Magazine Martedì 17 ottobre 2006

Baci e abbracci, Claudia



Rieccomi amici. Sono le 22.16 di lunedì sera ed io sono qui a scrivervi le ultime mie ascoltando la Suite Bergamasque di Debussy al piano di François-Joel Thiollier, uno dei soliti cd Naxos alla portata di tutti, perché costano poco. E ripenso a quello che sono stati questi ultimi giorni a Orta, su questo lago magico, questo luogo dall’atmosfera un po’ fatata e malinconica, in occasione del , prima edizione del Premio Grinzane Noir.

Dunque partiamo in macchina con la , inviata del Secolo XIX, venerdì ora di pranzo e, dopo aver rischiato di rimanere in autostrada senza benzina, perché ci piace non farci mancare nulla, tipo un po’ di brivido, arriviamo a Orta San Giulio, sul ben noto lago.
Comincio a dirvi di che posto si tratta. Lo so che molti di voi lo conoscono, ma io non c’ero mai stata. E mentre ascolto il Chiaro di luna vi racconto di questo borgo incantato, forse ormai un po’ accomodato a misura di turista (tanti i tedeschi e gli svizzeri) e purtroppo un po’ finto qua e là, ma sempre molto bello.
E poi ci sono i luoghi ancora intatti, come l’albergo "Leon D’Oro", una antica locanda suggestiva e con due ruvide sorelle che lo gestiscono e che, nonostante la loro acidità, sono proprio perfette nel loro ruolo. Una pettinata che sembra la Montalcini, l’altra invece, più anziana, sembra uscita dal film Novecento di Bertolucci. Ebbene, la vista da questo albergo, appoggiato sul lago, è fantastica. Lì davanti c’è l’isola di San Giulio, 650 metri di perimetro da percorrere in stretti viottoli. Un incanto. Anche se a me il lago mette un po’ di malinconia, diciamocelo.

Due giorni di incontri interessanti. Ad esempio ho conosciuto a cena, la prima sera, un gentiluomo siciliano, ben noto giornalista, , che io trovo sia una delle persone più simpatiche e intellettualmente vivaci che io abbia incontrato. Me lo ha fatto conoscere la mia amica Guglielmi. Una volta era il suo capo. E non era tenero.
Scrittrici e scrittori di tutto rispetto, da Lucarelli a Anne Perry, da Perissinotto a Piero Soria, da (è uscito il suo !) a Lansdale, da Farinetti a Faletti, da Laura Pariani a Corrado Augias. E non li ho nominati tutti. Sempre più gli uomini che le donne. Ma perché mai sempre così poche donne, mi domando.

Ma una di loro, quella premiata tra l’altro, mi ha particolarmente colpita. Intanto come persona. Mai altera, mai spocchiosa o supponente. Qualche autore maschietto ogni tanto questo vizio ce l’ha. Ma lei no. Io la conoscevo poco. Solo per sentito dire. Sapevo che era brava e niente di più. E sapevo che scriveva gialli ma non solo. È spagnola. Simpatica. Intelligente e ironica. È Alicia Gimenez-Bartlett. Ebbene, se di lei non avete mai letto nulla, andate in libreria. Subito. Pubblica con Sellerio. Gli amanti del genere noir potranno scegliere tra molti libri che vedono protagonista una certa Petra Delicato, che ormai è diventata anche un personaggio televisivo. E in Spagna furoreggia. Ma io vi consiglio altro. Vi consiglio un libro bellissimo, che è Una stanza tutta per gli altri. So che ve lo suggerisce il titolo. È un libro sulla Woolf. E ovviamente mi ci sono tuffata, con la sorpresa di leggere qualcosa di veramente bello. Infatti è con questo libro che la Alicia ha vinto il Premio Feminino Lumen come migliore scrittrice spagnola.

L’idea, una finzione, è ingegnosa. L’autrice racconta di aver trovato un diario di una delle due cameriere e attraverso le pagine delle giornate descritte da Nelly Boxall, entra nella casa della Woolf e ci racconta, in modo non retorico e assolutamente originale, i rapporti all’interno di quella piccola comunità e i personaggi del gruppo Bloomsbury, che la frequentano.

E poi due parole sul premio. Sono contenta che ci siano momenti come questo, dedicati alla cultura e in particolare alla scrittura. Sono contenta che si possano ascoltare tanti personaggi che hanno cose notevoli da dire. Sono circostanze preziose e non se ne dovrebbe fare a meno. Solo una considerazione. Il pubblico, quello dei lettori, quello che i libri li compra, mi pare partecipasse un po’ poco. Forse perché spesso si è più attenti alle istituzioni e ai personaggi che ai comuni mortali che vengono a seguire un evento così importante.
Come sempre il Grinzane fa le cose per benino. Organizzazione fin troppo curata, con le hostess che seguivano tutti dappertutto e ti volevano sempre accompagnare ovunque. Gentilissime, per carità, ma a volte quasi imbarazzanti. Penavo per loro, che stavano tutto il giorno e tutte le sere in piedi su quei tacchi. Insomma, mi sembrava eccessivo. Non amo la sciatteria, ma la perfezione mi annoia un po’. Comunque il professor Giuliano Soria, patron del Grinzane Cavour, è inattaccabile. Quando fa le cose, le fa bene. Non c’è che dire. Non ho avuto modo di conoscerlo, era troppo impegnato, ma ho pranzato con la sua adorabile mamma, una deliziosa signora con una certa grinta e vivacità, e con il cagnolino Milton, che innamoratosi di me ha pensato di esplicitarlo attaccandosi con forza al mio polpaccio. Lo so, sono una rubacuori.
di Claudia Priano

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