Magazine Lunedì 5 marzo 2001

Napster: Gigi D'Alessio come Bukowski

Attentato alla salute della musica leggera italiana. Ricordate quando il prode Gigi D’Alessio, paladino della melodia confidenziale, ha denunciato dal palco dell’Ariston che su Napster erano già presenti le canzoni ancora calde di ugole festivaliere? L’impavida Raffaella Carrà aveva assicurato che sarebbero state svolte accurate indagini.

Non me la vedo la Raffa a smanettare su internet alla ricerca di cibernautici pirati musicali, allora mi son sentito moralmente obbligato a correre in suo soccorso e accollarmi gli oneri delle ricerche. Ma subito allo spirito del cronista d’assalto ha fatto posto quello dell’uomo di mondo dall’indole pigra. Ho riflettuto che quello svelato dal cantante napoletano è nientemeno che il segreto di pulcinella. Lo sanno tutti che prima ancora che esistessero mp3, real audio eccetera eccetera, le canzoni del festival erano presenti sulle bancarelle all’indomani della fine della gara canora (se non prima). Niente di nuovo sotto il sole, quindi.

Il mio zelo è andato via via scemando, mentre bighellonavo alla ricerca di artisti che nulla avevano a che vedere col festival. Scorrendo distrattamente i titoli dei R.E.M. mi sono imbattuto in Fuck me kitten. Canta William Burroughs (foto in basso), dirige l’orchestra il maestro Michael Stipe. Ho scaricato il brano, e ho iniziato una nuova ricerca. William Burroughs, find.

Che ci fa un poeta e romanziere (Il pasto nudo, Queer, La scimmia sulla schiena) su Napster?

Semplice: recita, accompagnato da Kurt Cobain, The priest they called him, duetta col regista Gus Van Sant che lo ha diretto nel film Drugstore Cowboy, recita alla maniera dei bardi T’ain’t no sin, scortato dal menestrello Tommasin ch’attende, al secolo Tom Waits. Più altri brani recitati da solo, senza accompagnamenti musicali, o in accostamenti arditi con artisti impensabili.

Tento nuovamente la fortuna. Il colpo mi riesce con Jack Kerouac, che recita interminabili brani di On the road. Poi con Charles Bukowski, l’unico vero autore underground che non canta, ma recita e dialoga col pubblico.

Ormai sprofondato in un’atmosfera beat, cerco Allen Ginsberg (foto in alto). Il guru della generazione lisergica canta Vomit Express in coppia con Bob Dylan, poi recita America sulle note, nuovamente, di Tom Waits. È una performance strepitosa. Vale la pena di aspettare anche mezz’ora, sopportare le lungaggini del download per poi poter ascoltare la recitazione appassionata e intensa di Ginsberg. Non importa se non conoscete approfonditamente l’inglese e non capite completamente il testo. Eventualmente potrete cercare le traduzioni sul web, o comperare qualche libro (ad esempio Juke Box all'idrogeno), che non fa mai male.

Non penso che i vari Burroughs, Kerouac, Bukowsky e Ginsberg si sarebbero mai lamentati di trovare le loro registrazioni su Napster. È una questione culturale prima ancora che economica. Forse la poesia ha trovato nella rete un alleato davvero importante per trovare nuovi spazi e raggiungere il maggior numero di persone possibile.

È quello che auspica Giuseppe Caliceti, autore di Fonderie Italghisa e curatore della rassegna RicercaRE, che ogni anno tenta di scoprire qualche nuovo talento letterario. Ma non compare nessun autore italiano sul portale degli mp3. L’augurio è che la tendenza si inverta al più presto, e scrittori interessati all’aspetto performativo (Lello Voce, Rosaria Lo Russo, Tommaso Ottonieri, per fare un esempio) si impegnino in prima persona a diffondere le loro registrazione in rete, prima che Napster sia davvero costretto a chiudere.

Così i cyber-pirati potranno lasciare in pace il povero D’Alessio e troveranno qualcosa di veramente valido per cui valga la pena di spendere tempo e denaro su Napster.
di Donald Datti

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