Concerti Magazine Martedì 28 novembre 2006

Tutte pazze per Baglioni

© Carlo Torchio -
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5 mila persone, 10 mila orecchie tese ad ascoltare 49 canzoni che arrivano dal palco-isola, una specie di solaio dove i ricordi diventano canzoni prima di tornare ad essere solo parole e musica.
porta sul palco il suo greatest hits e il risultato è un concerto che suona bene, nella cornice del Mazda Palace, con un pubblico a grandissima concentrazione femminile, che canta e ascolta con entusiasmo.

Per il palco allestito da Baglioni il palazzetto della Fiumara è diverso dal solito: è a 360 gradi. La struttura è – nelle intenzioni dell’artista - una cantina in cui le pareti sono luci soffuse, nella quale le scatole sono schermi in cui passano le immagini del passato, «quando l’ho conosciuto aveva una testa di capelli così», mi racconta una signora che aveva diciott’anni quando ascoltò per la prima volta il piccolo grande amore.
L’isola ha anche una pedana, il luogo dell’incontro tra chi canta e chi vuole toccarlo. Fan di tutte le età, infatti, non resistono e non perdono l’occasione di alzarsi per provare a raccogliere una stretta di mano, lo scambio di uno sguardo. I body guards proteggono Claudio, mentre dalla platea sembra che alcune siano pronte a lanciare il reggiseno. Roba da Rolling Stones, e da Baglioni.

La scaletta passa in rassegna tutta la sua carriera, suonata e cantata in quasi 3 ore ininterrotte, senza pause e senza i finti addii che diventano bis. Le canzone ci sono proprio tutte: da Avrai a Poster, da Cuore d’aliante a Mille giorni di te e di me; a completare il quadro ci sono anche cinque medley, ognuno con un colore, ognuno con un tema: il giallo del villaggio, il blu del mare, il verde del viaggio, il rosso della passione e, ovviamente, l’amore che non ha colore perché li ha tutti.
Arrivando al concerto mi chiedevo se una scaletta tanto varia avrebbe richiesto un abbassamento delle tonalità, tante le note alte e tanti gli anni addosso a quelle canzoni e a chi le ha scritte. Mi sbagliavo. Baglioni canta come se avesse un polmone in più a dimostrare che classe e cuore non hanno limiti e che l’età è solo una questione anagrafica. È come Maldini, che gioca, difende e segna a trentotto anni, come Totti – quasi evocato dal pubblico che inaspettatamente intona l’ormai mitico popopopopoooo dei Mondiali – che proprio domenica ha segnato un gol da favola usando il piede rotto tenuto assieme dai chiodi.

Ragazze entusiaste, donne emozionate, signore perse nei ricordi assieme a ragazzi che cantano come ad un concerto di Vasco, sono Tutti qui come le sue canzoni, come gli anni di una carriera che, messa da parte qualche anno fa, lo hanno trasformato in un cantante che è capace di ridere di sé stesso con Fabio Fazio o, come succede nel suo ultimo disco, di cantare canzoni di altri come fossero sue.
Alla fine, dopo una Notte di note magistralmente sostenuta dagli undici componenti della sua orchestra c’è anche l’occasione per salutare il pubblico: «Sono stati tanti anni di musica – dice dal palco – ma la musica vera sono le vostre voci». Applausi, luci che si accendono e ritorno a casa. Stasera, 28 novembre, si replica e credo ci siano ragazze di ieri e ragazzine di oggi disposte a dormire in Fiumara pur di rivederlo… Roba da Rolling Stones, e da Claudio Baglioni.

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