Magazine Venerdì 24 novembre 2006

Tenera-mente

Edoardo è “un tipo strano”. Nel suo paese tutti lo evitano: credono che non sia normale. Una vita fatta di sbornie, di quadri - che Edo dipinge quasi in trans – e di solitudine. Fino a quando un incendio e una rissa con i carabinieri non porteranno il ragazzo in un reparto di psichiatria. Un mondo nuovo, tra la disperazione di chi è rinchiuso in quell’ospedale che assomiglia ad una prigione e la determinazione a reagire. E l’incontro con Livia, che cambierà la vita di Edo.
Questa, in breve, la trama di Tenera-mente (Chinaski edizioni, 129 pagg., 9 Euro), il nuovo libro di Andrea Manfredi, scrittore genovese alla sua seconda pubblicazione. Il primo romanzo, datato 1999, si chiamava I bambini dietro la porta (Compagnia dei librai editore, 98 pagg., 7.75 Euro) e narrava di quattro ragazzi nati in un piccolo paese del basso Piemonte. «Ho voluto descrivere la noia tipica delle periferie», spiega Manfredi, «e la fine di un’amicizia che sembrava destinata a resistere al trascorrere del tempo e alle tragedie che la vita riserva».

Dopo quel primo romanzo Manfredi ha preferito «studiare un po’ di tecnica, dedicarmi all’editing e al giornalismo: volevo trovare una mia forma stilistica». Lui che nella vita si divide tra lo studio della filosofia, l’amore per la musica e quello per il viaggio. «E per sei anni ho lavorato in un reparto psichiatrico ligure come infermiere, dopo aver scritto una tesi sull’argomento», spiega.
Da qui l’interesse verso i cosiddetti “borderline”, spesso emarginati dalla società: «il personaggio di Edo è nato nella mia mente dopo aver ascoltato la storia di un pittore vissuto a Sori negli anni ’60. C’è una “normalità” che noi tutti conosciamo. Nei reparti psichiatrici si prova, tramite i farmaci, a far diventare “normale” anche chi è considerato fuori dalle righe». Edo, il protagonista del libro, fa parte di questo tipo di persone: «in Tenera-mente ho immaginato il punto di vista di Edo e quello che potrebbe essere il suo modo di esprimersi. Che non sarà mai aulico, ma semplice ed efficace».

Tenera-mente ha così attirato l’attenzione di alcuni psichiatri: «non mi stupirebbero reazioni controverse», commenta l’autore, «nel libro, infatti, critico la psichiatria tradizionale. Esistono anche realtà violente: purtroppo a volte è inevitabile quando un ricovero è coatto».
In attesa di conoscere il responso degli psichiatri, Andrea Manfredi si è dedicato alla sua seconda passione: il viaggio, ma senza dimenticare chi ha più bisogno: «da poco sono tornato dall’Africa, dove ho collaborato con una ONLUS nell’organizzazione di un centro chirurgico».

Infine, Manfredi sta per terminare la stesura del suo terzo libro: «sarà un giallo sperimentale. Un uomo, in seguito ad un incidente, non si riconosce più. Si rende conto di aver sempre vissuto facendo ciò che volevano gli altri e desidera ritrovare sé stesso e la propria personalità. Finché un giorno non viene accusato di omicidio…».

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