Magazine Mercoledì 25 ottobre 2006

Come sono fatti i maschi?

Son tutte belle le mamme del mondo
quando un bambino si stringono al cuor.
Son le bellezze di un bene profondo
fatto di sogni,rinunce ed amor.


Sono tutte belle tranne le mamme dei figli unici maschi, che sono l’essenza dell’amore torbido e morboso: non augurerei mai alla mia peggior nemica di incontrarne una, come io ho incontrato mamma Rachele.
Luciano ha 34 anni, biondo, occhi blu, un bambinone con indosso i vestiti scelti da mamma Rachele, nutrito col cibo fatto con le manine sante di mamma Rachele, accudito, lavato e stirato da lei. L’unica cosa forse, spero e credo, è che non facessero sesso insieme.
Magrissima consolazione.

Per il resto varcata la soglia di casa Rachele l’argomento principale di ogni pranzo e di ogni cena che ho passato lì dentro era l’infanzia di Luciano, le elementari, le medie e il liceo, le vacanze scolastiche e quelle estive - se vi interessa so che era nel terzo banco a destra dalla seconda alla quinta elementare e poi dalle medie in poi sempre primo banco perché la miopia se l’è divorato.
Mamma Rachele aveva in mano l’intera famiglia. Vi state domandando se un padre c’era? Si, Michele era suo padre e lo adoravo. A tavola l’unica cosa che faceva era mangiare e bere e guardare la moglie Rachele che vomitava parole addosso a me e a Luciano. Lui in un certo senso ormai era immune, perché non le rispondeva più.
Rassegnato e spento.

Eppure mamma Rachele non era poi così perfetta, perché quando era piccolo suo figlio lo picchiava. E quelle botte Luciano se le meritava tutte, perché era un satana incarnato. Le botte devono aver avuto su di lui lo stesso effetto-affetto delle carezze. I tanti schiaffi dati gli avranno frullato il cervello e i neuroni sono stati sballottati dentro la testa fino a schizzare sulle pareti.
Aveva fatto un buon lavoro: ormai lo aveva plagiato, e le pochissime volte che si ribellava ai suoi zelanti consigli lei lo faceva sentire così in colpa che cinque minuti dopo era già tornato il cucciolo obbediente e scodinzolante. Io che ci incastro in tutto questo? Non lo so.

Sono durata in quella casa 8 mesi, 8 mesi in cui all’inizio volevo piacere a mamma Rachele, e per compiacerle mangiavo quintali di ravioli di carne, io che sono vegetariana: "mangia, che i vegetariani sono tutti malati!".
Luciano guardava sua madre con occhi spiritati: avrei dovuto capirlo che lei gli aveva rubato l’anima da piccolo e non gliel’avrebbe mai restituita. Ma all’inizio si fanno un sacco di cazzate per piacere all’altro ed io ero in quella fase di rincoglionimento in cui i difetti dell’altro non si riescono a vedere neppure con una maxi lente di ingrandimento. Eppure Luciano mi piaceva, era premuroso, gentile, troppo.
Troppo tutto.

Lui non aveva mai avuto una sbavatura, me ne sarebbe bastata solo una per capire che forse era un essere umano anche lui. Era la fotocopia esatta della sua genitrice: orrore! Quindi io stavo con mia suocera al maschile: doppio orrore!
Ad un certo punto mi sono risvegliata e ho avuto il rigetto dei loro pranzi, delle loro occhiate complici quando mi guardavano scartare il ripieno del raviolo e quando sua madre mi guardava con disapprovazione contando i centimetri della mia microgonna. Tutto questo lo lascio alla prossima che Luciano porterà a casa e spero tanto che sia una baldraccona stile Pretty woman primo tempo, che faccia perdere a Luciano il lume della ragione e che faccia morire di angina pectoris mamma Rachele. Temo però che neppure in paradiso San Giovanni la farà entrare.
La manderà all’inferno nel girone delle mamme mangiate a pezzi dalle nuore ripudiate.
W la mamma!
di Lara Nervi

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