Magazine Lunedì 8 gennaio 2007

007‑Mannaro

Anton gridò invocando Dio, ma in quella foresta Dio aveva le zanne!

Prendete un agente segreto al servizio di sua maestà, immaginatelo affascinante, con i modi e i gusti ereditati dalla Grande Madre Russia del periodo pre-rivoluzionario. Immaginatelo contro i tedeschi alla vigilia dello sbarco in Normandia ed ora trasformate un profilo apparentemente carico di cliché di uno 007 qualunque in un letale lupo mannaro. Otterrete un romanzo – scritto da – in cui la classica spy-story si confonde con l’icona horror dell’uomo lupo dando come risultato una storia avvincente, spaventosa, scontata eppure originale. Insomma, da leggere.

Ma andiamo con ordine perché per presentare, raccontare e recensire L’ora del Lupo – titolo-tributo al film diretto nel 1968 da Ingmar Bergman – bisogna partire dalla prefazione, passando per la casa editrice che lo pubblica assieme ad altri titoli horror: la .

La Gargoyle è la prima casa editrice italiana specializzata in horror in un paese – il nostro – che è abituato ad emarginare questo genere letterario come fosse un sottogenere, roba dozzinale che va bene per adolescenti.
L’horror invece affonda la sue radici nella storia dell’uomo che, appena ha cominciato a porsi domande sulla sua esistenza ha pure cominciato ad avere paura delle risposte. La specializzazione della casa di Roma mira proprio ad informare prima e intrattenere poi. Per fare le due cose al meglio parte dal suo , un vero e proprio spazio virtuale in cui informazioni, libri e film - e la possibilità di - sono le stanze di un castello di draculiana memoria, per continuare sui libri, curati nell’edizione, nella traduzione e arricchiti da appendici di approfondimento il linea col tema del libro.

E così dopo questo lungo preambolo è finalmente scoccata L'ora del lupo, il momento sospeso tra la notte e l'alba in cui il sonno è più profondo e gli incubi più vividi…

Il protagonista – Micheal Gallatin – è un russo, sopravvissuto alla rivoluzione di ottobre, diventato prima cittadino britannico e poi – anche grazie al suo talento speciale – un agente segreto affascinante e letale.
Leggendo il libro – scritto nel 1989 ma mai pubblicato prima in italiano – sembra quasi di incontrare il James Bond con Sean Connery protagonista; i due hanno in comune lo stesso sex-appeal – ampiamente trattato dall’autore – e lo stesso, inglesissimo, sense of humor.

Il romanzo comincia subito mostrando i denti, visto che il prologo in terra africana – contro nientepocodimenoché il gerarca nazista Rommel - ha come protagonista assoluto l’alter ego tutto zanne e artigli del protagonista.
McCammon riesce a mescolare con perizia da alchimista la spia e la belva come contrapposizione ai mostri peggiori che il ‘900 abbia partorito: i nazisti.
La storia si sviluppa su due dimensioni temporali: accanto alla corsa contro il tempo alla ricerca del misterioso pugno di ferro – l’immancabile arma definitiva che trascinerà il Terzo Reich alla vittoria – ci sono i flashback con cui il protagonista e il lettore tornano nelle foreste russe, al momento in cui l’uomo ha incontrato il lupo.

La trasformazione del protagonista è impressionante e dolorosa come quella del Lupo mannaro americano a Londra e la belva che emerge è altrettanto spietata, tanto che frattaglie, smembramenti e versamenti ematici non si risparmiano in un clima che rimane sempre e comunque horror.

Il risultato è un libro da paura che incontra volentieri gli amanti delle classiche spy-story ambientate nel cuore della seconda guerra mondiale. Gli ingredienti ci sono tutti, dall’esotica Cairo all’Opera di Parigi dalla Berlino al crepuscolo alla Manica della vigilia del D-DAY. Non manca nulla – c’è persino il cammeo di un grottesco Hitler – e, naturalmente sono innumerevoli i momenti in cui tacciono i fucili e ululano le zanne.
A questo punto non vi resta che attendere il prossimo plenilunio e – tra un ululato e l’altro – calarvi nella lettura cercando la risposta alla più grande domanda che un uomo lupo si sia mai fatto:

Cos’è il licantropo agli occhi di Dio?
di Francesco Cascione

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