Magazine Domenica 22 ottobre 2006

Conversazione con Carlo Chendi

Nella foto grande: foto di gruppo. Da sinistra, Antonella Ferrara, Luigi Maio, Carlo Chendi, Sergio Badino, Giancarlo Berardi
Nella foto media e in quella piccola: un particolare della copertina disegnata da Silvia Ziche

Magazine - Carlo Chendi, uno dei più importanti sceneggiatori di fumetto umoristico italiano, ha l’aspetto ed il modo di fare del nonno ideale: occhiali spessi, cardigan, (pochi) capelli bianchi, voce affabulatrice, e soprattutto tanti ricordi da trasmettere alle nuove generazioni.
Uno dei suoi migliori allievi, , prolifico talento Disney, ha deciso di mettere nero su bianco gli aneddoti che –per anni- il mentore gli ha raccontato, dando alle stampe Conversazione con Carlo Chendi. Da Pepito alla Disney e oltre: cinquant’anni di fumetto vissuti da protagonista (ed. ). La copertina caratterizzata da una simpatica caricatura realizzata della bravissima Silvia Ziche, altra discepola di Chendi, renderà estremamente riconoscibile il volume sugli scaffali di tutte le librerie.
Mercoledì 18 ottobre, il forum della FNAC genovese ha accolto Chendi e Badino, in compagnia di un ospite d’eccezione, , e di un paio di amici, Luigi Maio e Laca, in occasione della presentazione del volume, organizzata da .

Il libro si discosta dalla semplice speculazione biografica: questa specifica collaborazione tra l’autore e l’intervistato è nata dalla condivisione di un ormai comune bagaglio di conoscenze e dalla disponibilità di Chendi nel fornire alle nuove leve di sceneggiatori ed appassionati alcuni fondamentali suggerimenti circa la professione.
I primi passi per la realizzazione del tomo sono stati mossi nell’ottobre del 2005. Rivela Chendi: «Ho lavorato per cinquant’anni. Sergio ha dovuto fare una cernita tra tantissimi episodi. Il mio studio è piccolissimo, freddo. Gran parte di questo lavoro è stato, perciò, svolto all’addiaccio, con indosso cappotto, cappello e guanti, accanto a una stufa che minacciava di bruciarci insieme alle montagne di carta che dal pavimento salgono fino al soffitto».
Il papà di diversi personaggi del mondo cartaceo di Topolino & C., come Ok Quack e Umperio Bogarto, è nato in provincia di Ferrara nel ’33, ma è ormai ligure da tempo immemore: insieme a Bottaro e Rebuffi, con lo Studio Bierreci, dopo gli inizi pionieristici, ha dato vita alla cosiddetta Scuola di Rapallo, diventando poi padrino della che si tiene annualmente nel borgo levantino. Chendi va particolarmente fiero della sua creatura: «Pare che gli autori vengano volentieri a Rapallo. Chissà, forse è l’atmosfera. Tra l’altro, abbiamo sempre attirato gente che non appartiene al settore, ma che ci stima come professionisti».

Chendi ha praticato il mestiere con passione, e non è difficile crederlo, vedendo l’entusiasmo che ancora dimostra: «Mi faceva piacere vedere i giovani venire nel mio studio. Ci vuole talento e dedizione, in questo mestiere: credo di saper riconoscere il talento delle persone. Almeno un po’. Quando Berardi venne da me, trentacinque anni fa, fui colpito: un multitalento, avrebbe potuto fare un sacco di cose, ma scelse di fare lo sceneggiatore. Come ha detto Sergio Bonelli, bisogna considerare gli autori come patrimonio della casa editrice, credere in loro, quando lo meritano. Senza passione, però, non si può superare il gradino
All’interno della macchina del fumetto, quello dello sceneggiatore è un ingranaggio importante, in grado di dare grandi, personali soddisfazioni: «È un’attività impegnativa: bisogna produrre, tanto. Ma senza lasciare da parte una forte dose di narcisismo. È un lavoro gratificante: permette di trasformare il tempo dedicato a qualcosa che ci piace in denaro sonante. Per raggiungere risultati apprezzabili, bisogna darsi da fare con grinta e insistenza presso gli editori, per trasformare le proprie idee in euro: purtroppo, le sole opere dell’ingegno non hanno consistenza reale!».

Luigi Maio sottolinea un interessante parallelismo tra il mondo della letteratura “alta” ed il fumetto: «Se il Faust di Goethe viene condannato all’inferno di fiamme, il Dottor Paperus di Chendi è condannato all’inferno cartaceo. Non è azzardato dire, perciò, che Carlo ha messo un piede di papero al Faust!». Un’ulteriore conferma del fatto che i fumetti non sono semplicemente per bambini, perché -come in questo caso- è indispensabile avere le necessarie premesse culturali per comprenderli.
Continua Chendi: «Ah, il cinema, poi, prende a piene mani dai fumetti. Il Pippo Tarzan, scritto e illustrato da Romano Scarpa, viene citato apertamente da Ettore Scola nel suo Riusciranno i nostri eroi…. Per non parlare del Brancaleone di Monicelli: per il mio Paperino il paladino inventai dialoghi in un antico italiano che sentii poi pronunciare da Gassman!».
Con sincero trasporto, conclude: «Voglio essere qui, quando verrà pubblicato un libro del genere per Berardi. Ken Parker era il fumetto degli intellettuali: lo leggeva anche Sanguineti!». Berardi coglie la palla al balzo e, quasi salmodiando: «La compenetrazione di arte sequenziale, cinema, poesia, letteratura, musica costituisce un linguaggio universale, accessibile. La cultura italiana si sta impoverendo: dovrebbero intervenire personaggi più autorevoli di noi, affinché le nuove generazioni riscoprano il piacere della conoscenza e non siano mosse solo dalla pancia, dagli istinti».

di Stefania Pilu

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