dotato di una piacevole grazia nel muoversi e soprattutto dava l’impressione di essere uno molto presente e concentrato, che sa sempre esattamente quello che fa e non lascia nulla al caso. Il fatto insomma è che, nonostante l’affanno e la fretta e il caldo micidiale, questo giovane cameriere aveva un tono di assoluta eleganza, non perdeva mai le staffe, rispondeva, come poteva, alle domande, anche a quelle cretine e fatte ripetutamente dagli avventori che si divertivano a sentirlo rispondere con la elle al posto della erre. Insomma, il giovane cameriere non se la prendeva, ringraziava, sorrideva e continuava il suo lavoro.

Ricordo che tornai parecchie volte in quel posto. Per tre ragioni. Una era quella che mangiare cinese mi divertiva. Era qualcosa di diverso dal solito, insomma. La seconda era che mangiare cinese costava poco, e questo era il solo ristorante che potevo permettermi. La terza era Chan. Quel giovane cameriere mi stupiva. Lo osservavo sempre con attenzione. Quasi incantata. Ammiravo la sua determinazione, ma anche la sua delicatezza. Quel suo essere inappuntabile nel suo lavoro, la serietà e l’impegno, anche nell’imparare la nostra lingua. Migliorava ogni volta e dopo qualche mese notai che parlava italiano e inglese perfettamente.
Ricordo di aver pensato, questo ragazzo non sarà per sempre un cameriere.

Infatti. Ora spesso Chan ed io ci incontriamo nel suo ristorante, quello di cui è proprietario, in via Venti Settembre al 39, dove stava il vecchio cinema Verdi, per intenderci. Ha aperto un bel locale, tutto suo, molto curato nella gestione e nella cucina e, come al solito, contenuto nei prezzi. Le finestre si affacciano sui portici di via Venti. C’è una prima sala, entrando, la migliore. Poi una più piccola a destra e un salone spazioso scendendo a sinistra. Di solito della musica cinese fa da sottofondo. I tavoli sono apparecchiati in modo delizioso, con quei tovaglioli piegati a forma di fiore, che solo nei ristoranti cinesi ho trovato. I piatti sono molti (circa 130 possibilità di scelta!) e tutti molto appetitosi. Insomma da Chan si mangia bene. I miei preferiti: la zuppa di Wan-Tan, i ravioli di gamberi al vapore, gli spaghetti di soia, le alghe, il tofu fatto con cipolla e aglio, il pollo con bambù e funghi, il maiale agro-dolce. Basta, mi fermo.
Ma vi do il numero di telefono: Ristorante Cinese Da Chan – 010 55.33.212, .
Se vi viene la voglia, andateci, lasciatevi coccolare, assaggiate tutto e non perdetevi la grappa al ginepro.

Qualche sera fa, insieme con la nostra megadirettora Guglielmi, da poco tornata dalla Cina, sono andata a cena lì. E dopo un gustosissimo pasto abbiamo terminato la serata a tavola proprio con lui, con il proprietario, che ci faceva assaggiare tutta una varietà di grappe (fantastica quella al ginepro) e liquori cinesi, tanto che poi alla fine ognuno raccontava un po’ biascicata la sua vita, e Laura ed io siamo uscite parecchio storte e Chan ci sorrideva e accennava i suoi soliti inchini, un po’ storti pure quelli, devo dire. Insomma è stata una serata ricca e divertente.

È un pezzo che sento sempre parlare di Cina. Voglio dire, dopotutto è l’argomento del momento. Su giornali e in tivù non si parla d’altro. La Cina che avanza. La Cina quella dei grattacieli. Le città della Cina dove ormai non trovi più i vecchi e tradizionali quartieri cinesi. I Cinesi che ormai stanno dappertutto. E mi viene quasi voglia di andarlo a vedere in fretta, questo grande paese, prima che si trasformi definitivamente. E infatti ora mi ritrovo, da ieri sera, a leggere un libro assai interessante che proprio Laura Guglielmi ha presentato pochi giorni fa da Feltrinelli. Si tratta di (Dario Flaccovio Editore), di Serena Brugnolo, incantevole ragazza, genovese d’origine ma ormai romana d’adozione. La storia quella di una giovane donna che intraprende un lungo viaggio in Cina, affrontando dilemmi, sofferenze, distacchi e confrontandosi con esperienze forti, che faranno vacillare il suo equilibrio. Devo dire che il libro parte benissimo e il racconto è vivace, tanto che stanotte ho fatto le ore piccole. Con l’abbondanza d’informazioni interessanti e le osservazioni intelligenti, la storia scorre veloce e, una pagina dopo l’altra, si fa più interessante. Non l’ho ancora finito. Vi saprò dire.

Se volete contattare Claudia ecco il suo indirizzo:
di Claudia Priano

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