Concerti Magazine Mercoledì 31 gennaio 2007

Fantasia al potere al Carlo Felice

Venerdì 2 febbraio 2007, ore 20.30, al Teatro Carlo Felice va in scena L'amour des trois oranges - opera in quattro atti con musica di Sergej Prokofiev. Personaggi: Le Roi (Carsten Sabrowski), Le Prince (Martial Defontaine), La princesse Clarice (Cristiane Ortel), Leandre (Alexandre Marco-Buhrmester), Truffaldin (Sergej Khomov), Pantalon (Herman Wallen), Feé Morgane (Aurelia Hajek), Smeraldine (Susanne Kreush). Direttore: Michail Jurowski. Ingresso: da da 22 a 100 Eu, giovani da 17 a 28 Eu

Magazine - "La fantasia al potere!" si gridava nelle piazze di mezzo mondo, in un lontano tempo in cui le basette erano folte e i pantaloni larghi come zampe di pachidermi.
"La fantasia al potere!" si sarebbe potuto gridare in un tempo ancora più lontano, quando il mondo era in preda alla follia della guerra e in un paese di steppe ghiacciate, romanzi interminabili e contadini oppressi si rovesciava un imperatore assoluto nella certezza di andare incontro ad un futuro luminoso (o, per meglio dire, "al sol dell’avvenire").
"La fantasia al potere!" era certo nel cuore degli uomini, vissuti in un tempo davvero remoto, quasi leggendario, in cui i pantaloni si stringevano al ginocchio, i capelli si legavano in un codino e in testa si portavano strani cappelli a tre punte, ma le teste facevano una certa fatica a rimanere sul collo. Rivoluzione, nell’animo di poeti, musicisti, filosofi, pittori e di tanta gente comune, ha sempre fatto rima con fantasia, speranza, novità, felicità. Pensate all’innocenza fanciullesca del Candido di Voltaire, alle contadine russe che gridano la grandezza del socialismo dai grandi manifesti futuristi, alla musica ironica, dissacrante, fantastica di Prokofiev.

Ecco, soffermiamoci proprio su Sergej Sergeevic Prokofiev; l’occasione ci viene offerta dalla stagione operistica del , che vede in programma per febbraio "L’amour des trois oranges" ("L’amore delle tre melarance"), opera scritta dal compositore russo nel 1921, giusto all’indomani della Rivoluzione d’Ottobre.
Un’opera paradigmatica della fiducia nel futuro rivoluzionario; tutto concorre a farne un manifesto: l’autore del testo, che è Vsevolod Mejerchol’d, regista d’avanguardia (avanguardia che vedeva mescolarsi costruttivisti, produttivisti, futuristi, suprematisti, in un continuo ribollire), il quale a sua volta riprende una commedia dell’italiano Carlo Gozzi, già polemica con i tradizionali schemi teatrali. Il tema del teatro nel teatro, sviluppato nel prologo, con la disputa tra Tragici, Comici, Lirici e Teste Vuote sulla migliore forma di rappresentazione, con la vittoria dei sopravvenuti "Originali", che annunciano la rappresentazione dell’Amore delle tre melarance.

La vicenda, di sapore davvero fiabesco, incantato e fantastico, narra di un principe che non riesce a ridere, nonostante o forse proprio a causa dei noiosi tentativi di retori e teatranti; dei complotti della fata Morgana e del primo ministro Leandro, volti a spodestare il principe; della fatidica risata del principe, che arriverà quando il comico Truffaldino, litigandosi con Morgana, la farà finire gambe all’aria (la realtà, la vita battono il teatro convenzionale e formale); della ricerca perigliosa di tre melarance da parte del principe e di Truffaldino.
Melarance che in realtà nascondono bellissime principesse, di cui due moriranno e la terza, Ninetta, sopravvivrà grazie all’intervento degli "Originali" e, come in ogni fiaba che si rispetti, sposerà il principe, non senza qualche altro intrigo di Morgana.
Infine la musica, ricca, divertente, fantasiosa che con la varietà delle sue modulazioni contribuisce a creare l’atmosfera fiabesca della storia, ma soprattutto a cancellare i polverosi schemi musicali del passato.
Poi la fantasia scomparirà e rimarrà solo il potere; la poesia, l’arte, il teatro lasceranno il posto alle ghigliottina, ai gulag, alle P38, e la musica di Prokofiev verrà tacciata di formalismo, considerata dannosa, addirittura pericolosa…ma questa è un’altra storia.

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