Magazine Martedì 16 gennaio 2007

Baci e abbracci, Claudia

Sabato sera. Settimana pesante. Siete stanchi. Avete mal di testa e non siete di ottimo umore. Avete dormito poco e magari anche male. Avete avuto un mare di cose che vi giravano per la testa. E ora avete voglia di una pausa. Di una serata di assoluto riposo per ricaricarvi le pile. Avete presente uno di quei sabati sera che ve ne stareste e casa, che niente e nessuno potrebbe tirarvi fuori, manco con le cannonate, che vi sognate di vedervi un bel film in pace o mettervi a leggere il vostro libro a letto, mentre fuori il mondo impazza? E invece no. Il vostro compagno vi dice, no dai, stasera si va alla festa del tale. Come alla festa? Eh sì, ce lo ha detto da tempo. È il suo compleanno. Ah beh, allora. Alla fine vi lasciate convincere, eddai che torniamo presto, anzi prestissimo, eddai. E va bene. Vestiamoci e usciamo.

E allora vi buttate. La festa è carina. C’è gente simpatica e un gruppo con tanto di violini, contrabbasso, pianoforte e chitarre. Lui, il festeggiato, è una delle chitarre. Fanno bella musica e per un po’ sto bene e me la godo. Verso mezzanotte mi arriva il crollo. Non c’è verso. Sono stanca. Ma il mio compagno, oltre ad essere un po’ brillo, pare essere entrato nel cuore della festa, tutto compreso in tanghi argentini e via dicendo. Alla fine mi decido. Ti dispiace se io vado? Ma come, da sola a piedi? Sì, da sola a piedi, che tanto non mi rapiscono, e così me ne vado a letto che sono distrutta. Tu divertiti che ci vediamo dopo. Saluto e mi defilo.

Finalmente sono fuori, che cammino verso casa. Che bello. Pregusto il mio bel letto con le lenzuola fresche e pulite. Quando sono parecchio stanca cambio sempre le lenzuola. Lo faccio per farmi una coccola. Il letto accogliente e leggermente freddo. Secondo me sono reminiscenze di quando ero piccola. Faccio la strada lentamente. C’è un sacco di gente in giro. Tutti che vanno in qualche posto, che entrano nei locali, che partono per andare a bere qualcosa. Eh no, ragazzi, perché io tra poco sarò nel mio lettuccio, non mi tentate affatto.
Arrivo finalmente a casa. Ci sono Federico e Francesca, il figlio del mio compagno e la sua fidanzata, davanti alla tivù a vedersi un film in divuddì. Be cool, quello con John Travolta, che ha quella sua camminata molleggiata piuttosto sexy e che è terribilmente simpatico e diciamolo, anche affascinante. Anche se non è il mio tipo. Ciao ragazzi, dico, me ne vado a letto. Li invidio un po’. Stanno facendo esattamente quello che avrei voluto fare io. Mannaggia. Passo in cucina. Già che ci sono attacco la lavastoviglie, visto che l’ho caricata prima di uscire.

Apro una parentesi. Io non amo questo elettrodomestico, mentre il mio compagno ne è uno strenuo, ferreo e tenace difensore. Apologia della lavastoviglie. Questo fa lui. Per me è solo una inutile perdita di tempo. Lo osservo quando la carica. Prima lava i piatti, uno per uno, pure con il detersivo, poi li sistema tutti in modo preciso e con metodo, e poi la fa partire. Ora io vi domando. Ma vi pare? Un’illusione di risparmiare tempo ed energia mentre in realtà fai le cose due volte. Perché si sa. La lavastoviglie non puoi caricarla con i piatti proprio sporchi, altrimenti non vengono bene. E allora laviamoli due volte. E vabbè.

Comunque, per tornare al nostro fatto. Schiaccio l’interruttore ed ecco che tutte le lucine cominciano a lampeggiare che pare un albero di natale. Apro. C’è qualcosa che non va. Sul fondo c’è dell’acqua. La pompa di scarico non ha funzionato. Porca vacca. Per questo non parte. Pazienza. Ci penserò domani. E invece no. ‘Ccidenti a me, a cosa mi viene in mente. Ma il fatto è che ricordo che questa cosa era successa già mesi fa. E allora abbiamo chiamato un tecnico, che è venuto, ha trascinato fuori tutto l’ambaradam da sotto il lavandino, l’ha smontata dietro, con un cacciavite ha toccato qualcosa e la pompa aveva ricominciato a funzionare. Come la fatina con la bacchetta magica. Solo che lui di fatina aveva poco. Teneva due mustacchi che levati ed era alto due metri. Però, io che sono astuta come una volpe, osservo ogni sua mossa, così la prossima volta faccio tutto io, avevo pensato, e col cavolo che gli do di nuovo sessanta euro per una toccatina di bacchetta magica.

Allora mi metto all’opera. Prima svuoto bene il fondo della lavastoviglie e mi assicuro che non ci sia niente che ostruisca. Stacco la spina, per non finire i miei giorni fulminata. Fatto questo la tiro fuori. Crolla mezzo lavandino. E pazienza. Poi smonto il pezzo dietro. Mi ritrovo davanti a due tubi. Uno carica e uno scarica. Non c’è dubbio. Un gioco da ragazzi. Che vuoi che sia. Dalla sala sento i ragazzi, preoccupati per il frastuono, che mi chiedono, Claudia, hai bisogno di una manooo. Nooo, faccio io, tutto sotto controllooo, rispondo. E che sarà mai? Cinque minuti e sono a nanna. Il mio curioso gatto Musi si avvicina, esitante, per controllare che sto facendo. Lui è un gatto che si interessa di tutto, molto partecipativo, non si perde mai nulla delle mie faccende. Ma è sempre un po’ esitante. Come dire, prudente. La mia gatta Pippi invece sta indietro. Mica scema. Tranquillo, Musi, gli dico, è un gioco da ragazzi.

Afferro il primo tubo. Vedi, gli dico, ora lo svito. Dalla sala, ancora, tutto a postoooo?. Sìììì, rispondo. Ma insomma, non capisco, un po’ di fiducia, santi numi. Musi avvicina il muso, io svito il tubo. Ed ecco la catastrofe. Il primo getto d’acqua è per lui, che scappa come una fucilata. Tra le mani ho un biscione piscione che spara acqua con la forza e l’energia di un idrante dei pompieri. Non riesco quasi a respirare. Ne avrò ingoiato due litri. Poi prendo fiato e urlo, AIUTOOOO!, ed eccoli arrivare, i due moschettieri a salvarmi. Si trovano davanti ad una scena straziante, con me per terra che cerco di tappare l’uscita dell’acqua, ma il getto è talmente forte che non riesco neanche a tenerlo, quel tubo malefico.

Catini!!, urla Federico, mentre il pavimento della cucina è gia pino d’acqua. La Francesca mi passa delle bacinelle, piccole, medie, grandi ed io comincio a riempirle, perché porco diavolo, in quel momento, vuoi la sorpresa, vuoi che si cerca di contenere il danno, nessuno di noi sa precisamente dove si trovi il rubinetto per chiudere l’acqua, e quello sotto il lavandino è irraggiungibile perché c’è la lavastoviglie davanti, ma non si può spostare perché c’è quel dannato tubo, e insomma, è un casino, e noi ridiamo, e urliamo e Federico tenta di alzare un grosso catino pieno d’acqua, poi scivola e me lo versa addosso, ma pazienza, tanto mica ero asciutta, e poi urla, l’autoclaveee!, saggio Federico che non perde mai la calma, e la Francesca ride e perde le forze, e io pure, e poi Federico scivola, due volte finisce con il culo per terra, lo vedo cadere e rialzarsi, con Francesca che lo tira su ma non riesce a stare in piedi neanche lei, e poi ridiamo, e scivoliamo, e tanto la cucina pare già una vasca da bagno.
Mi sembrano le comiche di Stanlio e Ollio, mi sembrano. Finalmente Federico prende in mano la situazione, chiude l’acqua dall’autoclave e dopo chiude anche il rubinetto dell’infernale lavastoviglie.
La scena è apocalittica.

Verso le due abbiamo finito di raccogliere acqua, asciugare tutto, pure il gatto, che dorme tranquillo davanti al calorifero, con la Pippi che lo lecca amorevolmente, come fosse un soldato tornato dalla guerra. Il mio compagno, arrivato nel frattempo, mi guarda e scuote la testa. Ma non dice nulla. Ce la ridiamo fino a tardi. Mi è passata la stanchezza, il mal di testa, il cattivo umore.
Tutto sommato è stato un bel sabato sera.

Ps. Oggi ho chiamato l’uomo dai folti mustacchi. Ovviamente.

Se volete contattare Claudia ecco il suo indirizzo:
di Claudia Priano

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