Magazine Domenica 4 marzo 2001

mentelocale consiglia Donne col pisello

C'è un che di tondelliano nei racconti che compongono Donne col pisello. È un'affermazione rischiosa, me ne rendo conto, perché lo scrittore di Correggio è senza ombra di dubbio una delle figure più rilevanti del panorama letterario italiano degli ultimi trent'anni. Niente a che vedere con Katia Valli Bentivoglio, autrice del volume in questione, per carità. Eppure qualche affinità tutt'altro che superficiale c'è.

Sopratutto, direi, nella costruzione dell'opera, una sorta di autobiografia in racconti, che ricorda per certi versi Altri libertini. Nelle tematiche trattate, ovvero quelle della formazione di un'identità sessuale "alternativa" in una società dall'immagine così manifestamente "etero". Nell'atmosfera di grande naturalezza con la quale vengono trattati temi quali l'omosessualità (Tondelli) e il transessualismo (Valli Bentivoglio), che vengono spogliati dell'aura nera della morbosità e della perversione. L'omosessuale e il transessuale non sono più dei diversi o dei fenomeni da baraccone, dei soggetti da laboratorio psichiatrico.

Le differenze sono di carattere stilistico e, probabilmente, è fatale sia così.
Ai racconti di Donne col pisello sembra mancare il respiro: non c'è ambientazione, sviluppo articolato delle situazioni. Poca attenzione è rivolta ai dialoghi, e così allo studio dei personaggi, che vengono trattati con un procedimento d'appiattimento psicologico e inseriti in categorie predeterminate. Il maschio rapace, il maschio incapace, il maschio che disprezza e poi compera.

Ma non è detto che tutte queste mancanze siano necessariamente un difetto. Katia Valli Bentivoglio nasce come scrittrice su una rivista specializzata, Transex. Prima ancora che una vocazione alla scrittura, la sua è una ricerca di visibilità alla condizione di transessuale. Una sorta di sfogo a una situazione di disagio durante le fasi di passaggio e affermazione della sua sessualità. Da questa esperienza deriva la prosa asciutta, essenziale, che va subito al sodo. L'attenzione è focalizzata su sensazioni, paure, emozioni e pensieri personali. Un'impostazione assolutamente egocentrica, necessariamente egocentrica. Per un transessuale che leggesse la rivista, un racconto del genere rappresenterebbe indubbiamente uno stimolo a vivere con più coraggio la propria attitudine. Si tratta di una prosa da rivista, non di prosa d'arte. Eppure, proprio per questo, affascinante.

Lo stesso fascino, tutto sommato, che ci porta a leggere la rubrica della posta di Cioè piuttosto che di Top Girl per capire cosa passa per la testa degli adolescenti. Quella dei transessuali è una realtà a noi marginale: i margini delle strade dove fanno marchette o quelli televisivi o dei rotocalchi dove fanno spettacolo. Questo libro può veramente avvicinarci alla loro realtà quotidiana in maniera equilibrata.

Chi si aspetta descrizioni scabrose di sesso resterà deluso: l'erotismo e l'amore sono presenti, come lo sono nella vita di ognuno, non come vengono presentati nel fantasmagorico mondo delle luci rosse. Se non della poesia, questi racconti sono permeati della stessa sensibilità che contraddistingue una canzone come Princesa, di De André, o film come La moglie del soldato, di Jordan, e Tutto su mia madre, di Almodovar.
Scusate se è poco.
di Donald Datti

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