Magazine Giovedì 8 febbraio 2007

Segnali di Fumetto

Un sera un tale William Fogg si è presentato al campo di allenamento della New Team. Il mister, per testare le sue capacità, gli ha fatto fare un giro di campo. L'uomo è tornato 80 giorni dopo!


In una settimana in cui il bel paese si è svegliato – un’altra volta – e ha scoperto che odio, violenza, illegalità e morte mi piace estraniarmi dalla retorica televisiva - e non solo - e tornare al calcio vero e al modo in cui lo vivevo da ragazzino.

Correva l’anno 1986 e l’Argentina, da Maradona, vinse il suo secondo mondiale, mentre noi ragazzi del settantacinque incontravamo e ci innamoravamo del calcio nipponico in formato cartone animato.
Allora era facile pensare che la New Team, e non la Juventus, fosse la più squadra più forte di tutte e che Holly, e non Platini, fosse il campione più campione di tutti.
Holly e Benji arrivava nel pomeriggio di Italia 1, ospite del mitico Bim Bum Bam in cui erano mattatori Paolo Bonolis, Licia Colò e Uan diventando in pochissimo tempo un appuntamento imperdibile, vuoi perché piaceva, vuoi perché per conoscere l’esito di una partita bisognava attendere mesi e mesi. Altro che novanta minuti!

Il calcio di Capitan Tsubasa - questo il nome originale della serie ideata da Yoichi Takahashi – era genuino, avvincente e soprattutto infarcito di cose straordinarie. , palloni colpiti con una forza tale da diventare ovali, capaci di sfondare la rete e bucare il cemento, per non parlare dei giovani campioni capaci di volare pur di tirare, parare, passare. Chi non si è mai rotto la testa provando la mitica ? Tanti i talenti in mostra in questa lunga serie: da Oliver Hutton a Mark Lenders fino a Julian Ross – il mio preferito perché talentuoso come Baggio e Mancini, devastante come Maradona e sfortunato come Van Basten – per non parlare dei portieri paratutto contro i quali non bastava essere bravi; bisognava essere almeno straordinari. «Quando questi diventano grandi – si diceva con gli amici giocando a figu – si vincono il mondiale».

Il manga-calcio era fatto di cose semplici, tanto semplici da non sembrare neppure lo sport che abbiamo conosciuto crescendo. C’erano bambini che giocavano gli uni contro gli altri senza avere sugli spalti genitori che incitavano alla frattura della gambe degli avversari. Nessun fumogeno, nessun teppista a volto coperto, nessuna raffica di manganellate e neppure un giornalista dall’italiano solo accennato che fa della benzina sul fuoco un marchio di fabbrica; non un che arriva a giustificare la violenza, se causata da un errore arbitrale.
In attesa che il pallone, assieme a gran parte del nostro paese, torni ad essere fonte di divertimento e non zona franca per i criminali, correte in un negozio di fumetti, cercate le VHS, i DVD o i manga pubblicati dalla Star-Comics. La storia di Holly e Benji arriva fino ai giorni nostri con una storia scritta alla vigilia del Mondiale Nippo-Coreano del 2002 in cui il Giappone il mondiale lo vince davvero!
Se decidete di immergetevi nel calcio che vorremmo e che da bambini ci piaceva tanto preparatevi a tutto: anche a considerarlo uno sport e nient’altro!
di Francesco Cascione

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