Magazine Sabato 16 dicembre 2006

Ascolta il silenzio

Magazine - Era già scesa un’ombra lontana sulla città distesa sul mare. Pigro ad ovest il sole incendiava un ultimo lembo di cielo azzurrino e stavan sospese le tenebre ad est come intimidite da quel giorno di agosto figlio balordo di una pallida estate.
Dal mio balcone posto in collina osservavo Genova che s’apprestava a passare l’ennesima notte della sua storia. Luci pian piano si accendevano ad illuminare strade e piazze che via via s’andavano spopolando. Il brusio della vita cittadina s’affievoliva in un rumore lontano.

Caterina portò da bere, un the per lei, un cognac per me ed anche un po’ di cioccolato nero fondente ad appagare ultime e mai sopite golosità. Ci sedemmo come fossimo stanchi di una stanchezza interiore, come fossimo pieni di ricordi di felicità passate, di momenti di gioco insieme vissuti nel giorno che andava lentamente a morire.
Non parla italiano, Caterina, ma russo ed inglese. Difficile è quindi conversare con lei per me che pure conosco un poco di inglese in reminiscenze ormai remote della mia gioventù.
Eppure…

Eppure il silenzio che era fra noi e che già invadeva l’insonnolita città traduceva i nostri pensieri, ben chiari rendendoli come una conversazione da tempo iniziata che continuava e che mai sarebbe finita finchè fossero durati quell’incanto e quella magia.
È strano, il silenzio, ed ambivalente.
Spesso significa odio ed indifferenza e cala ghiacciato come lama affilata strappando e uccidendo ogni affetto più caro.
Ma quella sera ben mi fu chiaro che l’affetto e l’amore spesso si nutrono di questo alimento e che le parole a volte sono inadeguate ad esprimere le profonde emozioni che vivono in noi.
Incominciò un discorso, la mia amica straniera, ma io subito le dissi: «Sst, taci, ascolta il silenzio».

di Enrico Carrea

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