Magazine Venerdì 3 novembre 2006

I racconti fantastici di Marco Grosse

L’arte del racconto ha avuto parecchi autori, ed ognuno ha assunto uno stile diverso. In Italia poi diversissimi scrittori famosi si sono cimentati in questo tipo di scrittura con alterni risultati. Oggi le short story, come vengono definiti i racconti, hanno un nuovo impulso editoriale. Capita così di leggere nuovi promettenti autori, tra cui il giovane Marco Grosse.

I racconti del suo libro I giardini imperiali (De Ferrari & Devega editori), che verrà presentato alla Fnac martedì 7 novembre alle ore 18, sono come appunti di viaggio, escursioni imprevedibili in un mondo fantastico.
Sono racconti che fissano sensazioni forti e leggere; racconti che si prestano a diversi livelli di lettura. Con le simbologie e le metafore possiamo dare un senso a molti fatti, possiamo uscire per entrare dove è più necessario. In molti racconti entriamo nel dolore, nella solitudine, sentiamo lo sgomento, ma poi, per il fatto di vederlo, ecco che ne usciamo. I giardini imperiali sono popolati da numerosissimi soggetti. Tutti hanno qualcosa di magico. Tutti hanno qualcosa che ci conduce altrove. Protagonisti dei racconti sono animali, uomini, insetti; protagonisti sono anche i luoghi: deserti, steppe, foreste, grotte, alberghi, laghi e castelli. Le situazioni descritte sono in maggioranza fantastiche. La storia di un pellicano che incontrando una giraffa farà nascere cigni; oppure quella del giurista dentro un fiasco che ansima per uscire, per passare al pericoloso ragno che si aggira in un albergo, al gatto di mare e magari concludere con un tulipano parlante. Situazioni paradossali descritte molta ironia.

Tanti eventi fantastici ci fanno percorrere vie d’introspezione tanto brevi quanto pregnanti di verità: la scatola nera contenente il nulla, che non si deve più aprire ma si deve controllare come un cubo da tenere tra le gambe, ne è un esempio.
Cosparsi, come dicevo, di ironia e fantasia, i racconti hanno uno stile narrativo che dimostra sicurezza e in quanto opera prima, oltre ad essere una prova che gioca a favore dell’autore, la vedo come preludio ad ulteriori opere narrative.
Ne libro di Marco Grosse ci sono mille vite nascoste: ci sono sogni, giochi d’equilibrio, costruzioni sul nulla, che rivelano quanto è sottile la linea che ci separa dalla follia; una follia forte come la verità.
di Giorgio Boratto

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