Concerti Magazine Teatro Carlo Felice Venerdì 20 ottobre 2006

I 3 secoli della sonata per pianoforte

Magazine - Se vogliamo comprendere l’evoluzione della musica classica, il metodo più semplice è scegliere lo stesso tipo di composizione e osservare come gli autori più rappresentativi lo hanno interpretato. È quello che propone il programma della lunedì prossimo, 23 ottobre.
Il pianista argentino Bruno Leonardo Gelber suonerà al sei brani per pianoforte: le sonate L 483, L 5, L 352 e L 486 di Domenico Scarlatti (1685-1757), la sonata n. 15 in re maggiore, op. 28 «Pastorale» di Ludwig van Beethoven (1770-1827) e la sonata n. 3 in fa minore, op. 5 di Johannes Brahms (1833-1897). Tre compositori nati in tre secoli diversi che permettono di ripercorrere in un paio d’ore l’evoluzione della sonata per pianoforte dal Seicento all’Ottocento: dalla sua origine, con le sonate a un solo movimento per clavicembalo (Scarlatti), alla definizione della sua forma classica e contemporaneamente al suo superamento (Beethoven), fino agli ultimi tentativi di conciliare la libertà di forme e d’espressione della musica tardoromantica con gli ormai troppo rigidi schemi tradizionali (Brahms).

Se qualcuno avesse meno di 7 minuti per farsi un’idea di cosa sentirà dal vivo, proporrei di ascoltare il secondo movimento della sonata n. 15 di Beethoven. Innanzitutto, perché è bellissima e sembra che lo stesso Beethoven la scegliesse quando gli veniva chiesto di suonare qualcosa sul momento. In secondo luogo, perché è un esempio chiaro e semplice di come ispirazione e sentimento possano svilupparsi liberamente e armoniosamente all’interno di uno schema logico e geometrico. Dopo le innovazioni sperimentate con il «Chiaro di Luna» (sonata n. 14, op. 27 n. 2), Beethoven nella Pastorale decide infatti di tornare alla struttura canonica della sonata in quattro movimenti.
Per chi si ritenesse un romantico e avesse un’altra dozzina di minuti a disposizione, consiglierei di ascoltare il secondo movimento della sonata di Brahms, un bellissimo esempio di musica d’amore. Poche cose secondo me commuovono e scuotono come alcuni brani lenti per pianoforte solo o con orchestra. E l’Andante della sonata n. 3 ti lascia davvero col fiato sospeso. Inoltre, è un’opera scritta da Brahms poco più che ventenne: come possiamo non essere curiosi di conoscere come scriveva musiche d’amore un nostro coetaneo geniale? Così geniale da essere indicato in quegli stessi anni come il musicista del futuro, niente meno che da un autore simbolo del romanticismo come Schumann (1810-1856)? A casa del quale, tra l’altro, Brahms finì di scrivere gli ultimi dei cinque movimenti che compongono la sonata n. 3.

Molto ci sarebbe da dire infine sul pianista, Bruno Leonardo Gelber, nato nel 1941 in Argentina da padre austriaco e madre franco-italiana. Fondamentale il ruolo della musica nella lotta contro la poliomelite che lo colpì a 7 anni (durante la malattia continuò a suonare facendosi portare il lettino sotto il pianoforte). Artista di fama mondiale, è stato l’ultimo allievo della francese Marguerite Long e ha suonato con le migliori orchestre del mondo.

Giovine Orchestra Genovese
Stagione Concertistica 2006 – 2007
Lunedì 23 ottobre 2006, ore 21.00 – Teatro Carlo Felice
Bruno Leonardo Gelber, pianoforte
Programma:
Domenico Scarlatti (Napoli, 1685 – Madrid, 1757)
Sonata in la magg. L 483; Sonata in do magg. L 5; Sonata in do min. L 352; Sonata in sol magg. L 486
Ludwig van Beethoven (Bonn, 1770 – Vienna, 1827)
Sonata in re magg. “Pastorale” op. 28
Johannes Brahms (Amburgo, 1833 – Vienna, 1897)
Sonata in fa min. op. 5
Biglietti da € 15 a € 25, giovani € 10.

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