Magazine Venerdì 9 febbraio 2007

Notte di passione in una marina

“Che le parole cessino di far testo” e abbia fine “l’eterna lotta fra sesso e castità”...

L’ultima volta che dormii in quella marina fu molto tempo fa… non ricordo perché vi arrivai né ciò che mi riportò più tardi verso altre rosse stagioni… ricordo però che in quello stesso momento venne insieme a me un ultimo ospite fra quei gabbiani ubriachi di vento… e che sotto le stelle, in una atmosfera leggera cenammo, affamati di luce, in molti riuniti, fino a che non venne il momento di dividersi i giacigli di quel piccolo guscio sul mare che in conclusione ospitò unicamente noi, ultimi venuti…

…l’ebbrezza di quella notte si impresse in me come una parabola sulla caduta delle frontiere dei corpi, e furono così intense la paura e il desiderio… il tremore provato ascoltando il respiro profondo e pericoloso di colui che credevo dormisse... il desiderio che attraversasse nel silenzio quei pochi metri per venirmi a donare un amore fisico irresistibilmente legato alla gioia e all’innocenza e il timore e l’esaltazione che stendesse su di me le sue mani e la sua bocca rendendo reale tutto ciò che in quella notte mi tenne sveglia come un prepotente richiamo… ”il piacere come quelle onde lunghe che scorrono, che scorticano”...

…ci offrimmo inconsapevoli occhi gonfi durante una colazione silenziosa, complice, illogica, condivisa davanti a croissant gustosi e profumati, uniti nel mio immaginario nido da un folle grido di emozioni…

…fu solo allora che mi svelò la sua notte insonne, magicamente trascorsa nel comune desiderio della comunicazione sul mare di stati d’animo inespressi... mi rivelò allora il suo dolce bruciare inatteso, il sentirlo emergere dal profondo della sua anima, l’irresistibile lotta contro se stesso e contro l’oblio, nel desiderio di vibrare dentro di me laddove anche i sensi risplendono di pura luce sgorgando in acque che senza limiti fanno nascere finalmente l’essere, reso unico dalla “nudità totale del suo dono profondo” e l’inaspettata, turbinosa, sensuale castità che non lasciò segni sul corpo…

...e fu così che ci lasciammo, ancora senza fiato, confusi nel mare, sacra ed eterna divinità che portò me, forse per un capriccio del destino, vagabonda e naufraga, chissà dove e lasciò lui a seguire il cuore delle sue vele in quell’acqua che trasforma “le tartarughe in uccelli”…

…questo fu a quel tempo …questa notte quello stesso piccolo legno mi ha accolto di nuovo, ancora per una notte nella mia pazzia di libertà… e all’alba, immersa nei sogni che allungano la vita come i segni lasciati sui corpi… non potei altro che, attonita, ritrovarmi ancora una volta ad ascoltare le onde, e i respiri di un mare da cui nacque la vita profondendo ora e per un tempo immemorabile, al culmine di una interminabile lucidità, la forza di amare e di creare senza posa “la perfetta giustizia della bellezza”…
di Claudia Sario

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