Concerti Magazine Venerdì 19 gennaio 2007

È nata l'Orchestra di piazza Caricamento

Adberrazak, Rahid, Seiko, Kasun, Olmo: tutti lì che aspettano il proprio turno. L'atmosfera è rilassata ma nei loro volti un pochino di tensione si vede. Per molti questa è la prima vera audizione.
Stiamo parlando del primo atto di formazione dell'Orchestra di piazza Caricamento, versione genovese dell' che, nata a Roma quattro anni fa, è ormai diventata un fenomeno nazionale.
«Sarà una banda etno-punk», dice Davide Ferrari di , futuro direttore del gruppo. È punk, perché vuole far emergere una subcultura musicale non professionista molto estesa in città; ed è multietnica dalle fondamenta. Basta guardare questi giovani, che vengono da Giappone, Marocco, Messico, Argentina, Sri Lanka. Il progetto prende il nome da una delle aree più multietniche della città.

Fortemente voluta dall'associazione che organizza il e dal Comune di Genova, l'Orchestra di piazza Caricamento è già una realtà. Se ne è parlato molto e ci sono addirittura la prime date: «il primo concerto avrà luogo in occasione delle manifestazioni per il 25 aprile - dice Ferrari - probabilmente in piazza Matteotti o a Caricamento». Non solo, quelli di piazza Vittorio si sono già fatti vivi e pare che vogliano collaborare. Anche il Teatro dell'Archivolto di Genova ha fatto sapere che ospiterà volentieri la banda. E la prossima estate si gioca in casa con il Festival del Mediterraneo, palcoscenico ideale.
Si deve solo partire.

Il passaparola ha riunito a Palazzo Ducale gli aspiranti musicisti. Come Adberrazak, ventiduene marocchino, che dopo un passaggio a Ingegneria è andato a studiare Comunicazione Interculturale presso la Facoltà di Scienze della Formazione. Arriva con la sua derbuka (un tamburo a calice): «suono per strada e ogni tanto con qualche banda. Questo progetto mi è piaciuto subito, speriamo riesca a cambiare l'immagine che tanti hanno degli stranieri». Suona i ritmi della sua terra d'origine, ma indossa una felpa tutta nera dei Metallica: «sono il mio gruppo preferito», dice.
Prima era venuto il turno di Seiko, giapponese di 29 anni, laureata all'Università della Musica in canto lirico e venuta in Italia: «perché l'Opera italiana è il massimo», dice. Spera tanto di trovare posto, anche se non sa bene cosa potrebbe fare una cantante lirica in un'orchestra di strada: «ma l'importante è cantare!».

Kasun è arrivato dallo Sri Lanka sette anni fa con la sua famiglia. Ha studiato all'istituto alberghiero e ora, che di anni ne ha venti, lavora come cuoco a Busalla. Suona le percussioni: «ho un gruppo che fa la musica tradizionale del mio paese - dice - la scorsa settimana abbiamo suonato a un matrimonio».
Poi c'è Olmo, con il papà messicano, un tamburo in mano e la parlantina sciolta: «Quattro anni fa non sapevo nulla di musica, poi ho iniziato un percorso di conoscenza attraverso i generi afro-cubani e latini. Vi farò ascoltare un canto cubano di buon augurio. Speriamo che questo sia un lungo cammino». Con lui è arrivato anche Facundo, 21 anni, argentino, che non sapeva se provare l'audizione o meno, e poi si è ritrovato a suonare.
Rahid, marocchino, è tastierista e percussionista: «suono il repertorio di tutto il mondo arabo, all'occorrenza canto, ma non da professionista».
Alla domanda "vorresti fare il musicista nella vita?", la risposta unanime è: magari! Alla domanda "ti piacciono i canti tradizionali del tuo paese?" rispondono di sì, ma alcuni preferiscono l'hard rock, Tracy Chapman e Mark Knopfler.

L'idea di Davide Ferrari è formare una banda in grado di suonare sul palco ma anche per strada: «una quindicina di elementi con strumenti che vanno dai fiati ai violini e alle percussioni». I ragazzi avranno la possibilità di provare al Ducale, studiare con i maestri che Echo Art invita al Castello D'Albertis, confrontarsi, scambiarsi conoscenze musicali.
Prossimo appuntamento: 25 aprile, o giù di lì. Allora vedremo all'opera l'Orchestra di piazza Caricamento.

Per info
www.echoart.org

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