Concerti Magazine Lunedì 20 novembre 2006

Roma, weekend di musica sacra

© Riccardo Musacchio & Flavio Ianniello

Magazine - Mentre tutta l’Italia musicale che conta era a Torino per il weekend che aveva per protagonisti i Berliner Philarmoniker –2 concerti al Lingotto a prezzi astronomici– domenica mattina a Roma, gratis, i Wiener Philarmoniker animavano la giornata conclusiva del , realizzato anche quest’anno con il generoso contributo di Daimler-Chrysler Italia. Insomma, un bel confronto a distanza tra la maggiore orchestra tedesca e austriaca, rispettivamente. Che poi tra di loro se la giocano per essere la migliore del mondo.

Noi abbiamo scelto di passare un weekend a Roma, e tra un piatto di bucatini e una passeggiata ai Fori Imperiali, siamo entrati in una San Pietro gremitissima per la Messa officiata da Cristoph Schonborn, Arcivescovo di Vienna. Una Messa vera, come ormai non se ne vedono più in giro: una celebrazione in piena regola con l’esecuzione contestuale della Messa in do maggiore KV 317 di Wolfgang Amadeus Mozart (1756–1791), eseguita ai piedi dell’altare, appunto, dai Wiener. Chapeau ragazzi!
Un suono quasi troppo perfetto per sembrare vero, un suono che siamo abituati a sentire solo nei dischi, levigatissimo, puro, solare, che ha avvolto completamente i grandiosi volumi della basilica.
Si comprende come il titolo del Festival affianchi musica e arte: la prima diventa un soffio, una carezza, capace, sfiorando sculture, dipinti ed architetture, di renderli ancora più vivi ed emozionanti. E poi, il coro dei bambini del duomo di Salisburgo, piccoli angioletti che cantavano senza nessuna paura, perché, ahinoi, in quel paese la musica la studiano per davvero in tutte le scuole, come una qualunque altra lingua, assieme al tedesco, al latino, all’inglese.

Il Festival si snodava lungo l’intera scorsa settimana, noi siamo arrivati in tempo per andare anche, la sera di sabato, a San Paolo fuori le Mura, dove ci aspettava il Requiem. Ancora Mozart dunque, ma stavolta con la partecipazione della Camerata Salzburg. Anche lì, alcune migliaia di persone hanno potuto accedere gratuitamente alla Basilica e ascoltare l’ultimo, estremo messaggio di Mozart. Una serata magica: c’erano le austere statue di marmo di Pietro e Paolo ai lati dell’altare, dove si era disposta l’orchestra, c’erano le alte e severe navate della Basilica, c’erano molte autorità politiche e religiose, ma appena il concerto è cominciato la musica di Mozart ha scaldato ogni cosa, parlando un linguaggio di profonda fede.
Una fede molto più vicina al cuore, piuttosto che alla mente, degli uomini, proprio come è la musica di Mozart, anche quella più “sacra” del Requiem e delle Messe: una promessa di consolazione e di speranza, un grande sorriso, un colpo d’ala stupefacente, da parte di un uomo che stava morendo in miseria.
Ma oggi il messaggio mozartiano, che da 250 anni è forse il più amato dal pubblico di tutto il mondo, ci dice anche che, mentre la vita moderna va avanti a rotta di collo, ogni tanto è bello potersi fermare a riflettere, circondati da uno dei più poliedrici e affascinanti prodotti della mente umana: l’arte.

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