Concerti Magazine Lunedì 16 ottobre 2006

Con Sir Gardiner a Covent Garden

In alto un'immagine della Royal Opera House

Magazine - Londra è la mia seconda patria e in assoluto, all’infuori del nostro Paese, la città che amo di più. Di Londra conservo sempre i ricordi delle innumerevoli estati che vi trascorrevo quand’ero più “giovane”, quando una gentilissima famiglia capitanata da un ex-preside, esimio professore di inglese e pianista per passione, mi adottava per un mesetto o due. Da allora, più o meno ogni 6 mesi, complice qualche amico genovese che a Londra vive e lavora, mi concedo un weekend da quelle parti. La cosa che più amo di questa grande capitale è il fatto che qualunque interesse tu abbia, fossi anche un collezionista di scarafaggi, beh trovi un museo, un club, insomma qualcuno che la pensa proprio come te. E per chi, come me, ama la musica, a Londra ci sono in genere una decina di concerti al giorno; spesso si incappa quasi per caso in serate che vanno prese al volo, con le più grandi star del concertismo internazionale. Mi è successo domenica sera a Covent Garden – uno degli scorci più suggestivi della città, celebre per il suo mercato ma soprattutto per essere uno dei punti di ritrovo più gettonati alla sera dalle migliaia di giovani che a Londra lavorano, vivono, o sono solo in vacanza.

Fatto sta che sono capitato senza volerlo nel bel mezzo delle celebrazioni per il 250° anniversario della nascita di Mozart e a farla da padrone quella sera alla Royal Opera House (che appunto ha sede a Covent Garden) c’era Sir John Eliot Gardiner, uno dei massimi musicisti viventi. È dagli anni ’90 che Gardiner gira l’Europa mettendo in scena tutte le maggiori opere di Mozart, e domenica sera, assieme al suo ensemble di intelligentissimi musicisti – il Monteverdi Choir e gli English Baroque Soloists – e ad alcuni cantanti, ne ha fatto una summa, dando vita a una serata davvero speciale e irripetibile. Gardiner stesso parla di Mozart nelle note di sala del concerto, mettendo in evidenza la “disarmante umanità, la gioia e la voglia di vivere che emana ogni nota della musica scritta da Mozart per il teatro, che non ha eguali nella storia della musica”.

Il concerto è volato letteralmente via, con Don Giovanni che cerca di allungare la lista del suo catalogo di donne sedotte, o Figaro che cerca di sposare Rosina difendendola dalle insidie del Conte di Almaviva, tra le geometrie amorose di Così fan tutte, ma anche in compagnia della Regina della Notte che minaccia Tamino e il suo Flauto Magico. E ancora La Clemenza di Tito, Idomeneo e il Ratto dal serraglio. Tutto Mozart insomma, una carrellata unica dei suoi capolavori, il cui segreto, forse, come scriveva Massimo Mila, sta nel fatto di essere “l’immagine stessa della naturalezza”.

Sono passati due secoli e mezzo, ma Mozart, grazie a uomini come Gardiner, è ancora tra noi, e con la sua musica non cerca di imporre (come avverrà da Beethoven in poi) una propria concezione della vita, lui non crede nella superiorità di un modello umano sull’altro. Mozart si dà semplicemente per quello che è, arrivando a costituire una sorta di “religione dell’uomo”, senza prendere atteggiamenti preconcetti, “esattamente al contrario di quanto avviene nel costume di questo nostro mondo, dove la difficoltà del vivere quotidiano ci arma gli uni contro gli altri, e nessuno si fida a darsi fanciullescamente per quel che è”. E Gardiner&friends, ancora una volta, hanno fatto da tramite (e che tramite!) per le migliaia di persone che affollavano il Covent Garden.

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