Magazine Lunedì 23 ottobre 2006

La prima volta che ho visto

Lisa Massei si fa portavoce di un progetto interessante e riunisce sedici giovani autori che convince a cimentarsi nel provocatorio tema narrativo La prima volta che ho visto. Questa antologia -titolo originale T.F.T.I.S. The First Time I saw (Nuoviautori.org - Pag. 80 – Eu 12) - sarebbe diversa dalle altre perché la curatrice non pubblica un suo racconto, è lei che cerca gli autori e non viceversa, infine non ci sono dietro interessi editoriali di nessun tipo. Non mi sembra una grande novità. Se guardiamo le antologie importanti, ispirate a un progetto culturale, è sempre il curatore che cerca gli autori, scegliendoli per affinità narrativa. Lasciamo stare poi le antologie pubblicate da editori senza scrupoli che cercano soltanto i soldi degli autori, quelle non hanno diritto di chiamarsi antologie, sono soltanto spazzatura.

Il problema vero, secondo me, sta nell'utilità delle antologie. Servono a qualcosa? C’è qualcuno che le legge, a parte gli autori che ci pubblicano un racconto? (e forse pure loro si limitano a rileggere quello che hanno scritto). Non lo so. Per la mia poca esperienza di microscopico editore posso affermare che le sole antologie con un pubblico di lettori sono quelle horror. Le altre non le compra nessuno.
Ma occupiamoci del libro e lasciamo stare la politica editoriale. Nuovi Autori lo conoscevo come sito internet e non sapevo che facesse pure l’editore cartaceo, ma se ha intenzione di sopravvivere pubblicando prodotti credibili deve rivedere la politica dei prezzi. Non può far pagare 80 pagine scarse stampate su carta uso mano la bellezza di dodici euro.
Senza contare che sembrano fotocopie incollate e la copertina è fatta con un cartoncino bianco che si sporca a guardarla e si piega girando le pagine. Termino la critica editoriale dicendo che il libro non ha né codice ISBN, né codice EAN. Quindi non esiste. È una semplice dispensa fotocopiata, ma non è un libro.

Gli autori dei racconti, invece, sono più bravi del loro editore perché forniscono prove interessanti sulla prima volta che hanno visto. I sedici compagni di viaggio dell’ottima curatrice sono: , Francesco Dell’Olio, Claudio Martini, Marina Moneto, C.D. Formetta, Maurizio Guarini, Paolo Mascheri, Maurizio Aschieri, Pedro Adelante, Ferdinando Pastori, Angelo Zabaglio, Andrea Malabaila, Mario Laudonio, Emilio Zagarà, e Massimo Baglione.
Non ho lo spazio sufficiente per parlare di tutti, ma mi limiterò a citare l’ottimo Custer se lo meritava di C. D. Formetta che descrive l’amore tra padre e figlia in modo diverso dal solito, senza tanti luoghi comuni, ma con una scrittura rapida e ricca di dialoghi. Il padre della protagonista ama i film western, mentre lei li odia, ma quando la ragazza scopre una triste verità sul conto di suo padre non vuole accettarla e afferma con orgoglio: Io sono chi voglio essere. Sono il viso pallido cresciuto in mezzo agli indiani. Tutto molto bello.
Un altro racconto che merita la spesa dei dodici euro dell’antologia è Totemtabù di Andrea Malabaila. Il giovane autore torinese costruisce un dolcissimo e romantico racconto fantastico sulla visione di Ritorno al futuro di Michael J. Fox durante la notte di Halloween.

Per finire ho rivolto qualche domanda alla curatrice Lisa Massei.

Le antologie di racconti. Nessuno le legge e tutti le pubblicano. Cosa presenta di nuovo questa raccolta di giovani autori per invogliare all’acquisto?
Beh, è difficile uscire fuori dal circolo delle antologie spazzatura, però questo non significa che bisogna demoralizzarci e lasciar posto soltanto alla spazzatura. Le cose negative vanno equilibrate in qualche modo con quelle positive. TFTIS è il mio modo per lottare contro le antologie spazzatura. Non ci sono racconti miei. Non ci sono interessi di sorta. Si tratta di un’antologia sincera. Per questo sento di poter dire che si distingue.

Come hai scelto gli autori?
La selezione degli autori, per ovviare a circoli viziosi, è stata fatta di mia scelta in modo insolito. Vale a dire che sono andata io alla ricerca degli autori e non viceversa.

Perchè il tema La prima volta che ho visto?
Per sottolineare il mio primo lavoro di vera e propria protesta. Leggetela. I giovani autori vi sorprenderanno.
di Annamaria Giuliani

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