Magazine Lunedì 30 ottobre 2006

Giorni di una vacanza particolare

Magazine - Io un grande viaggiatore non lo sono mai stato. Qualche volta mi sono raccontato di esserlo, ma in realtà un grande viaggiatore non lo sono mai stato. In gioventù mi sono preso qualche soddisfazione, ma nulla di più.

Ricordo una vacanza in autostop a diciotto anni per raggiungere, da Imperia, l’Oceano. Non avevo il passaporto, che a quei tempi serviva per , e così mi bagnai nelle fredde acque dei paesi baschi. Qualche anno dopo decidemmo con amici di attraversare il Sahara facendo, il più possibile, l’autostop ai grandi camion guidati dai Tuareg e così fu per quaranta giorni, meravigliosi per i colori, le conoscenze, gli animali.
Più tardi qualche altro viaggio nel mondo arabo, in Sud America, nelle città europee. Partenze organizzate con fatica che i diciottenni di oggi riescono a inventare in pochi giorni. Luoghi comunque meravigliosi, stupendi come il viaggio di nozze in Perù. Per il resto da molti anni non supero più i confini dell’Italia.

Però ora vorrei raccontarvi di una piccola esperienza di quest’estate. Una collega mi ha invitato qualche giorno in Val Cervo, meravigliose montagne sopra Biella che io non conoscevo. Il primo giorno che arrivai un ex-assessore del Comune di Genova, non svelo il nome perché so che non ci tiene, mi ha detto:
- Marino, vieni con me? Andiamo a cercare un fiore. - Un fiore? – risposi stupito. Non capivo cosa volesse dire andare a cercare un fiore. L’amico è una persona seria ed affidabile e quindi la proposta mi incuriosì.
Quel giorno cominciò una lunga scarpinata per i fianchi di una montagna. L’ex assessore non seguiva sentieri, si orientava misteriosamente con gli alberi. Ogni tanto si fermava, mi chiamava per indicarmi una piccola pianta vista in lontananza. E mi spiegava le migliaia di tipi di felci, sterili o con le spore, comuni e rare. Il mio amico sapeva di botanica, una cosa che a me non aveva mai interessato, ma quel giorno ascoltavo con piacere.
Arrivammo, chissà come, ad un gruppo di stalle d’alpeggio distrutte, la meta della nostra gita.
Qui vicino al grande larice, dovrebbe esserci un zona umida a causa di una sorgente. È il luogo dove dovrebbe trovarsi il fiore che cerchiamo.
È grande? Ha dei colori particolari?
No, è piccolo e si assomiglia a molti altri. Solo ha i petali frastagliati. È una sottospecie rarissima, cresce solo in queste zone.

Io guardai stupito l’ex-assessore. Come avremmo fatto a trovare quel piccolo fiore raro in mezzo alle infinite piante della zona umida e a distinguerlo dai falsi?
Ho la lente – replicò serafico l’ex-assessore.
Cominciò la ricerca affannosa, ma del fiore nessuna traccia, la stagione arida ne aveva forse impedito la crescita. Però trovammo molti esemplari della specie comune. All’inizio non ero coinvolto, ma poi mi dispiaceva tornare indietro senza aver trovato nemmeno un esemplare del fiore maledetto.
Andiamo a cercare più in alto o negli affossamenti di lato alla fonte - proposi.
No, là non può crescere. Ha bisogno di questa altitudine e di acqua. E se la fonte è quasi prosciugata, non può vivere in lontananza.
E così tornammo a casa, fermandoci per mangiare il cuore di carciofi selvatici.

In quei giorni andammo più volte insieme per boschi. L’ex–assessore mi raccontava di piante particolari che riusciva ad intravedere, mi dava spesso la lente per osservare dettagli nascosti. Mai avrei pensato che mi sarebbe piaciuta la botanica! A volte, poi, anche i piccoli insetti erano oggetto della nostra curiosità. Una mattina andammo per funghi e fu incredibile come il mio amico riuscì a trovarli in un luogo dove molti altri erano già passati ed in un periodo nel quale ne nascevano molto pochi.
È una questione di differenza - mi spiegò – Differenza di colori, di avvallamenti sotto le foglie, differenza di minuscoli particolari.
Altre volte, mentre eravamo in auto con altri amici, l’ex assessore pregava di fermarsi: anche in velocità aveva visto piante rare. Ed era vero, perché alla sera confrontavamo le specie viste con quelle che disegnate nei libri che l’ex-assessore aveva portato con sé.

Ma come fai?
È una questione di differenza. Il mio occhio è abituato a cogliere ogni piccola diversità. Ogni dissonanza dal comune.
Il mio amico ex-assessore era ed è famoso perché sa lavorare con la gente. Ed ora, dopo questa vacanza, mi chiedo se il suo segreto stia anche nel saper, con un'occhiata e con poche parole, cogliere e valorizzare le differenze individuali. E quest’anno, per la prima volta nella mia vita, ho trovato due porcini, di cui uno persino grande. Semplicemente perché ne ho intravisto la particolarità in un bosco ricco di foglie dello stesso colore.
Ora ho il desiderio che ritorni l’estate ed il mio amico mi riporti qualche giorno in montagna con la sua famiglia e mi insegni ancora qualche segreto botanico.

di Marino Muratore

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