Concerti Magazine Giovedì 18 gennaio 2007

Bobby Soul sbanca l'Indie Music Like

La vita comincia a quarant’anni. O forse sarebbe meglio dire “continua”. O forse tutt’e due, boh. Ce lo potrebbe spiegare Alberto De Benedetti, aka , nome storico della scena musicale genovese (io: «cavolo, venivo ai tuoi primi concertini, quindici anni fa»; lui: «vuoi proprio farmi sentire vecchio?»), che dopo aver prestato la sua voce a quasi tutti i progetti più importanti degli ultimi lustri (io: «dai, mi ricordo della Genova Indians Posse, era il ‘92», lui: «ma la smetti?») ha pronto in saccoccia il proprio album solista. Il primo, da solo.

«”Da solo” fra virgolette. Draghi rossi e buchi neri è quasi una compilation: sono brani realizzati negli ultimi due anni, e la maggior parte sono collaborazioni». 18 tracce, con una cover di Battisti-Mogol (Un uomo che ti ama), due pezzi di Bob Quadrelli (Love is a mess e Dammi un brivido) ed uno del cuneese Leo Martina (Mai dirò). Prodotto dall’etichetta torinese Mo-Beat di Josh Sanfelici (Fratelli di Soledad, Mau Mau, Roy Paci) e Suriak, dovrebbe vedere la luce a metà marzo.

L’abbiamo ascoltato in anteprima è c’è davvero tanta carne al fuoco. Riassumendo, è una bella bomba funk. Con pezzacci groove tutto basso e chitarra ritmica (Maschio # 1, Sono io il cattivo), altri più soul dal sapore sensasciou (Sull’onda buona, Dammi un brivido), altri ancora elettronici (Hei deejay, I giorni di festa hanno sempre le ruote), ma non mancano i momenti più intimi, fra cui la commovente Love is a mess cantata da («un regalo che mi ha fatto, non potevo non metterlo»).
Come sempre, arrangiamenti raffinati e melodie che ti entrano nell’orecchio. E, inaspettatamente, la bella voce di Alberto che non gioca da protagonista. «Ma a me non piace tanto, invece», si schermisce lui. Ci sono i tipici giochi vocali “marca Bobby Soul” «un po’ è la tradizione funk, prendi Sly & The Family Stone. Un po’ è il mio passato con Voci Atroci e Sensasciou. In effetti amo usare la voce con diversi timbri, mi piace esplorarne le capacità. Forse sono un po’ schizofrenico», scherza.
Oggi d’altronde non esiste più l’”ascoltatore puro”. «Ormai la musica è un grande magma, che si sente per frammenti: mp3, myspace, youtube». Da questo punto di vista il fatto di aver confezionato un album eterogeneo può essere un vantaggio. «Non so. Ci sono artisti che usano gli stessi suoni per un intero disco, e probabilmente premia di più commercialmente. Sono scelte. Tieni anche conto che quest’album sono riuscito a farlo nei ritagli di tempo».

Cresciuto a pane, soul e funk, Bobby ha vissuto quello straordinario momento che ha visto fiorire l’ , un periodo fertilissimo e non più ripetuto: «lì ho conosciuto Quadrelli, e Vittorio Dellacasa [, ndr]».
Dopo di voi il niente. «Bè, no, dài. Sono usciti i , e forse anche meglio di noi. E stanno facendo un gran lavoro con la . Poi secondo me hanno fatto una scelta coraggiosissima : li ho sentiti e li ho trovati davvero convincenti». Comunque, Meganoidi a parte, il problema c’è. «Un po’ sono le istituzioni, che non fanno nulla. Un po’ è un fatto anche demografico. Però è vero, c’è in effetti un po’ di riflusso».

Oltre al disco ci sono all’orizzonte altri progetti. Come un network funk con Soul-boy (Isola Posse): si comincia con una serata che riunirà tutti quelli che bazzicano il genere in Italia, con Blindosbarra e Ridillo, e vari dj. «E poi ripeteremo l’esperienza in giro per l’Italia, un modo per raccogliere le energie». Primo appuntamento al Milk il 2 marzo e poi al Link di Bologna il 30/4.

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Oggi al cinema

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