Magazine Martedì 12 dicembre 2006

Baci e abbracci, Claudia

Ciao amici, oggi me la tiro un po’ da critico cinematografico. Si fa per dire ovviamente. È che ho visto due film, uno a poca distanza dall’altro che mi sono piaciuti e mi hanno fatto pensare. Su uno di quei mali della nostra epoca che nessuno di noi ammette di avere o di avere mai avuto. Quello di, consciamente ma per lo più inconsapevolmente, cercare a tutti i costi di controllare tutto. La propria vita, i propri sentimenti, le proprie emozioni e, quel che è peggio, la vita degli altri.
Molti lo fanno davvero senza rendersene conto. Si infilano nelle intimità altrui con maestria, a volte con grazia, ma lo fanno e ci riescono. Giocando su sensi di colpa e sulle debolezze, queste persone tentano di cambiare le carte in tavola, convinte che sia assolutamente la cosa giusta da fare. La cosa migliore. Per il bene di tutti.

Eddai, ammettiamolo. Chi di noi non l’ha mai fatto? Chi di noi non ha mai cercato di modificare il comportamento di un fidanzato o una fidanzata, un amico o un’amica, dei propri figli? Di controllare nevroticamente la propria vita per renderla più piacevole agli altri, o a noi stessi? In fondo è davvero una caratteristica umana. A meno che non diventi patologica.
Una vera e propria manipolazione.
E allora sono cazzi.

Cominciamo dal primo. Stavo giracchiando a Banchi, uno dei miei punti di riferimento per comprare ciddì o divuddì, vuaccaesse o libri usati eccetera. Uno in particolare ha attirato la mia attenzione. Non lo vedevo da molti anni. Si tratta di un riconosciuto capolavoro, uno dei film più belli che siano mai stati fatti. E poi, quando c’è di mezzo Orson Welles.
Dunque l’ho acquistato. Si tratta di Quarto potere, del 1941, per la regia del grande Welles, che ne è anche protagonista, al suo esordio all’età di soli 26 anni. Viene definito il più grande film sull’enorme, cinico e brutale capitalismo nord-americano. La storia di un magnate americano, ossessionato dal potere e dal controllo sulla vita di tutti coloro che lo circondano.

Quando quest’uomo muore, solo, abbandonato da tutti, come è ovvio, (chi è sano, alla fine fugge) un gruppo di giornalisti si mette in cerca dei testimoni di questa sua spettacolare vita e del significato di una parola, l’ultima che pare sia stata pronunciata dal vecchio Charles F. Kane morente: Rosabella (Rosebud, in lingua originale).
Sul percorso della vita di Kane si trova di tutto. Gente infelice, rovinata, amicizie profanate, amori calpestati. Ma di Rosabella nessuna traccia.
Per chi non l’avesse visto, non svelerò il finale, abilmente chiarito nell’ultima scena. Ma è evidente che quest’uomo, narcisista oltre ogni immaginazione, si spingeva in luoghi sempre più oscuri per trovare quello che gli era stato negato fin da piccolo. L’amore e la possibilità di scegliere la propria vita. Il gatto che si morde la coda.

Cambiando decisamente livello, ma restando su un film godibile e magistralmente diretto, ecco quello che ho visto l’altra sera. Si tratta di Cuori, al cinema Sivori. Ma prima del film vorrei dire due parole sul regista. Pensate che è del 1922. Niente male. Bella testa.
Fu considerato un grande e osannato sperimentatore, ha fatto film dei più diversi, usando, nella sua carriera soggettisti e sceneggiatori sempre differenti. Una scelta? Chi lo sa. Comunque un uomo dalla produzione vasta e multiforme. Tuttavia la critica ufficiale, fin dal suo esordio memorabile nel 1959 con Hiroshima mon amour, lo etichettò come il grande regista della memoria. Per non citare tutta la sua vasta filmografia.
Per questo film ha preso il premio Leone d’Oro di Venezia alla regia, del tutto meritato. Alcune sequenze, in un particolare momento del film, lasciano stupefatti, per la loro forte presenza simbolica e per come ti arrivano alla pancia, al cuore.

Ne ho sentite di tutte su questo film. Che è un film di Natale, perché c’è tanta neve, e vabbè, è vero di neve ce n’è tanta, che è un film sulla solitudine, un film sulle paure. E un po’ è vero tutto (a parte che sia un film di Natale). Ma la cosa che mi ha colpita di più da subito è stata che questo è un film sul controllo. Resnais, con originalità e delicatezza, ci mostra questi personaggi prigionieri di loro stessi e a loro volta carcerieri di altri. Si passa dalla nevrosi più subdola della Morante (Nicole) che fa la vittima a tutti i costi, al completo delirio di onnipotenza della bigotta Sabine Azema (Charlotte) che sfocia in una pura sottile follia. Per non parlare degli altri.
Un film che diverte e fa pensare. Gli attori bravissimi.

E visto che io non sono una critica, qui di seguito vi metto qualche frase di coloro che certamente se ne capiscono. E a quali, a quanto pare, il film è piaciuto.

Tullio Kezich - Il Corriere della sera
«[...] Un'incantevole messinscena di un testo intimista di Ayckbourn, con favolosi interpreti [...]».

Jean-Luc Douin - Le Monde
«Cuori, di Alain Resnais, ci immerge nella felicità assoluta (cinematografica, poiché l'argomento non è allegro, sebbene non sia privo di humor). [...] Resnais è all'apice della sua arte».

Roberto Nepoti - la Repubblica
«[...] un coro di attori uno più bravo dell´altro. Come da pièce teatrale di Alan Ayckbourn, le vite di sei personaggi si sfiorano, s'incrociano, si dividono in due ore di spettacolo perfettamente concertate dall'antico maestro della Nouvelle Vague. È incredibile la limpidezza dello sguardo raggiunta dai più grandi cineasti europei in età veneranda. Resnais e de Oliveira [...] ne sono la testimonianza vivente: il più a lungo possibile, auguriamo a loro e a noi stessi [...]».

Buona visione. Se accettate il consiglio.

Per contattare Claudia scrivete a
di Claudia Priano

Potrebbe interessarti anche: , Rosso Barocco, «l'arte può diventare una passione pericolosa»: l'ultimo noir dei fratelli Morini , Superman, a fumetti la storia dei suoi creatori: eroi del quotidiano con il dono di saper far sognare , Il segreto del mercante di zaffiri di Dinah Jefferies, una drammatica storia romantica , Maurizio De Giovanni, Il purgatorio dell’angelo: tempo di confessioni per il commissario Ricciardi , SenzOmbra di Michele Monteleone, un racconto per ragazzi che piace anche ai grandi

Oggi al cinema

Oceania Di Ron Clements, John Musker Animazione U.S.A., 2016 Una vivace adolescente di nome Vaiana s’imbarca in una coraggiosa missione per salvare il suo popolo. Durante il suo viaggio, s’imbatterà nel semidio in disgrazia Maui che la guiderà nella sua ricerca per diventare una grande... Guarda la scheda del film