Magazine Martedì 6 febbraio 2007

Cina: il futuro è adesso

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La Cina è sempre più vicina, ma non come si pensava trent'anni fa. Tra imperi economici e foreste infinite, megalopoli e villaggi dispersi, la fiducia nel presente e la lotta contro il passato, è il paese che cresce più velocemente al mondo. Le contraddizioni si sprecano, e spesso non ci curiamo di capirle. «I cinesi stanno facendo il loro futuro», così Serena Brugnolo sintetizza lo spirito che si vive nella Pechino, Shanghai o Xian di oggi.
L'autrice di Che ci faccio in Cina (Flaccovio Editore, p.272, 14 EU) sarà a Genova giovedì 8 febbraio 2007, presso la libreria Feltrinelli di via Venti Settembre, per presentare il suo libro d'esordio insieme a Laura Guglielmi e Isabella Puliafito.

Dopo aver studiato Lingua e Letteratura Cinese a Venezia, nel 1992 Serena parte per andare a vedere di persona il paese che ha studiato sui libri. A quel viaggio ne sono seguiti molti altri, nei quindici anni che hanno cambiato radicalmente la Cina facendola diventare il nuovo punto di riferimento mondiale; l'ultimo è di due mesi fa. Che ci faccio in Cina raccoglie luoghi, persone, incontri, avventure, in una forma che oscilla tra il diario di viaggio e il romanzo: «per dare più colore alle mie esperienze», dice Serena, che di mestiere fa la sceneggiatrice. Nelle sue descrizioni un misto di coinvolgimento e ironia. Il racconto parte nella giungla del Xishuangbanna, dove la nostra è in compagnia dell'ultrà Colin, gran camminatore, musone, e patito del Manchester United. Da quelle zone, dove Europa è un suono come un altro ("che è, una roba da mangiare?", le dirà un bambino), si va nelle rampantissime metropoli da oltre dieci milioni di abitanti.

Come nasce la tua passione per la Cina?
«Per caso. Non era una passione specifica, non ne sapevo nulla. All'epoca erano appena accaduti i fatti di piazza Tien’an men. La problematicità cinese era un dato di fatto. Così è nata la mia curiosità di capirci qualcosa in più».

Che idea ti sei fatta dopo tanti anni?
«La Cina è il paese dei contrasti, anche nel paesaggio. Nelle grandi città basta girare l'angolo per ritrovarsi in un altro secolo».
Come si legge nel libro, capita spesso al mattino di vedere persone anziane che eseguono forme di meditazione o di ginnastica in spazi pubblici. Accanto a ciò, aumentano le ragazzine che si fanno fare gli "occhi alla occidentale" dal chirurgo estetico come regalo di laurea.

Come si vede il mondo dalla parte della Cina?
«Si sta vivendo un momento straordinario. La popolazione è giovanissima e molto attiva. Tutti condividono il sogno di riportare la grande Cina al posto che le spetta».

Che vuol dire?
«Questo oggi è impossibile da capire. Difficilmente sarà un processo indolore. Ma per noi occidentali il dato interessante è questo: per la prima volta da tantissimo tempo sentiamo la presenza di un'alterità forte, che ci tiene testa».

Spesso si sente dire che la Cina è così protesa in avanti che sta perdendo la propria memoria. Secondo te è vero?
«C'è da dire una cosa. In Occidente ormai viviamo solo di memoria, mentre lì hanno altre priorità. Per cinquant'anni il regime comunista ha proibito qualsiasi cosa, la tradizione era vecchiume di cui liberarsi per creare l'uomo nuovo. Oggi c'è un ritorno ai valori religiosi accanto a un'esplosione di iniziativa personale».
di Daniele Miggino

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