Magazine Martedì 23 gennaio 2007

Baci e abbracci, Claudia

Ciao amici belli, ecco che vi tocca, ogni tanto, il mio solito casco, un po’ a modo mio, su qualche ultimo film che ho visto. E che ovviamente mi è piaciuto. Questa volta si tratta di due. Ecco, così avete capito cosa ho fatto nel weekend, sempre che ve ne possa importare qualcosa. Ho cominciato sabato sera all’Ariston con L’Arte del sogno di Michel Gondry. La gente che usciva dalla sala si divideva in due categorie. Quelli del, oddio mi è piaciuto così tanto!, e quelli del, però che palle tutta quella parte onirica, non mi è piaciuto mica tanto.

Io ero dei primi, ma capisco perfettamente che non possa conquistare tutti. Insomma, va a carattere. Per identificarsi un po’ ed entrare nella storia forse bisogna essere un po’ sciroccati, come dice una mia amica. E fino a lì, ci siamo. Però va detto che Gondry riesce comunque e sempre ad essere originale e delicato, leggero e intelligente. Lui è lo stesso regista di , del 2004 e di un altro paio di film che, accidenti, non ho visto: Humane Nature e Dave Chappelle’s Block Party. Qualcuno li ha visti?
Insomma questo regista eclettico e di appena quarant’anni ha fatto già un po’ di cose, tra cui videoclip per Bjork, Rolling Stones, Lenny Kravitz e via dicendo.

Questa è la storia di un ragazzo (gran bel pezzo di ragazzo questo attore Gael Garcia Bernal, che avevo già visto recentemente in Babel, nella parte di un tizio alla guida di una macchina che si mette nei guai con la polizia e anche ne I diari della motocicletta) che torna dal Messico e arriva a Parigi, dove sua madre ha promesso di avergli procurato un lavoro molto creativo. Ma ahimè rimane assai deluso quando scopre che il lavoro in questione è tutt’altro che interessante per lui, anzi è di una noia mortale. E allora il ragazzo, che tra l’altro ha sempre avuto qualche difficoltà a rimanere ancorato alla realtà, (come lo capisco…) si rifugia in un mondo onirico molto fantasioso e accattivante dove succede di tutto. E a questo punto Gondry scatena la sua immaginazione e il suo ingegno anche nell’animazione perfetta e godibile che percorre tutto il film. Va detto che la vicenda è soprattutto una storia d’amore, tra il giovane squinternato e la sua ritrosa vicina, la brava attrice Charlotte Gainsbourg, figlia di tanto padre e di tanta madre.
E poi due parole sui personaggi di contorno. Sono assolutamente esilaranti e buffi. E tanto matti quanto veri. Insomma, un film spassoso, delizioso e lieve.

Poi domenica non ho resistito e sono andata a vedere la sua commedia. Tanto per cominciare mi sono chiesta. Possibile che abbia fatto proprio, ma proprio per davvero una commedia? Lui. Lars Von Trier. No, perché pensando ai vari film che ho visto, non tutti, ma buona parte, non ricordo di essermi fatta delle risate. Parlo di , per esempio, o di Le onde del destino, oppure del bellissimo Dancer in the dark, e via dicendo. E allora ero proprio curiosa. E in effetti anche questo è un bel viaggio attraverso l’umana cattiveria. Unica sua idea ricorrente è quella che gli esseri umani siano proprio una brutta cosa. Senza speranza. E questo mi tiene un po’ distante da lui. Il film è indubbiamente originale, ben interpretato e la storia è attraente.

Quella di un attore che viene reclutato per impersonare il grande invisibile capo, mai visto da nessuno, di un’azienda danese che deve essere messa in vendita a un tipaccio islandese piuttosto nervoso e alquanto sgarbato. Tutta la commedia si svolge in modo spassoso, sul tema della manipolazione, a parte che il regista, prendendoci un po’ in giro, perché in fondo il grande capo è lui, si cita spesso durante il film con frasi sul dogma e via dicendo.
Altra cosa da aggiungere è che Lars Von Trier se ne inventa una dopo l’altra, e l’ultima è l’automavision, una tecnica inedita di ripresa per cui la macchina da presa è fissa su un muro e viene mossa solo da un computer.
Insomma il grande regista sforna idee innovative e capolavori e ne è ben consapevole.
L’ultima frase del film, se ricordo bene è la voce narrante che alla fine dice qualcosa del genere: a quelli che non hanno avuto ciò che si aspettavano, se ne possono andare. Quelli che hanno avuto ciò che volevano, se lo sono meritato.
Però, se la tira un po’ il maestro. Per i miei gusti addirittura troppo.

Se volete contattare Claudia ecco il suo indirizzo:
di Claudia Priano

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