Concerti Magazine Mercoledì 24 gennaio 2007

Luvi De Andrè: non sono innocente

© Enea Pieraccini

Magazine - E sì, c’era in me un tantino d’emozione a rivederla cantare – nello showcase alla Fnac di Genova, martedì 23 gennaio 2007 - a distanza di oltre nove anni dall’unica volta in cui mi era capitato di ascoltarla.
Ma quella sera del 10 dicembre 1997, sul palco del Carlo Felice, Luvi De Andrè era una “ragazzina” fra le tre coriste del Tour di Anime Salve, accanto a papà Fabrizio che, naturalmente, occupava tutta intera la scena.

Qualcuno potrà rintracciarvi un pizzico di ciò che, a volte ed in maniera affrettata, si suole definire "retorica", una parolina che troppo spesso fa piazza pulita del sentimento e sa (falsamente) d’"impegno", ma non è affatto così.
Oggi Luvi è una bella giovane donna, bionda e slanciata che, giunta sulla soglia dei trent’anni, sta cercando la propria strada.
E, facendo forse violenza a sé stessa, si è incamminata su quella musicale che, oggigiorno, indipendentemente dal cognome che si porta, non si può negare che sia tutta in salita.

Oggi lei, al centro della scena, ha un'aria abbastanza timida, ma anche determinata. Il suo sorriso che, ogni tanto, “rompe” la concentrazione con cui affronta il canto, è dolce e sinceramente aperto.
La scelta della scaletta cade su cinque brani della sua prima e fino ad oggi unica prova discografica: Io non sono innocente, di recente pubblicazione.

Un titolo in cui leggere un programma?
Facendo un gioco e provando a metterne alcuni in ordine si potrebbe trovare una sorta di senso compiuto, ad esempio, Giocando in equilibrio, Lentamente, Oggi domani (peraltro il potenziale hit di una giovane canzone italiana capace di ergersi al di sopra dalle brutture che ingombrano gli ipod in maniera indifferenziata), Io non sono innocente.

Chi pensava di scoprire riferimenti, paterni e/o materni (non dimenticando Dori Ghezzi), resterà – e francamente mi pare giusto – deluso.
Anzi, se è proprio necessario rintracciare l’atmosfera in cui le canzoni trovano linfa vitale, è opportuno cercare in ambito fossatiano (e vedremo poi che non è per nulla casuale) o addirittura, per andare più lontano, in certo cantautorato femminile americano o, comunque, anglosassone.
Specie nel modo di affrontare i brani in cui alterna grinta da rocker con momenti maggiormente riflessivi. Certo, una grossissima mano gliela sta dando un gruppo d’accompagnamento davvero extra–lusso, in pratica parte di quello che tra un mese fornirà i suoni ad Ivano Fossati sul palco del Carlo Felice.

Ossia Claudio Fossati, figlio di Ivano nonché, pare, fidanzato di Luvi (belli questi incroci all’interno delle famiglie della miglior tradizione della canzone d’autore ligure), un “metronomo” che sa, tuttavia, donare alle percussioni la levità ed i colori mediterranei delle colline di Leivi; poi c'è Fabrizio Barale, chitarrista inventivo e brillante, di matrice decisamente rock, frutto dell’attività, ormai quasi ventennale con un grande banda italiana, gli Yo Yo Mundi; Piero Cantarelli, preciso e originale sia alle tastiere sia nella veste di raffinato produttore.
Oggi domani o forse mai, ma il destino Luvi se lo vuole scegliere da sola.
E, a parer mio, fa bene.
In bocca al lupo e... a Genova troverai sempre degli amici.

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