Magazine Martedì 12 dicembre 2006

È una vita vintage

“Cinque ragazzi, studenti all’Università di Genova. La loro vita bohémien, tra assenzio, partite di biliardo e interminabili disquisizioni letterarie. Una donna, amata da quattro di loro, che non ama nessuno”. Così cita la quarta di copertina del libro presentato ieri sera alla libreria Porto Antico da Giorgio Boratto ed Edoardo Guglielmino.
E’ una fredda sera di inverno, ma i presenti, amici e fedeli della libreria, sono lì ad ascoltare il giovane autore Luca Ferrando alla sua opera d’esordio Vintage (Artemis Ed.) per conoscere e scoprire il perché della scelta del vintage e curiosare nell’originale audacia di uno stile tra il metaletterario e la fantascienza.

«Il libro – esordisce Boratto – che trovo originale già dal titolo (scopriremo che Luca Ferrando avrebbe voluto chiamarlo Astronavi su Genova, ndr) può essere a mio avviso letto come un percorso di iniziazione. Come un passaggio alla saggezza, simboleggiato dal vino offerto dal nonno e bevuto alla fine sulla tomba del nonno. Vintage, come Vin d’age. Sono curioso – aggiunge (Giorgio è anima curiosa per eccellenza) - di sapere cosa ne pensa Edoardo».
Luca è in mezzo, guarda stupito, colpito e sorpreso da ciò che viene detto di lui. E ancora non risponde.
Per darvi una breve idea della trama vi basti sapere che nel libro Walter e i suoi quattro amici dai nomi suggestivi – quali Peter Pan e Cipriano – passano dalla post adolescenza, quella del vivere di sé nell’“Abbazia”, nascosti tra narghilé ed il mito di John Carter, ad una sparizione in un altro pianeta. In mezzo, come una claustrofobica prigione cercano la libertà anche attraverso l’incontro di una donna.

Guglielmino osa proporre una tesi che ha dell’avanguardistico richiamando al pensiero la Beat Generation ma anche le poesie di Sanguineti. Dice: «Dobbiamo smettere di cercare di capire i libri. E’ come se con il libro di Luca Ferrando ci trovassimo davanti a un quadro astratto, sono “sensazioni vintage”, un passato filtrato dalla memoria e dalla fantasia. I personaggi di questo romanzo avevano necessità di un linguaggio nuovo, per questo Vintage è qualcosa di antico con un linguaggio moderno».
E Luca? Luca annuisce ma chissà, forse per un libro di fantasia, non c’è la necessità di capire quanto vi è di sé nelle parole scritte. Eppure noi, io, lo vogliamo sapere e portiamo finalmente Ferrando ad uscire allo scoperto, scoprendo che lo ha scritto in un bilocale di Castelletto, dove viveva con una sensazione di prigione, che i suoi riferimenti letterari sono la letteratura americana (echeggia nel libro anche una certa sensualità di Henry Miller), Jules Verne ma anche la letteratura francese come Flaubert e Gerard de Nerval. E che ha già pronto il secondo, ma anche il terzo romanzo.

Bene, auguriamo a Ferrando e alla casa editrice che lo ha scoperto il successo che merita, parafrasando quello che il dotto Edoardo Guglielmino ama citare a proposito di ciò che disse Cocteau: uno scrittore si vede al terzo libro, nel primo c’è la necessità di individuarsi, nel secondo di sganciarsi e finalmente nel terzo la verità letteraria. Molto hegeliano, tesi, antitesi, sintesi.
Auguri a Luca per potere, al prossimo incontro, curiosare ancora di più, tra le pieghe delle sue risposte laconiche.
di Marina Giardina

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