Concerti Magazine Sabato 13 gennaio 2007

Ma 4 + 4 fa davvero 8?

“La matematica non è un’opinione”. Questa frase, lapidaria e vagamente minacciosa, l’abbiamo sentita tutti; accompagna abitualmente la severa censura di tabelline confuse, insidiosi errori di calcolo, troppo fantasiose applicazioni del teorema di Pitagora. E più avanti, quando legittimamente nutriamo qualche dubbio sulla risoluzione di integrali e derivate, continuiamo a sentire questo monito positivista rimbombare nella nostra testa, ormai non più ripetuto dalla maestra della nostra infanzia, bensì dalla nostra implacabile coscienza.
Credo che il sogno segreto e inconfessabile che i matematici coltivano inoltrandosi sempre più nel territorio ostile delle dimostrazioni, sia proprio quello di scoprire una valle incantata dove poter, finalmente, opinare, dubitare, sperare, forse addirittura litigarsi tra loro.

C’è però una scorciatoia per arrivare a formulare opinioni sulla matematica, senza paura di ricevere un tre in rosso sul protocollo: si tratta nientemeno che di nutrire qualche dubbio sul risultato di un’apparentemente innocua addizione, 4 + 4 = 8; è la musica a darci una mano in questo piccolo tentativo di anarchia aritmetica, ponendoci il quesito: “possono due quartetti d’archi, di per sé costituiti da musicisti bravi e affiatati, unirsi e suonare degnamente un ottetto?”. E’ quello che cercheranno di fare gli irlandesi del Vanbrugh Quartet e i rumeni del ConTempo Quartet lunedì 15, durante il prossimo concerto della stagione GOG.

La risposta non è per nulla scontata, e più che di matematica si potrebbe parlare di alchimia, perché numerose sono le componenti necessarie per ottenere il risultato voluto: il sacrificio di una parte dell’identità musicale di entrambe i quartetti, al fine di ricercarne una nuova in cui tutti si possano riconoscere, e contemporaneamente la memoria delle radici di ciascuna formazione musicale, indispensabile per evitare una scipita banalità; il rispetto tra le diverse sensibilità degli artisti, la docilità nell’unire la propria sonorità a quello degli altri, ma anche una buona dose di individualismo per non essere rimanere eccessivamente “impastati” nel suono collettivo.

E come sa ogni scolaretto diligente, dopo l’operazione ci vuole la prova, per verificare il risultato: così il Vanbrugh e il ConTempo si misureranno con tre diverse composizioni, disposte lungo un percorso ideale che ci porta dal primo ‘800 del romanticismo di Mendelssohn, gioioso, spumeggiante e sereno, ai primi anni del secolo successivo con le composizioni del rumeno Enescu, così legata alla musica popolari della madrepatria, e ancora più avanti, fino al pieno ‘900 di Sostakovic, dove si scontrano, con drammaticità e sarcasmo al tempo stesso, politica, modernità e tradizione russa. Insomma tre diversi mondi musicali su cui valutare la riuscita di questo concerto, che ci ricordano anche come la musica a cavallo tra i due secoli sia proprio uno dei temi centrali di questa stagione della Giovine Orchestra Genovese.
E il risultato? Qui viene il bello: starà a voi ascoltare e stabilirlo! Ci sarà chi propenderà per una soluzione e chi per un’altra, e tutte ugualmente saranno valide.Che soddisfazione, vero? Ma state attenti, perché se rimarrete colpiti davvero nel profondo, se davvero i musicisti riusciranno entrare i sintonia con i brani che suoneranno, il risultato non sarà 8, ma molto, molto di più!


Stagione Concertistica 2006 – 2007
Lunedì 15 gennaio 2007, ore 21.00 – Teatro Carlo Felice

RTE VANBRUGH QUARTET
CONTEMPO QUARTET

George Enescu (1881 – 1955)
Ottetto in do magg. per archi op.7

Dmitrij Šostakovič (1906 – 1975)
Ottetto d’archi op. 11

Felix Mendelssohn-Bartholdy (1809 – 1847)
Ottetto in mi bem. magg. per archi op. 20

Biglietti da € 15 € 25, giovani € 10

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