Magazine Giovedì 12 ottobre 2006

Segnali di Fumetto

Nelle Immagini: Dick Fulmine
Mascella squadrata, animo buono, pugno che non perdona e le fattezze di il pugile campione del Mondo nel 1933, quando Dick Fulmine appare sulle pagine dell’ è l’inizio di un grande successo ma anche di una delle tante storie nella storia del Fascismo.
A raccontarmi di Dick Fulmine è stato Franco Guerra, collezionista e rivenditore di fumetti d’autore (il suo negozio, in fondo a Via Tolemaide, è aperto tutti i pomeriggi fino alle 18). I fumetti e il ventennio, messi in mostra alla , sono un argomento affascinante. Attraverso i personaggi e le tavole di quel periodo si comprende molto della propaganda di regime e del modo in cui il MinCulPop - il Ministero della Cultura Popolare - agisse sull’educazione degli italiani anche attraverso imposizioni quasi grottesche per quanto erano esasperate.

L’educazione fascista - come raccontato dalla mostra visitabile fino al 21 ottobre - non si limitava alle scuole organizzate secondo le gerarchie fasciste o attraverso il mix di oscurantismo e mistificazione delle informazioni, ma intervenenendo in modo massiccio anche sul cinema, sul teatro e persino sui fumetti, facendo leva sull'effetto educativo che potevano avere sui più giovani

nasce da un’idea di Vincenzo Baggioli e viene realizzato graficamente da Carlo Cossio. La sua prima apparizione è datata 1935 nella rivista Audace, un must per i fumettofili anni '30. Il personaggio funziona tanto da ritagliarsi uno spazio tutto suo a colori sulla rivista che porterà il suo nome.

Il Dick Fulmine delle origini è poliziotto italo-americano abituato ad agire in borghese, un cane sciolto, un vero duro: un eroe di quelli veri, onesto, coraggioso e indistruttibile. Ha successo, è amato e vende che è una meraviglia. Come non approfittarne in chiave propagandistica?
E così cominciano i consigli all’editore che rivoluzioneranno un personaggio troppo americano, troppo poco italo e troppo lontano dalla realtà tanto cara al regime.
E così Dick Fulmine perde il suo nome, Fulmine basta e avanza, lascia l’America, abbandona i suioi nemici storici, Zambo su tutti, e aiuta i contingenti italiani in giro per il mondo.
Ma i cambiamenti non sono solo nel contesto, il regime pretende di più. La mascella è troppo quadrata, troppo poco italiana e così nel dicembre del 1941, su consiglio del ministero cambia il nome - Fulmine diventa il soprannome dell’italianissimo Dario Pestalozza - e perfino i connotati, dopo un incidente stradale che lo sfigura si allineano all'homo italicus.

Rieducato, italianizzato, adeguato al regime, dopo la liberazione viene persino boicottato perché, paradossalmente, troppo fascista. E così il foglio che porta il suo nome vede l'esordio di Boris, eroe russo che combatte per il trionfo Bolscevico, costringendo fulmine alla mortificazione del bianco e nero. Come dire che, la propaganda, al contrario delle copertine dei fumetti, non ha colori.
Eppure - mi racconta Franco - il secondo dopoguerra vede, grazie alle sceneggiature di Cesare Soncin (subentrato a Baggioli e ad Andrea Lavezzolo), la pubblicazioni delle sue storie più belle, quelle che oggi valgono di più.

La seconda giovinezza di Fulmine perà dura solo fino al 1950 quando, al termine dell’ennesima avventura, saluta i lettori e va malinconicamente in pensione.


Per questa settimana evito accuratamente i Consigli per gli acquisti, per il semplice fatto che, quando ho chiesto a Franco quanto potrebbe costare collezionare Dick Fulmine mi dice che le serie dedicate al personaggio sono molte, come le migliaia di euro che ci vorrebbero per averle tutte.
Più accessibile, ma non troppo - costando almeno 100 Euro - è il libro, pubblicato dalla dedicato al personaggio inserito nel suo contesto storico: tra fumetti, guerre e regime.
di Francesco Cascione

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