Magazine Martedì 19 dicembre 2006

Sandrone stavolta è senza gorilla

Magazine - Prima o poi capita, di svegliarsi annebbiati e non avere ben presente dove ci si trovi, magari non ricordarsi cosa sia successo prima del black out. Ma riprendersi vestiti da pinguini nei bagni della Scala di Milano, dotati di fidanzata di lusso, svariate carte di credito, scoprire di essere dei pubblicitari affermati, avere una casa spettacolare ed essere diventati bigotti, non è cosa da tutti i giorni.
Soprattutto se l’ultimo ricordo che si ha di se stessi è di essere uno spacciatore e ladro di appartamenti, un randa, messo ko da un ex socio di affari in difficoltà, che ti ha colpito alla nuca con una bottigliata a tradimento, mentre eri chinato a tirare una striscia.

Santo Denti, (S. D. - sì, sempre di Sandrone Dazieri si tratta), detto Trafficante ai tempi dello spaccio, si ritrova catapultato in una Milano terribilmente cambiata, attraversata da macchine ridicole (e tra Smart, scooter a tre ruote e Porsche che invece di essere piccole e scattanti sono dei catafalchi, il nostro “eroe” ha davvero modo di rimanere sconcertato), dove tutti sono dotati di infernali telefonini e ad ogni angolo sono sorte banche e “rivendite di telefonate”, dal punto di vista di Santo spuntate come funghi dal tramonto all’alba.
E lui, negli ultimi anni di vita persi nei meandri della sua mente confusa, ne è diventato parte integrante: da bravo direttore creativo ha inventato slogan improbabili di cui adesso si vergogna, (del genere “Pagherete Poco, Stamperete Tutto” per una stampante o “L’onda D’oro” per una lavatrice, echi di un passato militante), mangia solo roba macrobiotica, niente alcol-sigarette-caffè, va a messa. Ed è accusato di un omicidio. Cosa che lui stesso non è certo di non aver fatto. Nel più breve tempo possibile cerca di mettersi in pari, aiutato dalla fidanzata e soprattutto da quel meraviglioso strumento che può essere internet, e scopre che il mondo è diventato una vera schifezza (Impara: transgenico. Impara: 11 settembre. Impara: MP3.).
La speranza di una vita tranquilla, di un’esistenza migliore, senza guerre, che aveva contagiato tutti all’epoca della caduta del Muro di Berlino è crollata miseramente: abbiamo fatto un bel casino. Mentre AIDS, cancro e miserie varie stanno ancora tutte lì.

Nel nuovo libro di Dazieri il Gorilla non c’è, pure non se ne sente la mancanza perché il dialogo con se stessi, il coinvolgente doppio esistenziale esiste sempre: questa volta ci si confronta con il proprio passato, con le scelte, le ideologie tradite e i compromessi accettati. È un gioco sporco e doloroso. È qualcosa di molto vicino ad un’analisi sociale, politica, economica, culturale, relazionale: quello che si vuole.
Solo molto più concreto e coinvolgente di un generico trattato: impossibile mantenere un distacco, non farsi scorticare. Forse Dazieri è cresciuto, di sicuro questo libro è ben più radicale dei suoi precedenti (e non solo perché tira in ballo tutto e tutti, persino Padre Pio). La terza via, quella cui aspira il protagonista, che tutto sommato non vorrebbe essere né lo squallido rampante che è diventato né il reietto della società che è stato, forse non esiste. Alla fine la vita ti presenta il conto, non c’è verso di sfuggire, e rimanere fedeli a se stessi non si sa neanche bene che cosa possa significare.

In più, tolto questo filosofeggiare sui massimi sistemi, fa un effetto terribile pensare a tutto quello che è successo, (e a quello che avrebbe potuto essere e non è stato), dal 1991 ad oggi, a quanto sia cambiata la nostra vita (ma come si faceva senza cellulari, senza internet? alzi la mano chi non si è mai fatto questa domanda straniante). Davvero, il futuro è qui. E non è per nulla confortante. Il tono suadente della pubblicità che recitava questo slogan si contorce, si fa sinistro e minaccioso. Meditate, gente, meditate.

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di Annalisa Rosso

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