Magazine Venerdì 17 novembre 2006

Vinoterapia

A Daniele piaceva il vino. Soprattutto quello rosso, corposo e pieno di sapori e profumi che ti scende nello stomaco come una schioppettata. Ma non disdegnava il bianco, in particolare quello secco, tipo Cortese di Gavi, forse leggermente acidulo ma proprio per questo motivo capace di resistere anche due o tre anni senza perdere le primitive qualità organolettiche che lo rendevano così gradevole al palato.
Al giovane, perché Daniele aveva venticinque anni, piaceva dunque il vino. Ma non solo per i sapori che risvegliavano in lui antichi ricordi della sua infanzia, ma anche per il piacevole effetto che l’alcool, contenuto nel vino, faceva sul proprio corpo. Un gradevole senso di rilassatezza si impadroniva di lui dopo aver gustato un paio di bicchieri di nettare rosso o bianco e, finalmente, i muscoli, soprattutto quelli delle gambe, perdevano la loro rigidità e tutti i suoi movimenti diventavano più fluidi e gradevoli.

Perché Daniele non era 'normale'. Al momento della nascita, infatti, era successo non si sa bene che cosa che l’aveva fatto stare in apnea per pochi secondi. Quella mancanza di ossigeno, sia pure per pochi istanti, aveva provocato danni notevoli al bambino appena nato e così Daniele si era trovato sul groppone una bella tetraparesi spastica che gli impediva di camminare e che gli rendeva i muscoli duri ed il movimento legnoso. A nulla erano valse le innumerevoli sedute di fisioterapia, logoterapia nuototerapia, ed altre cose che terminavano sempre col suffisso 'terapia' effettuate in tutti quegli anni: pur migliorando, Daniele aveva sempre bisogno di qualcuno che gli desse il braccio per potersi spostare con i diversi amici che aveva.
Daniele, infatti, era molto simpatico. Estroverso per natura, col suo ottimismo riusciva sempre a trovare qualcuno che lo aiutasse e spesso era proprio lui il centro animatore di tutto il gruppo degli amici universitari che frequentava.

Quella sera si festeggiava la laurea di Marcello, che era brillantemente divenuto medico proprio due giorni prima. Al ristorante Daniele era seduto vicino ad Elisa, la sua amica del cuore, ed insieme stavano parlando del professore di letteratura italiana particolarmente severo.
- è proprio stronzo, sai? – commentava lei.
- lo so bene, Elisa mia, ma purtroppo l’esame bisogna darlo, non c’è scampo. E con voi ragazze è meno severo.
- hai ragione, Daniele. Vorrà dire che mi metterò la minigonna più provocante che ho… - e giù una risata.
In questi ed altri più piacevoli conversari erano arrivate le diverse portate accompagnate da ottimi vini: il Vermentino dell’antipasto aveva ceduto il passo ad un ottimo Rossese per i piatti di pesce. Poi il Nebbiolo era sopraggiunto per dare manforte ad un arrosto veramente squisito ed infine il dessert era stato accompagnato da un ottimo Porto.

Daniele aveva bevuto e bevuto tanto che i bicchieri non si potevano contare ed ora, che era il momento di andare, si sentiva rilassato come non mai. Aveva disteso le gambe sotto il tavolo e si godeva la vista della sua amata Elisa tutta accaldata dal poco vino che lei, astemia, aveva per l’occasione gustato. Marcello si alzò, seguito da Bruno e Francesca. Poi, in un chiacchiericcio confuso, tutti gli altri commensali si levarono da tavola.
- alzati, su, Daniele, che ti aiuto io – diceva Elisa al nostro giovane.
- No… ce la faccio da solo… posso farcela…
Così, mentre Elisa lo guardava con gli occhi sbarrati per la sorpresa, Daniele, piano piano e per la prima volta nella sua vita, si alzò da solo.
Gli altri amici si erano accorti di quello che stava succedendo; si erano tacitati ed ora l’attenzione di tutti era concentrata su Daniele. Il giovane sentiva gli sguardi di tutti gli altri, amici ed anche i camerieri ed il padrone del locale, su di sé. Si guardò intorno e vide, a circa tre metri di distanza, un tavolo con delle sedie.
Goffamente, come un soldatino di piombo, nel silenzio più assoluto di tutto il ristorante e seguito da una trepidante Elisa, Daniele mise un piede davanti all’altro barcollando vistosamente ma mantenendo, non si sa come, l’equilibrio ed infine riuscì a percorrere da solo quei tre metri come se fossero non una, non due, ma bensì dieci maratone. Quasi con un tuffo si aggrappò al tavolo e, mentre si girava, sentì le benevole esclamazioni di sorpresa degli amici.
Con gli occhi ancora un po’ appannati dall’alcool, li guardò tutti. Poi, con un sorriso radioso disse
- Ragazzi, ho inventato la vinoterapia!
di Enrico Carrea

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