Magazine Lunedì 27 novembre 2006

Pastonchi: il letterato e la pubblicità

Dall'ultimo numero de La Riviera Ligure, il quadrimestrale della , esce un lato inedito e particolare di Francesco Pastonchi - poeta, romanziere, giornalista, professore all'Università di Torino - un uomo all'antica nei modo e nei gusti, che ha saputo cimentarsi con gli strumenti più diversi della comunicazione e dell'informazione.
Nato a Riva Ligure (IM) nel 1874, Pastonchi è divenuto noto come il "fine dicitore" di versi. Autore di Belfonte (1903), Il randagio (1921), Endecasillabi (1949), per il suo stile è considerato un seguace del decadentismo di origine dannunziana.

Il merito di questa monografia va a Franco Contorbia, che ha coordinato il numero, Vincenzo Manuel Gismondi - cugino ed erede del poeta - e Mara Pardini, esperta di letteratura e in qualche modo ispiratrice del progetto.
«Quando ebbi la possibilità di andare a casa Gismondi - dice Mara, autrice di un breve saggio biografico sull'intellettuale - rimasi colpita dal materiale che ho trovato».
Tra le cose più interessanti, una Divina Commedia con copertina in pelle, molto lussuosa, piena di annotazioni del Pastonchi: «e molti manoscritti che meriterebbero uno studio approfondito, magari per una tesi di laurea», continua Pardini.

Al centro della rivista della Fondazione Novaro, tuttavia, stanno due inediti del poeta ligure. Da questi scritti emerge una figura diversa da quella che si conosce e si studia sui libri di scuola. «Si tratta di due proposte - dice ancora Mara Pardini - una per la pubblicità di una grande casa editrice, e un'altra per la terza pagina di un quotidiano. Da questi documenti si nota la sua capacità di porsi problematiche diverse da quelle letterarie, come la pubblicità o costruire un progetto editoriale».

Interessanti anche i ricordi scritti sul "quaderno" da Vincenzo Manuel Gismondi, «più che parente amico», come scrisse lo stesso poeta nel testamento, così come il saggio su Pastonchi e la Riviera Ligure di Andrea Aveto.
Quasi toccante un articolo scritto da Pastonchi per il Corriere della sera il 20 giugno 1942 e riportato sulla rivista, che si conclude così:
"Ah, veramente oggi da questa immane guerra, che c'è sopra e trae tante distruzioni, un ammonimento anzi un comandamento dovrebbe venirci: ed è che si scordino e s'annullino i piccoli rancori quotidiani. Non mai sentimmo in noi il morituro come ora, pronto a ogni sacrificio. Quale Pasqua attenderemmo per lavarci in noi a purificarci?".
di Daniele Miggino

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