Magazine Martedì 30 gennaio 2007

Baci e abbracci, Claudia

Amici, oggi vorrei usare questo spazio per salutare e ricordare una persona che ci ha lasciati. Un uomo a cui noi tutti siamo affezionati. Anche quelli che non lo conoscono bene, scommetto che hanno in casa qualche riproduzione di qualche sua opera o disegno.

Caro Lele,
oggi ero triste perché sono stata al Suo funerale. C’era tanta gente, tutti gli amici che le vogliono bene e che non la dimenticheranno. Mai. C’era tutto il Teatro della Tosse, che molto le deve, con i suoi amici Tonino e Maria e Bruno Cereseto e Paola e Pietro e altri e tutti non li posso citare. Ma c’erano anche tutti gli altri teatri genovesi, e poi ancora gli amici, i suoi allievi, quelli che le devono molto e insomma tanta, tanta gente per renderle omaggio. E poi c’ero io, che ora sono qui e vorrei tanto scrivere qualcosa in suo ricordo, fissare alcuni momenti che ho nella memoria, continuando a darle del Lei, come ho sempre fatto da quando ci siamo conosciuti. Quella volta, per esempio, ormai parecchi anni fa, in cui avevo cominciato a lavorare al Teatro della Tosse.

Giravo per gli uffici con molti fogli e faldoni in mano, non ricordo bene che diavolo stessi facendo, ma ricordo che avevo le mani impegnate, camminavo vacillando con il rischio che mi cadesse tutto. Per caso sono passata davanti alla stanza di Tonino Conte. Lei stava seduto lì, ascoltandolo parlare. Lei, ricordo bene, annuiva facendo sì con la testa. Stavate lavorando ad uno spettacolo. Attraverso il vetro Tonino si era accorto della mia presenza, perché mi ero bloccata lì, in qualche modo a spiarvi, e allora si era alzato e mi aveva detto, vieni Claudia, che ti presento Lele Luzzati.
Ero entrata, permesso, avevo detto, un po’ titubante e imbarazzata, come lo sarebbe stata qualsiasi intrusa. Ed io quello ero. Avevo appoggiato tutta la mia mercanzia sulla scrivania e mi ero voltata verso la sua poltrona. Le avevo teso la mano, felice per quell’incontro inaspettato ma molto atteso. Le avevo detto, piacere di conoscerla Maestro. E lei me l’aveva stretta e mi aveva detto, Claudia, non mi chiami maestro. Mi chiami Lele, come mi chiamano tutti. E poi mi aveva sorriso, con quella sua espressione furba da eterno ragazzo.

Quello era stato il primo nostro incontro. E poi ce ne furono molti altri. E molte telefonate, a tutte le ore, per le solite cose urgenti che in teatro, si sa, non possono aspettare. Pronto Lele? Scusi l’ora, allora possiamo fissare la data? Aspettano una conferma. Pronto Lele, è arrivato un invito per lei e Tonino e Maria De Barbieri, cosa devo rispondere? Pronto Lele, il materiale è pronto, glielo faccio mandare da Maurizio, così lo vede. Pronto Lele, ci sono delle cose da firmare. Pronto Lele, le passo Maria che la sta cercando.

Mi ricordo di una volta in particolare. Stavamo organizzando un evento. C’era bisogno di una sua consulenza o di una risposta. In fretta, come al solito.
- Pronto Lele, mi scusi l’ora.
- Non fa niente.
- È l’una. Stava mangiando.
- Io sto mangiando. Ma lei sta lavorando. Quindi mi dica pure Claudia.

E poi ancora quel giorno in cui ricevetti quel bellissimo regalo che mi aveva fatto avere in una circostanza per me molto speciale e importante. Con la sua bella dedica. Un dono prezioso che conserverò per la vita. Pieno dei suoi colori. Della sua anima. E ancora in quell’occasione le avevo telefonato.
- Buongiorno Lele, come sta?
- Da vecchi.
- Volevo ringraziarla.
- Sono io che la ringrazio, per questa telefonata.

E ogni volta che la incontravo lei dispensava quei suoi sorrisi e quei suoi saluti attenti.
Questo io ricordo di lei. La sua gentilezza. La sua grazia. E la sua pacatezza. Quella sua voce sottile e calma. Lei non amava molto la mondanità. O farsi notare troppo. E anche questo modo suo di andarsene, di lasciarci, così in punta di piedi, senza clamore alcuno. Mi ha molto colpito.

Qualche giornale ha scritto che la sua morte è arrivata “improvvisa e assurda”. In parte è vero. La morte non ci coglie mai preparati. Perché è difficile accettarla e accettare l’idea di non vedere più una persona a cui si vuole bene. È difficile trovare un senso. Ma, che strano, è arrivata proprio il giorno prima delle celebrazioni di una giornata così tanto importante per lei e per molte persone a lei vicine. Parlo della , in ricordo della Shoa. Forse in questo si può trovare un senso. E nonostante Lei non fosse lì, presente, (chissà?) la notizia della sua scomparsa ha mosso tanta gente e giovani e vecchi e di tutte le età, perché oltre a ricordare una data tanto importante, tutti volevano in qualche modo commemorare Lele, il generoso artista che ci ha trascinati nel suo mondo un po’ sognante e molto colorato.

Tanti hanno detto belle parole per ricordarla, e qualcuno, mi pare fosse il presidente Repetto, o forse il sindaco, non ricordo, ha detto che verrà istituita una giornata di convegni e incontri per ricordare Lele Luzzati. A me una giornata sembra poco. Io spero che organizzeranno una bella mostra, un festival, molte giornate e molti convegni. Per ringraziare davvero un artista, uno dei più grandi e riconosciuti al mondo, che ha tanto contribuito a rendere nota questa nostra città che fa sempre un po’ fatica ad emergere culturalmente.
E anche per dire ancora una volta grazie ad un uomo gentile.
Grazie, Lele.

Se volete contattare Claudia ecco il suo indirizzo:
di Claudia Priano

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