Magazine Lunedì 13 novembre 2006

I giapponesi lo fanno strano

Nella foto: la copertina del libro
La cultura erotica giapponese è un mondo di immaginazione, dove non esiste il senso del peccato. Il sesso trasuda l’odore del corpo, un profumo che ricorda la possibilità di sentirsi puri anche se violati da qualcosa di sporco, sensazioni corporali, ma anche organolettiche”.
Inizia così Japan underground ( , 256 pag., 18 Euro), il nuovo libro di Gabriele Rossetti, studioso di cultura giapponese. Il volume è interessante da leggere ma anche bello da sfogliare: ogni pagina è infatti arricchita con immagini e disegni che fotografano quello che oggi è il mondo giapponese, fra trasgressione e antiche tradizioni, vive ancora oggi.

Rossetti intraprende il suo viaggio nel Sol Levante descrivendo il rapporto tra il Giappone e la religione: la venerazione dei simboli fallici, i culti della fertilità, i riti shintoisti. Il tutto accompagnato da fotografie decisamente esplicite e per noi occidentali molto divertenti. Rossetti, però, è molto preciso anche nell’analisi storica: la nascita del Buddhismo giapponese e il suo legame con l’insegnamento Zen, fino all’esoterismo che accompagnò nei secoli la dottrina buddhista.
Rossetti sfata poi i cliché che descrivono la scena omosessuale giapponese in Occidente: ciò che vede un turista non corrisponde sempre alla realtà di un paese dove i gay non hanno vita semplice. Il viaggio prosegue poi con l’analisi del ruolo della donna. Scopriamo così che lo Shintoismo è l’unica religione la cui principale divinità è di sesso femminile.

Divertente è il capitolo dedicato alle parole straniere che dominano il sesso. Dopo una prima descrizione della filogenesi della lingua giapponese e delle diverse teorie che la accompagnano, Rossetti passa ad elencare i termini giapponesi che assomigliano a quelli stranieri: un modo, questo, per rompere con l’eccessivo tradizionalismo. Così la parola inglese sex diventa in giapponese sekkusu, e kiss si trasforma in kisu.
Non poteva mancare la sezione dedicata all’immaginario collettivo giapponese. Ovvero lo stile kawaii – che caratterizza oggetti che sembrano destinati alle ragazzine ma che oggi sono amati da persone di ogni età – e il fenomeno dei cosiddetti “feticci in uniforme”: le studentesse in divisa scolastica, innocenti solo in apparenza, sono diventate un’unicona dell’immaginario erotico nipponico.

Ma ci sono anche le giovani ganguro girls – ragazze alla moda, che escono in gruppo per andare a divertirsi nei locali delle grandi città – e i ragazzi otaku, che invece amano chiudersi in casa a leggere i manga e chattare online. Insomma, il corrispondente delle .
L’analisi di Rossetti non dimentica neppure l’arte contemporanea e quella cinematografica giapponesi. Insomma, “le cose in Giappone non sono mai come appaiono”, conclude l’autore.

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