Concerti Magazine Lunedì 23 ottobre 2006

Dario Argento e le note della paura

Nella foto in prima pagina: Dario Argento
In alto: un'immagine dei Goblin, il gruppo di Claudio Simonetti

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Profondo rosso. Bastano queste due parole per spalancare un mondo di visioni emozioni, paure e angosce.
Dario Argento col film ed i Goblin con le musiche (complice il jazzista Giorgio Gaslini) sbancarono i botteghini di tutta Italia.
Chi all’epoca (anno di grazia 1975) non andò al cinema o non ne ascoltò la colonna sonora? Pochi, persino uno come mio padre che, di norma consumava il mangiacassette con Ricchi e Poveri, Drupi e Fred Buongusto, è impazzito per quelle musiche.

Il compositore e tastierista era un giovanissimo Claudio Simonetti, figlio d’arte: suo padre, Enrico, lavorava in Rai e firmava le musiche di numerosi sceneggiati e trasmissioni. Prima dei Goblin, Claudio si era presentato con i Cherry Five, lasciando ai posteri un ottimo disco di rock progressive.

Poi la chiamata di Dario Argento e la creazione (prima con i Goblin quindi da solista) di una serie di colonne sonore per famosissimi horror di altri registi (Bava, Carpenter e Romero).
Ad oltre trent’anni di distanza, Simonetti è ancora sulla cresta dell’onda: nel 1999 ha formato i Daemonia, con cui gira il mondo sulla scorta di larghi consensi, proponendo in tour un tributo a Dario Argento e ai suoi film più noti.

Giovedì 18 e venerdì 19 ottobre i Daemonia erano presenti in Liguria suonando a Rossiglione e al di Sampierdarena. Ho avuto il piacere di assistere a quest’ultimo concerto e non nascondo l’emozione provata quando, salito sul palco, Simonetti ha iniziato a far scivolare le dita sulle quattro tastiere, riproponendo una serie infinita di musiche angoscianti, capaci di penetrare nel profondo inconscio, fino a riesumare le più sopite fobie.
Più che un live, un lungo flashback. Ad ogni musica riaffioravano ricordi quando, con gli amichetti d’infanzia Massimo e Linda, ci vedevamo per guardare i film dell’orrore. Non nascondo che ero l’unico dei tre a tenere la mano davanti agli occhi durante le scene più cruente ma con le dita ben spalancate per non perdere un fotogramma.

E così ecco la reprise delle versioni (rivedute e corrette) di Suspiria (a detta dello stesso Simonetti, il vero capolavoro dei Goblin), quindi Tubular Bells (soundtrack de L’Esorcista) di Mike Oldfield, Inferno di Keith Emerson ed la Toccata e Fuga in Re minore (BWV 565) di Johann Sebastian Bach, definita dal tastierista la prima ipotetica colonna sonora per un film del terrore. Così si corre sino a Demoni, Opera e Il Cartaio.
I tre ragazzi del gruppo, tecnicamente ineccepibili, hanno sostenuto alla perfezione la verve tastieristica di Simonetti: Titta Tani, il batterista, un vero rullo compressore; ottimi gli assoli del chitarrista Nicola Di Staso e sempre incisivo nonché preciso il bassista Federico Amorosi.
Apice il momento, almeno per me, più atteso: Phenomena! Mi pareva di rivedere Jennifer Connelly che corre in preda al panico tra i corridoi del collegio. Chiusura in bellezza con l’episodio più suspirato da tutto il pubblico: Profondo Rosso.
Mai nessun musicologo o critico cinematografico riuscirà a venire a capo del dilemma: è stato Argento a decretare la grandezza dei Goblin o proprio le loro musiche hanno elevato alla potenza la fama del “maestro dell’horror”?
La verità - si dice - sta sempre nel mezzo. Ad ogni modo l’incontro tra Argento e i Goblin ci ha regalato perle di inestimabile valore che Simonetti e i Daemonia mantengono tuttora luccicanti.

Per info



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