Weekend Magazine Venerdì 8 dicembre 2000

San Lorenzo (2)

Magazine - L’interno del Duomo è sorprendentemente luminoso, scandito con armonia da due colonnati. Questi, sebbene risalgano alla fase gotica, conservano curiosamente elementi tipici del romanico, come l’arco a tutto sesto e il falso matroneo. Colonne e capitelli sono invece pezzi romani di reimpiego, già usati nella basilica del XII secolo.
Sotto lo pseudonartece, in controfacciata, è l’importante affresco con Giudizio Universale, opera duecentesca di un anonimo Maestro che lavorò probabilmente ad Assisi a contatto con Cimabue. Lungo i muri della navata destra sopravvivono lacerti di decorazione pittorica romanica: la San Lorenzo medievale era infatti interamente affrescata.
Una sosta tradizionale è quella davanti alla bomba del 1943, inesplosa, che risparmiò la Cattedrale dai danni della guerra.
La cantoria che sorge nel transetto destro è dei primi del ‘500 e l’organo ha ante dipinte dall’Ansaldo. Il pulpito è del 1536.
In fondo alla navata si apre la Cappella Senarega. L’altare è una nitidissima creazione neoclassica di Carlo Barabino, mentre le statue si devono agli scalpelli del manierista Pierre Franqueville, allievo di Giambologna e scultore di un certo peso. Sulla destra troneggia la Crocifissione, capolavoro del 1597 di Federico Barocci, snodo vitale per comprendere appieno gli sviluppi del barocco genovese: su quest’opera infatti meditarono a lungo sia Rubens che Strozzi.
Il presbiterio è circondato da un pregevole coro ligneo, sfortunatamente non godibile appieno per le restrizioni all’accesso decise dalle autorità ecclesiastiche. Decorato con statue, fra cui il S. Giovanni Evangelista del Montorsoli, e affrescato da Lazzaro Tavarone - che con il Martirio di San Lorenzo (1622-24) compie il suo capolavoro - conserva l’interessante Madonna Incoronata, bronzo di G.B. Bianco su disegno del Fiasella; una visione della Genova seicentesca è scolpita nel manto ai piedi della Vergine.
Proseguendo il nostro giro in Cattedrale, continuiamo in senso antiorario avanzando nella navata sinistra. Recentemente restaurata, la Cappella Lercari che vi si apre in testata ha recuperato appieno la spumeggiante fantasia decorativa ideata da Luca Cambiaso e G.B. Castello “il Bergamasco”, che la portarono a termine fra il 1565 e il 1569. Come la Senarega, anche questa cappella conserva un altare neoclassico dovuto al Barabino, mentre più mossa e meglio riuscita risulta la cantoria. Da segnalare la pregevole fattura dell’organo, con raffinate grottesche manieriste e una meccanica d’epoca. Le ante sono da attribuirsi ai pennelli di Giulio Benso; poco sotto, l’entrata al Museo del Tesoro.
Proprio sulla sinistra del Museo, si apre la Cappella di S. Giovanni Battista, capolavoro del Quattrocento genovese. E’ interessante osservare come i moduli e le proporzioni già pienamente rinascimentali dell’architettura – impostata sul quadrato, sul cerchio, sulla colonna classica – vengano ancora interpretate con un persistente gusto gotico per l’intaglio e la decorazione fitta. Fu eseguita dai lombardi Domenico ed Elia Gagini che chissà, forse non erano del tutto immemori dei celebri velluti e damaschi genovesi. Le statue nelle nicchie sono opera di Matteo Civitali (1496), mentre quelle della Madonna e del Battista sono di Andrea Sansovino (1504). Dietro l’altare si scorge l’urna duecentesca francese in cui sono contenute le ceneri del Battista, mentre completamente perduta è la già celebre decorazione a fresco di Vincenzo Foppa.