Magazine Lunedì 15 gennaio 2007

Aria di Nobel per Claudio Magris

In una terra dove la scrittura ha lasciato i segni decisi e innovativi di figure intellettuali a tutto tondo, Claudio Magris (1939), studioso triestino di letteratura mitteleuropea e prolifico scrittore, che come altri ama scrivere seduto ai caffè, sarà a Genova il 17 e il 18 gennaio. Lo scrittore che parla ai suoi lettori sempre attraverso una lingua naturale, mai artefatta, incuneata con nuda semplicità nel bel mondo (multiculturale e multietnico) della storia e della sua cultura, discute dei suoi ultimi lavori di saggistica e narrazione.
La “scrittura d’acqua”, si tratti di saggio, commento critico o romanzo, scorre con ritmo ponderato ma inesorabile, facendo di Magris un comunicatore immediato e piacevole, erudito senza posa né retorica. Citando (come spesso gli accade) Friederich W. Nietzsche o Bertold Brecht, lo scrittore rende familiari anche i pensieri considerati più densi e complessi.
Mentre continuano a piovere su di lui con merito indiscusso premi dal suo pubblico ma anche dalla critica (il più recente è il per il suo La storia non è finita) e mentre si mormora di lui come possibile candidato al Nobel per la Letteratura per il 2007, passa da Genova per: Due giorni con Claudio Magris, mercoledì 17 gennaio (ore 17.30), a Palazzo Ducale (sala del Maggior Consiglio), si intratterà sulla Scrittura notturna: quella creativa e dei romanzi, e giovedì 18 (alle 12.00), al Galata Museo del Mare, discuterà invece della Scrittura diurna: Critica e saggistica, appuntamenti organizzati dal Circolo Culturale I Buonavoglia, in collaborazione con l’assessorato alla Cultura del Comune e della Provincia di Genova, il MuMa – Istituzione Musei del Mare e della Navigazione, il Galata Museo del Mare, la Casa Editrice Garzanti, il Goethe-Institut Genua e col sostegno di Barabino & Partners.

Nell’incontro del 17, a Palazzo Ducale, a proposito della sua “scrittura notturna”, con il coordinamento di Mario Marchi (delegato del Rettore alla ricerca), verrà presentato il romanzo Alla cieca, (Garzanti 2005), in un dialogo fra Magris e la scrittrice e giornalista Annamaria Mori.
Già best-seller, questo romanzo è il narrarsi dell’eretico, del ribelle, il racconto del recluso Jorgen Jorgensen, re d’Islanda poi condannato ai lavori forzati in un’isola agli antipodi, ma è anche quella di Tora, Nevèra e Strijèla e mille nomi e voci in presa diretta di partigiani e clandestini, di marinai e cybernauti...
«Navigare necesse est, stava scritto anche sull’opuscolo che ci dava le istruzioni per diventare Cybernauti. Anche se io preferisco il nastro, come vedete; sì, mi piace la voce, specie quando vioglio mandare qualcuno a farsi fottere», da Alla cieca

Il pomeriggio sarà anche l’occasione per discutere del romanzo breve Lei dunque capirà, (Garzanti 2006): intenso e passionale monologo al femminile, che dipinge un rapporto di coppia fatto di quotidiana umanità e ispirata poesia.
«Senza di lui, anch’io non sarei niente, come lui; una donnetta e un ometto che si guardano pavidi intorno cercando di fare bella figura, senza veder i gigli dei campi», da Lei dunque capirà.
Il volume sarà presentato da Margherita Rubino, (grecista e presidente del circolo).

Giovedì 18, al Galata Museo del Mare, sarà la scrittura diurna, quella saggistica e della prosa filosofica, degli articoli del Corriere della Sera e dei vari interventi di politica il nucleo della tavola rotonda con Luca Borzani, Vittorio Coletti e Gustavo Zagrebelsky, coordinata da Maria Paola Profumo. Al centro dell’attenzione la raccolta di saggi La storia non è finita, (Garzanti 2006), quasi tutti comparsi sul Corriere della Sera, misurate riflessioni sulla politica, la religione, ma anche la rabbia e la tolleranza, in cui si confrontano con precisa dialettica posizioni pro e contro senza mai posizioni definitive, che non significa assenza di punto di vista.
«Alla grande frase di Voltaire, che diceva di essere pronto a battersi fino alla morte per garantire la libertà di manifestare anche le opinioni contro cui egli si batteva a morte, faveca eco...quella battuta che parla di un tale così passionalmente tollerante da essere da essere pronto a mettere al muro tutti gli intolleranti. Del resto -almeno in italiano- l'ambiguità è facile: tolleranza è un termine positivo che indica la considerazione paritetica di tutte le fedi e opinioni, tollerante indica un atteggiamento di condiscendente indulgenza dall'alto, tollerare indica una quasi offensiva e altezzosa sopportazione di comportamenti e opinioni dalle proprie», da La storia non è finita

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