Concerti Magazine Lunedì 29 gennaio 2007

Ho dodici anni, vado a vedere la PFM

© Stephanie Sollow
Venerdì 26 gennaio 2007, Savona: ho visto ancora una volta la P.F.M.
Sarebbe d’obbligo per me fare il solito resoconto, ma è stata un’occasione speciale perché per la prima volta ho portato mia figlia, dodicenne, ad un concerto.
Il resto della famiglia non ci ha seguiti, ma occorre arrivare per gradi alle grandi conquiste.
Per una serie di eventi concatenati io ero seduto nella fila O mentre lei era in prima fila con una sua compagna di scuola.
A 12 anni in prima fila, e ad un concerto rock. A me non sono mai successe queste cose!

Per tutta la durata del concerto mi sono diviso tra la musica, la visione delle immagini proiettate ed il cercare di immaginare che cosa potesse passare nella testa di Elisa.
Saprà apprezzare? Mi maledirà? Avrà sonno?
E non essendo lei vicina non avevo il termometro della situazione, ed i miei sforzi di cogliere da lontano qualche movimento della testa, qualche applauso sono risultati vani. Per tranquillizzarmi e mettermi a posto con la coscienza mi sono detto che se non avesse apprezzato completamente l’evento, l’esperienza sarebbe risultata comunque indimenticabile e la PFM a Savona sarebbe stato il primo - e spero non l’ultimo - concerto con papà.
Il giorno dopo le ho chiesto di descrivermi la sua serata e lei, che ama scrivere come me, mi ha buttato giù le seguenti righe, che per me hanno molto valore.

"Ieri, 26 gennaio 2006, ho visto il mio primo concerto.
Ero emozionata all’idea, anche se non lo davo molto a vedere, e così, durante il tragitto casa-teatro Chiabrera, ho dovuto rassicurare mio padre che mi riempiva di domande del tipo: «ma sei proprio sicura di voler venire?» o «sei davvero contenta o lo fai solo per me?».
Ma perché mio padre avrebbe dovuto farmi domande di questo tipo?
Beh, non stavamo andando a sentire un concerto dei Finley (o Findus, come li chiama lui), cioè uno dei miei gruppi preferiti, che riempie la mia quotidianità.
Al contario, ci stavamo avvicinando alla P.F.M., che io francamente conoscevo solo di nome, per averlo sentito in casa.
Nella mia testa però non c’erano tutti questi timori, anche perché sono sempre stata abituata a sentire qualsiasi tipo di musica, compresa quella classica, a cui mi sono avvicinata dall’inizio delle medie.
E poi il primo concerto è sempre il primo concerto.

Fuori dal teatro avevo appuntamento con Giulia, la mia compagna di classe, con padre al seguito. Alle 20.30 tutti dentro. Io e papà avevamo due posti in fondo al teatro e Giulia due in prima fila e così, via allo scambio di posti ed io e Giulia ci troviamo praticamente sul palco. I due papà quasi fuori dal teatro.
Mi sentivo spaesata e, dopo essermi seduta e liberata di giacca e sciarpa, ho incominciato a guardarmi attorno, felice di constatare che qualche fila più indietro c’era la prof. di ginnastica. Almeno una volta sullo stesso piano!
Ma ecco che le luci si spengono,il sipario si apre e la musica incomincia. Ciò che ho provato è davvero difficile da descrivere. Mi sono sentita ancora più spaesata, quasi paralizzata per la tensione. Le gambe vibravano con il pavimento ed i miei occhi erano spalancati, intenti a cercare di captare il movimento, troppo veloce per me, delle dita del chitarrista. Ed ecco lo spettacolo.

Hanno proposto il loro nuovo lavoro, Stati di Immaginazione, accompagnato dalla proiezione di video a tema. Alcuni mi hanno divertita, altri sorpresa, anche se non tutto mi è risultato comprensibile. Ogni volta che Franz Di Cioccio annunciava una canzone, le persone attorno a me urlavano e battevano i piedi e questo è un aspetto che mi ha molto divertito. Una volta vinta la timidezza, anche io e Giulia abbiamo partecipato ai cori di “ohhhh” che si innalzavano, e quando all’ultimo quel batterista, che inizialmente sembrava un po’ pazzo - quello che mio padre definisce “animale da palcoscenico” - ci ha proposto di liberarci dallo stress settimanale suggerendoci di urlare, battere i piedi, senza pensare…
Beh, ormai ero completamente “integrata”.

Alle 23.30 il concerto è finito, e guardandomi attorno un’ultima volta, mentre il teatro si svuotava, ho realizzato che avevo condiviso per due ore e mezza uno spazio ed un evento con una generazione molto lontana da me, ma che come me riesce ad emozionarsi davanti ad una canzone, seppur diversa dai miei Finley.
Papà dice sempre che la musica è solo di due categorie: quella che ti fa stare bene, che ti dà emozioni con poche note, e quella che al contrario non ti lascia niente, anche se tecnicamente perfetta, ed è un concetto che capisco perfettamente.
Tornando a casa a piedi papà mi ha fatto mille domande, alla ricerca di qualcosa di inaspettato. Non so se è rimasto soddisfatto delle mie parole, ma io sono stata sincera, come sempre.

Lui ha condotto il discorso dove voleva e, aggirando l'argomento musicale, mi ha portata a riflettere sulle doti di comunicatore di Franz (ma quanta confidenza!), un musicista capace di coinvolgere il pubblico sino ad obbligarlo ad un Ceeeeee… leeeeee… brescionnnnnn. Come dargli torto.
Anche io, seppur piccola, riesco a capire questi aspetti. Ma sicuramente anche i Findus sono così! Una volta a letto, ancora frastornata, mi è venuto spontaneo pensare: chissà se tra qualche anno qualche ragazzo penserà la stessa cosa della mia musica, considerandomi di una generazione passata".
Elisa, la ruota gira inesorabile, ma i ricordi restano per sempre.

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