Magazine Sabato 10 febbraio 2007

Il volo, un racconto di Enrico Carrea

Giunta era alfine l’ora di partire. Enrica e Giovanni da molto tempo stavano insieme.
Ormai avevano ben impresso nella loro mente tutti i gesti e le quotidiane abitudini ed era facile prevedere ciò che sarebbe successo, ciò che entrambi avrebbero fatto durante la giornata.
Ma ancora stanchi non erano della compagnia che si facevano reciprocamente. Avevano traversato anni e anni di vita insieme, traversie e gioie, dolori e felicità armati solo del loro amore e della loro pazienza. Si erano visti invecchiare, i loro corpi mutare e pian piano farsi più cadenti e flaccidi. Anche i sentimenti erano mutati. O, per meglio dire, era cambiato il modo in cui essi percepivano i sentimenti. Così l’amore, dalla carnalità dei primi momenti giovanili, aveva cambiato modalità di espressione. L’impellenza della carne era venuta meno lasciando il posto a un amore sempre forte ma forse più idealizzato, cui bastava una carezza, una parola dolce, una lieve coccola per sentirsi appagato.

Molto avevano sofferto insieme, Enrica e Giovanni, e molto avevano dato e ricevuto dal mondo, sempre con un sorriso bonario e ironico a fior di labbra, come a non dare troppa importanza alle cose futili del mondo, come a dire che l’essenza dell’animo umano non deve essere turbato da queste piccinerie.
L’invidia della gente li aveva appena sfiorati, che anche la persona più pettegola e maligna rimaneva senza cattiverie in bocca alla vista del loro amore perfetto.
Abitavano una casa in riva al mare su una piccola spiaggetta di sabbia contornata dagli alberi della vicina pineta e i momenti della giornata più belli e più poetici erano due. Il primo, al mattino, quando ad est il sole si levava illuminando le acque ed annunciando un nuovo giorno. Invece la sera il sole calava e pian piano cedeva il posto alla notte avanzante, e lo spettacolo delle tenebre progredenti che comunicavano il tempo del riposo era altrettanto bello come l’alba della mattina.

Quante albe, quanti tramonti avevano visto Enrica e Giovanni? Tanti da non poterli contare e il piacere si rinnovava ogni giorno sempre fresco e chiaro.
Ma ormai era tardi, ed era giunta l’ora di conoscere un altro mondo.
Così, sul far della sera, accostarono le due poltrone che usavano solitamente ponendole sulla veranda in fronte al mare, si diedero un lieve bacio sulle labbra, una carezza sugli ormai radi capelli, per l’ultima volta si guardarono negli occhi e, mano nella mano, si assopirono poco dopo.

L’angelo della Morte che giunse poco dopo il calar del sole fu molto imbarazzato a vedere quei vecchi amanti quieti nel loro sonno. Si fermò un istante ancora ad osservarli, ad osservare il vero amore che regnava su quei mortali.
Poi l’angelo si riscosse, con leggerezza e tatto svegliò prima Enrica e poi Giovanni, li prese entrambi per mano e iniziò un volo insieme a loro.
Volarono oltre il mare, oltre le stelle, oltre il nostro infinito, oltre il tutto fino a raggiungere quell’eterno amore che tutto muove e che Enrica e Giovanni avevano già conosciuto su questa terra nella sua forma finita e mortale.
di Enrico Carrea

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