Magazine Martedì 31 ottobre 2006

Baci e abbracci, Claudia



Cari amici, dicono che oggi sarà l’ultimo giorno d’autunno. Dicono che da domani, sarà poi vero?, comincerà il freddo e si avvicinerà l’inverno. In casa, in effetti, sto già con il maglione. Fuori dalla mia finestra vedo una cascata di foglie rosse scendere dal muro di fronte.
Mi viene voglia di raccontarvi delle storie, di persone che conosco, che ho conosciuto o che mi scrivono. E chiedervi che cosa ne pensate. E magari chiedervi se vi è mai capitato di stare nei panni di una di queste persone. Ma insomma, è così necessario soffrire per crescere?
Saul Bellow dice di sì. Lui dice “la sofferenza è forse l’unico mezzo valido per rompere il sonno dello spirito” (dal Re della pioggia). Anche Proust la pensava allo stesso modo. Diceva che “la sofferenza è una specie di bisogno dell’organismo di prendere coscienza di uno stato nuovo” (da I Guermantes).

Per esempio: ci sono due donne, due amiche, che è un pezzo che non riescono a parlarsi e a dirsi delle cose. Vorrebbero, certo. Si conoscono bene e altrettanto bene si vogliono, questo è fuori discussione. Ma c’è qualcosa che non permette di lasciare andare quei sentimenti che impediscono loro di comunicare, di dirsi con semplicità e sincerità tutto ciò che da mesi devono dirsi. Non è mica difficile! Oppure sì? Si deve passare attraverso la sofferenza e magari sostenere anche quella dell’altro. Eppure sono buffe queste due, perché ci patiscono lo stesso, si struggono come due sceme totali, ma dimmi te se è il caso. Una di loro si logora ed evita il conflitto pensando che sia meglio così per l’altra. Crede in questo modo di difenderla. Ma ogni tanto dirsi le cose fuori dai denti è necessario. E provare anche un po’ di dolore. E lasciare che anche gli altri provino il loro. E poi l’ amicizia rende ricchi e con tante anime. Una di queste uscirà e metterà le cose a posto. Prima o poi. L’importante è non perdere troppo tempo. Aspettare il momento giusto, ma forzarlo anche un po’ ad arrivare.

C’è un uomo che deve fare una scelta importante. Che cosa fare della sua vita. E non è un pivello. È uno tosto, impegnato, uno che una vita se l’era già tutta costruita e strutturata. E mica una vita da poco. E poi a un certo punto ha scoperto che si ritrovava a dire, ma è tutto qui? E infatti, inconsciamente, si è messo a cercare qualcosa di diverso. E lo ha trovato. Talmente diverso che dopo un po’ si è trovato cambiato anche lui. Cresciuto. Appagato. Consapevole. Insomma il cambiamento è stato tale che ora non sa più quale sia la sofferenza maggiore. Andare avanti oppure tornare sui propri passi? Come dice lui, cose su cui riflettere.

C’è una donna che ha paura. La paura ha sempre dominato la sua vita e vacca boia le ha impedito di fare un sacco di cose, che poi il fatto è che quando hai paura ti metti delle barriere e dei paletti mica da ridere e non c’è verso di fartelo capire che basta poco, un passo alla volta, per ricominciare a camminare con le tue gambe e finalmente ricominciare a correre sfrontatamente verso il destino, dicendo le cose che vuoi o che non vuoi fare. Insomma, questa donna non è che abbia paura sempre, ogni tanto le viene pure un po’ di coraggio e allora fa cose belle e mica da tutti, anzi, ne fa proprio tante e rigira la sua vita come un calzino se è necessario. Ma poi la paura ritorna e lei è di nuovo punto a capo, col culo per terra e il cervello nella bratta e col cavolo che se lo ricorda di come era quando la paura non ce l’aveva.

C’è un tale che ha dato una svolta alla sua vita. Ha riconosciuto di avere fatto degli errori. E fino a qui, direte voi. Ma adesso viene il bello. Questo ragazzo si è perdonato. E ora è felice, contento come una pasqua di quello che si è guadagnato. E ancora di più. Adesso crede di meritarsi anche cose più apprezzabili e di spessore. Col cavolo che si fa dominare dai sensi di colpa e dagli umori di chi glieli vuole suscitare per sfruttare la situazione. Che poi i sensi di colpa, diciamocelo, sono anche un po’ frutto del nostro narcisismo, perché il fatto è che quando ci sentiamo in colpa per qualcuno o per una circostanza pensiamo che la felicità degli altri dipenda da noi e invece non è così. La felicità o l’infelicità ce la costruiamo da soli e ne siamo responsabili. Il nostro amico ha passato momenti brutti, ma è stato bravo ed è sereno. Adesso.

C’è un ragazzo che ha appena compiuto diciotto anni e che è bello, fiero e intelligente. Ha in testa tante cose da fare e tra poco dovrà prendere una decisione. Perché quello che lui vuole è lasciare il nido. Vuole cercare un posto che sia giusto per sé. Ha ancora la forza e l’ invincibilità che si hanno a quell’età. Ha molte convinzioni e sicurezze e ancora non sa che un giorno le sentirà vacillare. Spesso i dubbi non albergano nelle persone poco intelligenti e curiose, ma questo giovane uomo ha una bella testa e quando si imbatterà nella vita adulta può essere che gli capiti di restare un po’ deluso. Ma è una persona speciale, diverso da quelli della sua età e ha una grande, inestimabile risorsa. Quella di farsi amare dalle persone, perciò, in qualche modo, chiunque possa incontrare e qualunque cosa possa capitargli, troverà sempre amici e porti sicuri dove rifugiarsi.

Io tutte queste persone le ho nel cuore. E faccio a tutti i miei auguri, perché riescano a trovare a loro strada.
Oggi è una bella giornata autunnale, dicono l’ultima di questa stagione. Sto ascoltando Live at Yoshi’s volume two di Jessica Williams. Favoloso.
di Claudia Priano

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