Magazine Venerdì 27 ottobre 2006

Amore e biotecnologie

In occasione del , Laura Guglielmi presenta alla Porto Antico Libri, lunedì 30 ottobre 2006 (ore 17) il romanzo di , scritto in collaborazione con Gian Paolo Tonini, dal titolo Come il vento sul grano. Una storia d’amore e OGM.
Pubblichiamo di seguito un testo dell'autrice che spiega la trama e la genesi del libro. A voi

La storia
Louise Donovan, donna intelligente e sensuale, dirige una piccola ditta biotecnologica. Ama l’affascinante William Duncan, Manager in una Company dedicata al transgenico. Purtroppo William è più attento a se stesso e alla propria carriera che alla donna al suo fianco, che vive con lui una storia tormentata.
Betty condivide sentimenti e ufficio con Daniel, ricercatore governativo, esperto del DNA di una pianta nell’ambito del progetto genoma vegetale; uno studio complicato ma ripetitivo. Betty è una ragazza passionale, piena di entusiasmi che vorrebbe qualche emozione in più dalla vita. Il lavoro e la relazione di routine che conduce non la soddisfano.

L’amica genovese Stefania Serra, giornalista d’inchiesta, la incoraggia a cambiare, ma Betty ormai sembra rassegnata alla quotidianità. Martin Forrett è uno scienziato di grido, bel tenebroso che con le sue parole avvince le platee in pubblico e le gentili signore in privato. Un uomo fortunato? Ma non sarà la pianta transgenica, il grano OGM che ha brevettato per Duncan, a dargli la felicità. La troverà a Philadelphia e la inseguirà in Italia quando capirà che nella vita l’amore è più importante della gloria e del successo.
Un pensiero su cui meditare, per tutti gli innamorati!

Come nasce
Tutti hanno un sogno nel cassetto. Nella mia casa ci sono molte cassettiere, tutte piene di sogni e qualche incubo. Soprattutto sono stipate di poesie, racconti, manoscritti inediti, appunti di viaggio. Il demone dello scrivere mi ha sempre tormentato. Fortunatamente faccio un mestiere che mi consente di unire alla parte sperimentale quella della stesura dell’articolo scientifico e così ne ho pubblicati 230 in inglese, sulle riviste internazionali, e più o meno altrettanti in italiano.
Ma lì, nella ricerca, si lavora in équipe, si dividono gli esperimenti, ci si ripartiscono i segmenti della pubblicazione, ci si confronta. La scrittura letteraria spesso si consuma in solitudine, persi dietro a un pensiero, inseguendo una trama, giocando con una parola.
E non si ha mai l’idea se quel che si è scritto è leggibile o no. Così, quando venni a sapere, da un comune amico, che anche il collega di Istituto Gian Paolo Tonini, scriveva racconti e poesie come me, mi incuriosii. Uscii dalle sudate carte della parte gestionale e mi concessi un caffè e quattro chiacchiere non scientifiche. Gian Paolo aveva in mente una trama interessante e dei personaggi in bozza con molto potenziale.

Io sognavo una storia che contenesse tutti gli ingredienti, dramma e gioia, abbandono e passione, giallo e tecnologia. Un pezzo per volta, un personaggio dietro l’altro, avendo una scrittura molto simile, è nato Come il vento sul grano.
Spedendoci brani per e-mail la sera o incontrandoci dopo il lavoro, abbiamo tessuto la trama, approfondito i caratteri dei personaggi e costruito un giallo-rosa a quattro mani. Alla fine la sintonia di scrittura era tale che non sapevamo più noi stessi chi avesse ideato una frase e chi l’altra. Mentre il giallo in Italia è affermato, quello a sfondo rosa è ancora raro: esiste ed ha cultori importanti, ma raramente combina la parte avventurosa a quella sentimentale. Impazza invece nel genere americano chiamato romance; autori come Sydney Sheldon, Danielle Steel, Patrichia Highsmith, Nora Roberts, mi hanno regalato ore deliziose prima del sonno notturno.

Fortunatamente i , prìncipi del Giallo e del Noir, con autori illustri tra cui (Bacci Pagano) e Maria Masella, hanno inventato anche la collana Rosa Intrecci a cui auguriamo un grande successo.

Scrivere in due, a quattro mani, è molto divertente. Certo non è che si diventi Fruttero e Lucentini o Sveva Casati Modigliani al primo colpo (e magari neanche al secondo), soprattutto quando si lavorano sessanta ore la settimana dietro al banco di laboratorio o alla scrivania. Ma confidiamo che la storia non deluda i nostri lettori.
di Annamaria Giuliani

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