Magazine Lunedì 23 ottobre 2006

Tutto il Teatro di Barbara Nativi

In alto la copertina del volume

Magazine - Si scopre dopo la sua morte, nel 2005, l’eclettismo geniale di Barbara Nativi. Scrive Franco Quadri in Prefazione al libro appena uscito, che ne raccoglie i testi drammatici più significativi: «La sua adesione al teatro era così totalizzante da non permettere di isolare una funzione principale in questo suo darsi». E Francesco Tei ne rievoca il lavoro presso il Teatro della Limonaia a Sesto Fiorentino dal 1988: l’invenzione del Festival “Intercity”, nel quale si confrontavano le drammaturgie di tante Capitali mondiali; e sottolinea in lei «un interesse che sarebbe diventato il suo predominante: quello verso una scrittura teatrale fortemente attuale, contemporanea, spesso violenta e trasgressiva (anche troppo)» (Hystrio, n. 3, 2005).

Il volume, illustrato, contiene dieci testi creati dal 1988 al 2003. Lo apre (Girolamo Gigli), scrittore e libero pensatore senese del Settecento. In polemica coi fiorentini, discusso per i contenuti scabrosi (o fantasiosi) delle sue opere; severo con l’ostentato bigottismo benpensante. Spettacolo concepito e rappresentato in spazio aperto a Villa Santa Colomba di Siena nel 1988.
Segue nel 1991, Io è un altro, ad Arthur Rimbaud. La presentazione bene esprime lo stato di tensione creativa, di «esaltazioni, letture, furori e passioni» in cui la sensibilità dell’autrice si fa “personaggio”, ora immerso nella finzione scenica ora quasi distante, grazie alla “poesia” visionaria che raffigura le quattro Donne del Poeta e il suo Uomo esemplare, Valéry. Un «teatro non politico… un teatro di emozioni condivise», spiega l’autrice nel Programma di Nervi e cuore. Un viaggio con Artaud, spettacolo del 1993. I personaggi sono dèi fatti a immagine degli uomini, allegorie di vizi e passioni, con battute dalla poesia aspra e grottesca. Importante l’organizzazione dello spazio ottenuta col concorso della musica e della luce. In lunghe sequenze cinetico-visive, l’uso della lingua sfrutta abilmente assonanze e giochi di senso. Ancora Dracula, allestito nel 1995 ad Asti Teatro. (Tutte le )

E una serie di monologhi: Non solo per me (1995), «sulla malattia, sui timori di un secolo edonistico e incapace di un rapporto con l’aldilà. Sulle angosce di chi non è malato, ma annaspa di fronte alla promessa di morte fatta a un altro» (p. 172). Poi due testi in forma di “lettera”, in parte in versi da ballata popolare o filastrocca (rappresentati alla Limonaia, 1998) producono effetto di contrappunto: una bambola confessa il suo amore per un Soldatino di piombo azzoppato; un Soldato invalido si innamora d’una Ballerina e sogna di sposarla. Ritratti di fine secolo (1999) comprende un’affollata galleria di personaggi in rapporto al paese ospite del suo Teatro. Il Prologo delle domande, interpretato nel 2003 da Marisa Fabbri in Piazza della Signoria a Firenze. Infine, l’abbozzo incompiuto di Stakanov allù (2004) con funzione di autocritica. Cesare Molinari testimonia sull’incontro con l’artista, esperienza di «un vortice di idee e di sentimenti» coinvolgente. «C’è in questo tutta la sua personalità: da un lato, la capacità di catalizzare le forze e le idee, come le persone, attorno a un centro generatore; dall’altro quell’umiltà che in una prospettiva forse fuori modo e controcorrente, le faceva mettere al primo posto, nella gerarchia teatrale, quello che una volta si soleva chiamare il “testo poetico o letterario"».

[ BARBARA NATIVI, Teatro, Milano, Ubulibri, 2006, pp. 270. ]

di Gianni Poli

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