Magazine Giovedì 26 ottobre 2006

Eros Pagni, è già tempo di biografie

In alto la copertina del volume
Una bella biografia dell’attore Eros Pagni esce a cura di Giuliana Manganelli nella Collana “palcoscenico” di De Ferrari Editore. Un aggiornamento e una messa a punto necessari, data la levatura ormai raggiunta dall’artista del teatro.
Con andamento alternato di intervista dialogata e ariosa ricostruzione storica, l’autrice privilegia l’approfondimento del periodo più lontano, quello delle scelte e dell’apprendistato. Nel vivo tessuto culturale d’allora, si manifesta la prima curiosità dell’artista, la sua tenace ricerca di orientamenti esistenziali. Emergono i caratteri della persona che aderiranno ai valori dei personaggi scelti nella lunga carriera.

Pagni frequenta l’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica dal 1956, a 17 anni e soprattutto nel distacco dalla famiglia naturale partecipa della nuova, cangiante famiglia artistica romana. Fruisce della lezione tramandata alla Scuola da Silvio d’Amico, dell’insegnamento di Giorgio Bassani, “consigliere” letterario di un ragazzo che aveva “letto finora troppo poco”. Fra le emozionanti scoperte, il protagonismo di Enrico Maria Salerno in Il diavolo Peter, di Salvato Cappelli.
Si rivivono nel libro gli incontri di una vita. Con Luigi Squarzina e Ivo Chiesa ad esempio, conosciuti tramite Franco Parenti: ed è il debutto in Misantropo di Menandro (1959). «La mia fortuna fu incontrare Ivo Chiesa – confessa Pagni – […] perché lui in fatto di critiche era anche peggio di mio padre» (p. 47). Legandosi così al Teatro Stabile di Genova, l’attore confermava talenti e intenti. La serie di spettacoli affrontati dando prova di incessante maturazione, va da Ciascuno a suo modo (1961), Il diavolo e il buon Dio (1962) e Il Drago (1967) a Madre Courage (1970) e Il Tartufo (1971), Questa sera si recita a soggetto (1972) e Il cerchio di gesso del Caucaso, (1974).

Il crescendo d’importanza dei ruoli e delle prestazioni è attestato anche dalla stagione seguente alla direzione di Squarzina, negli anni Ottanta e Novanta, a partire da La brocca rotta (1982) con la regia di Marco Sciaccaluga. Una carriera cinematografica complementare e non meno singolare s’era intanto intrapresa e sviluppata con Film d’amore e d’anarchia (1973), Profondo rosso (1975), Signore e signori (1976).

La biografa, da critica affettuosa e rigorosa, sa cogliere magari in sfumatura, anche l’arte interpretativa, scavando oltre i tratti metaforici del sottotitolo. Lo conferma l’Introduzione di Squarzina: "Oltre alla duttilità del volto, una maschera che poteva essere crudele e fragile, beffarda e patetica, c’era la sua voce: un flusso potente, omogeneo, dal basso profondo al falsetto, invalorata da una musicalità da cantante lirico, un dono mai ostentato ma vincente”, (p. 10). Pagni predilige un’estetica del personaggio classico a connotazione realista. Eroe o anti-eroe, deve fornire moventi vitalmente psicologici e concettuali ai comportamenti scenici. La Manganelli trascura forse certi momenti in cui la padronanza tecnica ed espressiva dell’interprete –in determinati contesti registici - inclina a qualche compiacimento da caratterista o all’autocitazione. Così la vita dell’attore ormai famoso, pluripremiato, va precisa a collocarsi secondo criteri estetici che comprendono la grande tradizione italiana e considerano mezzo secolo di evoluzione scenica europea. In Appendice, Teatrografia, Filmografia (Cinema e Televisione) e un’antologia, purtroppo un po’ sacrificata, della critica sul suo contributo a spettacoli memorabili.

[ Giuliana Manganelli, Io, Eros Pagni. L’orso in camerino, De Ferrari, Genova, 2006, pp. 206, 18,00 Eu ]
di Gianni Poli

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